SIMON SCARROW.
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L'AQUILA DELL'IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 7.
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Parte 1.
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Titolo originale: The eagle in the sand. 2006. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Monica Ricci.
2014. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Settimo romanzo del ciclo Aquile dell'Impero.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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A Timoor Daghistani con gratitudine e amicizia.
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CAPITOLO UNO.
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Il centurione Macrone fu il primo a notarli: un piccolo gruppo di uomini con i cappucci sulla
testa che si immettevano con aria indifferente nella strada gremita di gente da un vicolo buio e si
mescolavano alla folla di persone, animali e carretti diretti verso il grande mercato nel cortile esterno
del tempio. Anche se era solo met mattina, il sole batteva a picco su Gerusalemme, riempiendo laria
degli stretti vicoli di un miscuglio soffocante di profumi intensi: gli odori familiari delle citt di tutto
limpero, e altri profumi insoliti evocativi dellOriente  spezie, cedro e balsamo.
Sotto il sole acceccante e laria rovente, Macrone sentiva il sudore pizzicargli il volto e il corpo,
e si chiese quanto un uomo potesse resistere incappucciato con quel caldo. Fiss il gruppo che
percorreva la strada, a meno di venti passi davanti a lui. Non parlavano tra loro, e sembravano rendersi
conto appena della ressa di gente intorno mentre si muovevano seguendo la massa. Macrone spost
nellaltra mano le briglie del mulo e diede un colpo di gomito al compagno, il centurione Catone, che
montava al suo fianco alla testa di una piccola colonna di reclute ausiliarie che si trascinavano alle
spalle dei due ufficiali.
Stanno per combinare qualcosa.
Uhm?. Catone si guard intorno. Scusa? Che cosa hai detto?
Laggi. Macrone indic gli uomini con un gesto rapido. Vedi quel gruppo con le teste
coperte?.
Catone strizz per un attimo gli occhi prima di fissarli sugli uomini che Macrone gli aveva
indicato. S. Coshanno?
Non ti sembra strano?. Macrone lanci unocchiataccia al suo compagno. Pensava che
Catone fosse un tipo piuttosto sveglio, ma a volte si lasciava sfuggire sotto al naso un pericolo o un
dettaglio cruciale. Macrone, essendo pi anziano, attribuiva questo alla mancanza di esperienza. Lui
aveva servito nelle legioni per quasi diciotto anni  abbastanza per sviluppare una profonda capacit di
cogliere i particolari di ci che lo circondava e, come aveva scoperto in troppe occasioni, la vita
dipendeva da quella abilit. Infatti, portava sul corpo le cicatrici per non essersi reso conto di un
pericolo prima che fosse troppo tardi. Il fatto che fosse ancora vivo era prova della sua resistenza e
della sua pura e semplice brutalit in combattimento. Come ogni centurione nelle legioni
dellimperatore Claudio, non era un uomo da sottovalutare. Be, forse non proprio ogni centurione,
riflett Macrone guardando di nuovo Catone. Il suo amico era in qualche modo uneccezione. Catone si
era guadagnato la promozione in una fase disgustosamente precoce della carriera nellesercito grazie
alle sue capacit intellettuali, al coraggio, alla fortuna, e a una piccola dose di favoritismo.
Questultimo elemento avrebbe indispettito un uomo come Macrone che si era innalzato a fatica dai
suoi ranghi, ma era sufficientemente onesto per riconoscere che la promozione di Catone era totalmente
giustificata. Nei quattro anni da quando Catone si era arruolato nella ii Legione, anni durante i quali
aveva servito con Macrone in Germania, Britannia e Illiria, il ragazzo era maturato e, da giovane
recluta, si era trasformato in un veterano forte e temprato. Per Catone aveva ancora un po la testa tra
le nuvole.
Macrone sospir spazientito. Cappucci con questo caldo.  strano, non credi?.
Catone guard di nuovo gli uomini e scroll le spalle. Ora che me lo dici, forse s.
Probabilmente appartengono a qualche setta religiosa. Giove solo sa quante ce ne siano in questo
posto. Poi, imbronciato, disse: Chi avrebbe mai immaginato che una religione potesse averne tante?
E, da quanto ho sentito, i locali sono molto pii. Non si pu essere pi religiosi dei giudei.
Forse, disse Macrone pensieroso. Ma quelli non mi sembrano molto religiosi.
Dici?
 cos, rispose Macrone e si diede un colpetto sul naso. Fidati. Hanno in mente qualcosa.
Che cosa?
Non lo so. Non ancora. Ma continua a guardarli e pensa ci che vuoi.
Pensare?. Catone aggrott la fronte con espressione irritata. Stavo gi pensando quando tu
mi hai interrotto.
Ah s?, rispose Macrone, mantenendo lattenzione sugli uomini davanti a loro. Credevo
stessi riflettendo su qualcosa di terribilmente importante. Forse per via di quello sguardo assente che
avevi sul viso.
Bene. Si d il caso che stessi pensando a Narciso.
A Narciso?. Macrone si scur in volto sentendo il nome del segretario imperiale, colui che
aveva ordinato che venissero mandati in Oriente. A quel bastardo? Perch perdi tempo con lui?
 solo che questa volta ci ha fregati ben bene. Dubito che riusciremo a portare a termine
questa missione. C del marcio in questa faccenda.
Qual  la novit? In ogni lavoro che ci ha affidato cera del marcio. Siamo lo scopino del
servizio imperiale. Sempre nella merda.
Catone guard il suo amico con unespressione disgustata, e stava per rispondere quando
Macrone improvvisamente allung il collo e sussurr: Guarda! Stanno per entrare in azione.
Proprio davanti a loro apparve lalto arco che segnava lentrata del grande cortile esterno del
tempio. La luce era abbagliante, e per un attimo illumin i contorni delle teste e delle spalle delle
persone davanti a loro, e ci volle un attimo prima che gli occhi di Catone si fissassero di nuovo sugli
incappucciati. Gli uomini erano passati sotto larco facendosi largo tra la folla, e ora si dirigevano
rapidamente verso i tavoli dei prestatori di denaro e degli esattori al centro del cortile.
Andiamo!. Macrone premette i talloni sui fianchi del suo mulo, facendolo ragliare. Le
persone davanti a lui si guardarono nervosamente alle spalle e si tolsero di mezzo strascicando i piedi.
Forza!.
Aspetta!. Catone lo afferr per un braccio. Non esagerare! Siamo appena arrivati in citt e
gi muori dalla voglia di azzuffarti.
Te lho detto, Catone, non hanno buone intenzioni.
Non puoi saperlo. Non puoi scagliarti addosso a chiunque ti attraversi la strada.
Perch no?
Scateneresti una sommossa. Catone scivol dalla sella e si mise in piedi accanto al suo mulo.
Se vuoi seguirli, allora andiamo a piedi.
Macrone lanci un rapido sguardo verso gli uomini incappucciati. Daccordo. Optio!.
Dalla testa della colonna, Gaul, un uomo alto, dai lineamenti duri, procedette a grandi passi e
salut Macrone. Signore?
Prendi le briglie. Io e il centurione Catone faremo quattro passi.
Quattro passi, signore?
Hai sentito cosa ho detto. Aspetta appena oltre il cancello. Ma tieni gli uomini schierati, per
ogni eventualit.
Loptio aggrott la fronte. Quale eventualit, signore?
Nel caso ci fossero problemi. Macrone sorrise. Forza, Catone. Prima che li perdiamo.
Con un sospiro, Catone segu il suo amico nella massa fluente di corpi che entravano nel grande
cortile. Gli uomini che stavano seguendo si trovavano a una certa distanza da loro, ancora diretti verso i
banchi dei prestatori di denaro e degli esattori. I due centurioni si fecero largo tra la folla, spintonando
alcune persone per passare, attirandosi occhiatacce e imprecazioni mormorate. Romani bastardi...,
disse qualcuno con un accento greco.
Macrone si ferm e si gir di scatto. Chi  stato?.
La folla rabbrivid vedendo la sua espressione furiosa, ma lo fiss con occhi ostili. Lo sguardo
di Macrone si pos su un giovane alto e con le spalle larghe, che aveva le labbra contratte in un ghigno.
Ah, allora sei stato tu?. Macrone sorrise e gli fece un cenno. Coraggio, allora. Vediamo se
sei un vero uomo.
Catone afferr Macrone per un braccio tirandolo indietro. Lascialo stare.
Lascialo stare?, disse Macrone accigliato Perch? Ha bisogno di una lezione di ospitalit.
Niente affatto, insistette Catone con voce sommessa. Conquistare le menti e i cuori, ricordi?
 questo che ci ha detto il procuratore. Inoltre, Catone fece un cenno verso i banchi, i tuoi amici
incappucciati si stanno allontanando.
Va bene. Macrone si volt rapidamente verso il giovane. Prova a metterti di nuovo tra i
piedi, giudeo, e ti stacco la testa.
Luomo sbuff con aria di scherno e sput a terra, e Catone trascin via Macrone prima che gli
potesse rispondere. Affrettarono il passo, riducendo rapidamente la distanza tra loro e il piccolo gruppo
di uomini che si faceva largo tra la folla. Catone, pi alto di Macrone, riusciva facilmente a vederli
mentre avanzavano in mezzo al miscuglio esotico di razze che riempivano il grande cortile. Tra i locali
cerano Idumei e Nabatei dalla carnagione scura, molti dei quali indossavano turbanti avvolti
accuratamente intorno alla testa. Stoffe di tutti i colori e di tutte le fogge turbinavano tra la folla, e
frammenti di diverse lingue riempivano laria.
Attento!. Macrone afferr il braccio di Catone e lo tir indietro, mentre un cammello con un
carico pesante attraversava loro la strada. La sella con la struttura di legno della bestia era stracarica di
balle di tessuto finemente lavorato, e lanimale emise un profondo grugnito mentre si spostava di lato
per evitare i due romani. Quando pass oltre ondeggiando, Catone avanz di nuovo, poi allimprovviso
si ferm.
Che succede?, chiese Macrone.
Merda... non riesco a vederli. Gli occhi di Catone corsero rapidamente verso il punto tra la
folla dove li aveva visti lultima volta, ma degli incappucciati non cera traccia. Devono essersi
abbassati i cappucci.
Oh, stupendo, borbott Macrone. E ora?
Avviciniamoci agli esattori. Sembrava che fossero diretti l.
Con Catone che faceva strada, i due centurioni si diressero verso la fila di banchi che si
snodavano lungo i gradini che conducevano alle mura del tempio interno. Le bancarelle pi vicine
appartenevano ai prestatori di denaro e ai banchieri, che trattavano con i loro clienti seduti su sedie con
comodi cuscini. Poco pi in l cera larea pi piccola dove gli esattori e i loro scagnozzi aspettavano il
pagamento da chi era soggetto a imposte. Accanto a loro, pile di tavolette di cera riportavano i nomi
delle persone da tassare, e il modo in cui avrebbero dovuto pagare. Gli esattori avevano acquisito il
diritto di raccogliere tasse specifiche nel corso di aste tenute dal procuratore romano a Cesarea, la
capitale amministrativa della provincia. Avendo pagato una somma prestabilita alle casse imperiali,
erano legalmente autorizzati a spremere la popolazione di Gerusalemme con tutte le tasse di cui fosse
ritenuta passibile. Era un sistema duro, ma veniva applicato in tutto limpero romano, e gli esattori di
tasse erano una classe sociale profondamente detestata e disprezzata. Tutto andava a favore
dellimperatore Claudio e dei funzionari del tesoro imperiale, poich lodio dei contribuenti provinciali
era costantemente focalizzato sugli esattori locali e non sulle persone dalle quali questi ultimi avevano
acquisito i loro diritti di riscossione.
Unimprovvisa esplosione di grida e urla attir lattenzione di Catone e Macrone verso la parte
opposta della fila di banchi. Un gruppo di uomini era emerso dalla folla. Il sole fece brillare una lama, e
Catone si rese conto che erano tutti armati e stavano circondando uno degli esattori, come lupi intorno a
una preda. La guardia del corpo dellesattore lanci unocchiata alle lame, si volt e inizi a correre.
Lesattore alz le braccia per proteggersi il volto e spar alla vista mentre i suoi aggressori si
scagliavano su di lui. La mano di Catone corse istintivamente sulla spada e il centurione si lanci dietro
la fila di banchi. Forza, Macrone!.
Quando Macrone estrasse la spada alle spalle di Catone, si ud uno stridio, e poi i due
sfrecciarono verso gli assassini, scansando di lato gli esattori e saltando sulle loro pile di tavolette.
Davanti a lui Catone vide gli uomini allontanarsi dallesattore, che ora era accasciato sul suo banco, la
tunica bianca lacera e insanguinata. Di fronte al banco la folla indietreggi in preda al panico, gridando
terrorizzata e voltandosi per mettersi in fuga.
Gli aggressori si diressero verso gli uomini dietro al banco successivo, che erano rimasti
pietrificati per un istante prima di rendersi conto del pericolo terribile che stavano correndo, ma ora
tentavano di fuggire carponi dagli assalitori che brandivano le corte spade curve dalle quali prendevano
il nome: erano i sicari  gli assassini della frangia pi estrema di zeloti giudei, oppositori del governo
romano. I sicari erano talmente assorti nella loro furia omicida che non notarono Catone e Macrone
fino allultimo momento, quando lassassino pi vicino alz lo sguardo mentre Catone scagliava di lato
un esattore e lo superava con un balzo, mostrando i denti e con la spada stesa davanti a s. La punta
colp laggressore su un lato del collo, fendette la clavicola e si infil profondamente nel suo petto,
perforandogli il cuore. Luomo si accasci in avanti con un rantolo esplosivo, quasi strappando via la
spada dalla mano di Catone. Catone sollev una caliga e allontan il corpo con un calcio, liber la lama
con uno strattone e si chin, cercando il bersaglio successivo. Da un lato comparve una macchia
confusa, e Macrone si avvent di corsa e con la spada fendette il braccio dellaltro sicario, quasi
staccandogli larto. Luomo cadde a terra, gridando agonizzante mentre le sue dita inerti lasciavano la
spada. Gli altri uomini smisero improvvisamente di aggredire gli esattori e si voltarono verso i due
romani. Il loro capo, un individuo basso con la carnagione scura e le spalle possenti, grid un ordine, e
i sicari si sparpagliarono rapidamente, alcuni circondavano i banchi, altri salivano le scale per bloccare
Macrone e Catone nella direzione dalla quale erano arrivati. Catone tenne sollevata la punta
insanguinata della spada e si guard intorno.
Sono in sette.
Siamo in svantaggio. Mentre prendeva posizione dando le spalle a Catone, Macrone aveva il
respiro pesante. Non dovremmo trovarci qui, amico.
La folla era corsa verso i cancelli, lasciando il vuoto intorno ai due romani e agli assassini. Le
lastre della pavimentazione del cortile esterno erano ricoperte di cestini e merende lasciate a met,
abbandonati rapidamente dalle persone mentre fuggivano per mettersi in salvo.
Catone rise amaramente.  stata una tua idea, ricordi?
La prossima volta, non lasciarmi fare ci che penso.
Prima che Catone potesse rispondere, il capo dei sicari grid un ordine e i suoi uomini si
avvicinarono, muovendosi rapidi con le lame sollevate pronte a colpire. I romani non avevano alcuna
via di fuga, e Catone si accucci, gli arti in tensione mentre con gli occhi saltava da un uomo allaltro, a
non pi di una lancia di distanza da lui e Macrone.
E ora che facciamo?, sussurr appena.
Chi diamine lo sa!.
Grandioso. Proprio ci che avevo bisogno di sentire.
Catone percep un movimento su un lato e si volt proprio mentre uno degli assassini balzava in
avanti, con la lama diretta verso il fianco di Macrone.
Attento!.
Ma Macrone era gi in movimento, e la sua spada era un confuso balenio, mentre scaraventava
via larma dalla mano delluomo. Proprio mentre questa cadeva a terra con un rumore metallico, un
altro sicario si lanci in attacco, facendo voltare Catone verso di lui, pronto a schivarlo. Nel momento
in cui si spostava, un altro degli uomini balz in avanti, con la punta del coltello che mandava lampi di
luce. Catone si gir appena in tempo, abbass la mano libera ed estrasse il pugnale, dalla lama larga e
pesante in confronto alle armi dalle lame strette degli aggressori, ma era comunque una bella
sensazione averlo in mano. Il capo grid un altro ordine, e Catone ud la rabbia nella voce delluomo.
Doveva finire tutto al pi presto.
Macrone!, grid Catone. Con me! Attacca!.
Poi si lanci sugli uomini che indietreggiavano verso il cortile e il suo compagno lo segu,
urlando con tutta la voce che aveva in corpo. Questa improvvisa inversione dei ruoli stup i sicari, che
si fermarono per un istante fatale. Catone e Macrone colpirono gli uomini che si trovarono di fronte,
sbalzandoli di lato, e poi li oltrepassarono, correndo sul selciato, tornando verso lentrata del Grande
Cortile. Alle loro spalle si ud un grido di rabbia e poi lo stropiccio delle suole dei sandali dei sicari che
li inseguivano. Catone si guard alle spalle e vide Macrone molto vicino, e pochi passi pi indietro il
capo degli assassini, che sfrecciava dietro ai romani con le labbra contratte in un ghigno. Catone cap
immediatamente che non avrebbero potuto correre pi veloce dei loro inseguitori. La loro armatura era
troppo pesante e i sicari indossavano solo le tuniche. Li avrebbero raggiunti da un momento allaltro.
Poco pi avanti vide unanfora, abbandonata nella fuga dal cortile. Catone gli salt sopra e si volt
immediatamente. Macrone, con espressione confusa, lo super con un balzo, mentre Catone colpiva
con la spada la grande giara, spaccandola. Con un forte gorgoglio il contenuto si rivers sul lastricato, e
laria si riemp del profumo dellolio di oliva. Catone si volt, corse dietro a Macrone, e si guard
indietro appena in tempo per vedere il capo dei sicari scivolare, perdere lequilibrio e cadere a terra con
un tonfo. Anche i due uomini immediatamente dietro di lui caddero, ma gli altri schivarono la chiazza
dolio e inseguirono i romani. Catone si accorse di aver raggiunto gli ultimi della folla rimasti indietro:
gli anziani, gli infermi e un manipolo di bambini piccoli, che gridavano terrorizzati.
Voltati!, grid a Macrone, e si ferm di colpo, ruotando su se stesso per fronteggiare gli
inseguitori. Un istante dopo, Macrone era al suo fianco. I sicari si scagliarono in avanti per un attimo,
ma allimprovviso si bloccarono, guardando con occhio torvo Catone e Macrone. Poi si voltarono e
corsero di nuovo verso il loro capo e gli altri che si erano rialzati, e infine si diressero verso un piccolo
cancello dalla parte opposta del Grande Cortile.
Codardi!, gli grid dietro Macrone. Che succede? Non avete gli attributi per un vero
combattimento?. Rise e lanci un braccio pesante sulle spalle di Catone. Guardali. Scappano come
conigli. Se si fanno impaurire da due di noi, allora non credo che avremo molto di cui preoccuparci in
Giudea.
Non siamo soli. Catone fece un cenno verso la folla, e Macrone, guardando indietro, vide
loptio e i suoi uomini farsi largo a spallate, correndo in aiuto dei centurioni.
Inseguiteli!, grid loptio, allungando il braccio verso gli assassini in fuga.
No!, comand Catone.  inutile. Non riusciremo a catturarli.
Proprio mentre pronunciava queste parole, i sicari raggiunsero il cancello e scomparvero.
Loptio alz le spalle senza riuscire a nascondere unespressione risentita. Catone sapeva cosa provasse
quelluomo e fu tentato di dargli una spiegazione. Ma si ferm appena in tempo. Aveva dato un ordine
 quello era tutto. Non aveva senso lasciare che gli ausiliari si lanciassero in uninutile inseguimento tra
gli stretti vicoli di Gerusalemme. Catone, allora, fece un cenno verso i banchi rovesciati, i morti e i
feriti vittime dei sicari.
Fate ci che potete per loro.
Loptio salut, richiam i suoi uomini e si avviarono di corsa verso ci che restava dellarea
degli esattori del mercato. Catone si sentiva stremato. Rinfoder la spada e il pugnale e si chin in
avanti, posando le mani appena sopra le ginocchia.
Bella mossa. Macrone sorrise e punt la spada di nuovo verso la giara dolio rotta. Ci hai
salvato la pelle.
Catone scosse la testa e respir profondamente prima di rispondere. Siamo appena arrivati in
citt... non abbiamo neppure raggiunto quella maledetta guarnigione, e gi ci siamo quasi fatti tagliare
la gola.
Un bel benvenuto, disse Macrone con una smorfia. Sai cosa penso? Inizio a chiedermi se il
procuratore non ci stesse prendendo in giro.
Catone si guard intorno con unespressione interrogativa.
Le menti e i cuori. Macrone scosse la testa. Ho la netta sensazione che i locali non accettano
di buon grado di far parte dellimpero romano.
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CAPITOLO DUE.
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Le menti e i cuori?. Il centurione Floriano rise mentre versava ai nuovi arrivati dellacqua al
profumo di limone, facendo scivolare i calici sul piano di marmo del tavolo dellufficio. I suoi alloggi
si trovavano in una delle torri della massiccia fortezza Antonia, costruita da Erode il Grande, che aveva
preso il nome dal suo patrono Marco Antonio. In quei giorni la fortezza era presidiata dalle truppe
romane incaricate di proteggere Gerusalemme, e dalla stretta terrazza del suo ufficio si godeva una
vista stupenda sul tempio e sulla citt vecchia. Floriano era saltato sulla sedia sentendo le urla
terrorizzate della folla, e aveva assistito allo scontro violento cui avevano partecipato Macrone e
Catone. Conquistare le menti e i cuori, ripet. Il procuratore lha detto davvero?
S, lha detto, rispose annuendo Macrone. E non solo. Ha fatto un lungo discorso
sullimportanza di mantenere buone relazioni con i giudei.
Buone relazioni?. Floriano scosse la testa. Mi viene da ridere. Non  possibile avere buone
relazioni con chi ti odia a morte. Questa dannata provincia  un disastro. Lo  sempre stata. Anche
quando abbiamo permesso a Erode e ai suoi eredi di gestire le cose.
Davvero?. Catone chin leggermente la testa di lato. Non  ci che si dice a Roma. Per
quanto ne so, la situazione nella provincia dovrebbe essere in via di miglioramento. O almeno questa
era la versione ufficiale.
Certo, questo  quello che dicono sempre al popolo. Floriano rise amaramente. La verit 
che gli unici luoghi che controlliamo sono le grandi citt. Tutte le strade tra una citt e laltra sono
infestate da banditi e briganti. E anche le citt sono lacerate da fazioni politiche e religiose che
manovrano per conquistare autorit sulla loro gente. Inoltre, il fatto che si parlino molti dialetti e che
lunica lingua comune sia il greco, che non molti conoscono, di certo non aiuta. Non passa mese senza
che scoppi un tumulto tra Idumei e Samaritani o altre fazioni, e la situazione ci sta sfuggendo di mano.
Quegli uomini con i quali vi siete scontrati nel Grande Cortile appartenevano a una delle bande al soldo
delle fazioni politiche. Usano i sicari per uccidere i rivali o per esprimere unopinione politica  come
nel caso della dimostrazione di questa mattina.
Era una dimostrazione?. Macrone scosse la testa perplesso. Stavano solo esprimendo
unopinione politica? Non vorrei davvero dover affrontare una vera e propria disputa con quei
bastardi.
Floriano accenn un sorriso prima di continuare. Naturalmente i procuratori, da Cesarea,
vedono di rado le cose da questo punto di vista. Non fanno altro che tenere il culo sulla sedia e dare
ordini agli ufficiali come me, per essere certi che le tasse vengano pagate. E quando mando loro i
rapporti descrivendo una situazione di merda, li bruciano e dicono a Roma che stanno facendo grandi
progressi per sistemare le cose nella piccola provincia assolata della Giudea. Scosse la testa. Non
credo di poterli biasimare. Se dicessero la verit darebbero la sensazione che stanno perdendo il
controllo, e limperatore li sostituirebbe subito. Quindi dimentica ci che ti hanno detto a Roma.
Francamente, dubito che riusciremo mai a sottomettere questi giudei. Ogni tentativo di romanizzarli
scivoler via pi veloce della merda in una latrina.
Catone serr le labbra. Ma il nuovo procuratore  Tiberio Giulio Alessandro   un giudeo, e
mi  sembrato pi romano di molti romani che ho conosciuto.
Certo, rispose Floriano sorridendo. Proviene da una famiglia facoltosa. Abbastanza
facoltosa da essere stato educato da tutori greci in una costosa accademia romana. E, successivamente,
qualcuno  stato tanto gentile da fornirgli una sfavillante carriera commerciale ad Alessandria. E
indovina un po?  diventato ricco. Abbastanza ricco da essere amico dellimperatore e dei suoi
liberti. Floriano sbuff. Sapete una cosa? Ho trascorso pi tempo in questa terra di quanto abbia fatto
lui. Il procuratore  fino a un certo punto un ragazzo del posto, e pu anche aver gettato fumo negli
occhi di Claudio, e di quel suo segretario imperiale, Narciso, ma la popolazione di qui ha sentito puzza
di imbroglio.  stato sempre questo il problema. Fin dallinizio, da quando abbiamo incoronato re
Erode il Grande. Di solito lo stesso modello si adatta alle diverse situazioni diplomatiche, e solo perch
in altre terre siamo riusciti a imporre un re e una classe dirigente, abbiamo pensato che la stessa cosa
avrebbe funzionato qui. Be, non  andata cos.
Perch no?, lo interruppe Macrone. Cosha la Giudea di tanto speciale?
Chiedilo a loro!, rispose Floriano agitando la mano verso il balcone. Sono qui da otto anni, e
non c nessuno che io possa chiamare amico. Fece una pausa per bere un lungo sorso dal suo calice,
poi lo pos con un colpo secco. Quindi dimenticatevi lidea di conquistare i loro cuori e le loro menti.
Non succeder. Odiano i Kittim, come chiamano noi romani. Lunica cosa che possiamo fare 
prenderli per le palle e stringere finch non sborsano le tasse che sono tenuti a pagare.
Unimmagine davvero colorita, disse Macrone alzando le spalle. Mi ricorda quel bastardo di
Gaio Caligola. Cos che diceva, Catone?
Mi odino pure, purch mi temano....
Giusto!. Macrone batt la mano sul piano. Davvero un buon consiglio, anche se Caligola era
completamente pazzo. Mi sembra il migliore approccio da usare con questa gente, se  cos difficile
come dici.
Dai retta a me, rispose Floriano con espressione seria. Sono difficili come dico. Se non
peggio. Secondo me dipende da quella loro religione bigotta. Al minimo affronto alla loro fede,
scendono in strada e insorgono. Alcuni anni fa, durante la Pasqua ebraica, uno dei nostri uomini pos il
culo sulla merlatura e scoreggi alla folla. Solo un rozzo scherzo di un soldato, penserai, ma non per
loro. Ci furono un sacco di morti, e dopo dovemmo consegnare il soldato affinch venisse giustiziato.
La stessa cosa successe in una localit vicino a Cafarnao quando un optio pens di dare fuoco ai libri
sacri di un villaggio per dare loro una lezione. Per poco non scaten una rivolta. Fummo costretti a
consegnargli loptio, e la folla lo fece a pezzi. Fu lunico modo per ristabilire lordine. Ti avverto, i
giudei non scendono a compromessi sul bench minimo aspetto della loro religione.  per questo che
qui non abbiamo stendardi n immagini dellimperatore. Loro guardano dallalto in basso il resto del
mondo e rimangono aggrappati allidea di essere stati scelti per un grande scopo. Floriano rise.
Guarda questo posto.  un buco di culo polveroso. Ti sembra la terra di un popolo eletto?.
Macrone lanci unocchiata a Catone e alz le spalle. Forse no.
Floriano si vers un altro bicchiere dacqua, bevve un sorso e osserv i suoi ospiti con
espressione pensierosa.
Ti stai chiedendo perch siamo qui, disse Catone sorridendo.
Floriano scroll le spalle. In effetti me lo sono chiesto, dal momento che dubito che limpero
possa sprecare due centurioni per fare da balia a una colonna di reclute appena arrivate. Quindi, se la
mia franchezza non vi offende, perch siete qui?
Non per rimpiazzarti, disse Macrone con un sorriso. Mi dispiace, vecchio mio, non sono
questi gli ordini.
Dannazione.
Catone toss. A quanto pare i funzionari imperiali non ignorano la situazione in Giudea come
tu pensi.
Floriano inarc un sopracciglio. Ah s?
Il segretario imperiale ha ricevuto notizie allarmanti dai suoi agenti dislocati in questa parte
dellimpero.
Davvero?. Floriano fiss Catone con il volto inespressivo.
Allarmanti quanto basta da fargli dubitare dei rapporti inviati dal procuratore.  per questo che
ci ha spedito qui. Narciso vuole che la situazione venga analizzata con occhi nuovi. Abbiamo gi
parlato con il procuratore, e penso tu abbia ragione su di lui. Semplicemente non pu permettersi di
vedere le cose per quelle che sono. I suoi funzionari sanno bene ci che sta succedendo, ma sanno
anche che Alessandro non accetta che qualcuno contraddica la sua linea ufficiale.  per questo che
avevamo bisogno di vederti. In qualit di capo del servizio segreto di Narciso nella regione, ci sembravi
la persona migliore con cui parlare.
Segu un breve silenzio carico di tensione, poi Floriano fece un leggero cenno con la testa.
Giusto. Immagino non ne abbiate fatto menzione al procuratore.
Ma per chi ci prendi?, disse Macrone con tono distaccato.
Non voglio mancarti di rispetto, centurione, ma qui devo proteggere il mio ruolo con molta
attenzione. Se i movimenti di resistenza giudei dovessero avere sentore di qualcosa, sarei dato in pasto
agli avvoltoi prima che finisca il giorno. Ma solo dopo avermi torturato per farmi dire i nomi dei miei
agenti, naturalmente. Perci capite perch devo essere certo che il mio segreto sia al sicuro.
Con noi  al sicuro, lo rassicur Catone. Totalmente al sicuro. Altrimenti Narciso non ce lo
avrebbe mai detto.
Floriano annu.  vero... Bene, allora, cosa posso fare per voi?.
Ora che avevano messo in chiaro le cose, Catone pot parlare liberamente. Dal momento che
gran parte delle informazioni che Narciso ha raccolto proviene dalla tua rete, sarai certo a conoscenza
delle sue preoccupazioni pi evidenti. La minaccia peggiore proviene dalla Partia.
Non  una novit, aggiunse Macrone.  da quando Roma si  interessata allOriente che
abbiamo dovuto fronteggiare quei bastardi.
S, continu Catone,  vero. Ma il deserto forma un ostacolo naturale tra la Partia e Roma, e
ci ci ha consentito di mantenere una sorta di pace lungo la frontiera per quasi cento anni. Tuttavia,
lantica rivalit rimane, e ora sembra che i parti si stiano muovendo politicamente nel regno di
Palmira.
Lho sentito dire. Floriano si gratt una guancia. Ho un mercante sul libro paga che gestisce
una carovana diretta in citt. Dice che i parti stanno cercando di fomentare la rivolta tra i membri della
famiglia reale di Palmira. Gira voce che abbiano promesso la corona al principe Artasse se decider di
allearsi con la Partia. Ovviamente lui lo nega, e il re non osa farlo rimuovere senza una prova concreta,
per evitare di gettare nel panico gli altri principi.
Questo  ci che ci ha detto Narciso, disse Catone. E se la Partia dovesse mettere le mani su
Palmira, sarebbe in grado di far marciare il proprio esercito fino ai confini della provincia della Siria.
Al momento ci sono tre legioni ad Antiochia, e sono in corso i preparativi per inviarne una quarta, ma 
l che sta laltro problema.
Fino a quel punto avevano detto tutte cose che Floriano sapeva, ma ora il centurione fissava
Catone con intensit. E cio?.
Catone abbass istintivamente la voce. Si tratta di Cassio Longino, il governatore della Siria.
Qual  il problema?
Narciso non si fida di lui.
Macrone scoppi a ridere. Narciso non si fida di nessuno. Intendiamoci, nessuna persona sana
di mente si fiderebbe di lui.
Ad ogni modo, prosegu Catone, pare che Cassio Longino abbia contatti con alcuni gruppi
di Roma che osteggiano limperatore.
Floriano alz lo sguardo. Intendi quei bastardi che si fanno chiamare Liberatori?
Esatto, rispose Catone con un sorriso arcigno. Uno dei loro uomini  caduto nelle mani di
Narciso allinizio dellanno. Prima di morire ha fatto qualche nome, incluso quello di Longino.
Floriano aggrott la fronte. Le mie fonti ad Antiochia non mi hanno riferito nulla su Longino.
Niente che destasse sospetti. Lho incontrato qualche volta, e francamente non mi sembra il tipo che
possa fare qualcosa del genere.  troppo cauto per prendere uniniziativa personale.
Macrone sorrise. Avere tre legioni alle spalle  un ottimo metodo per trovare coraggio. E
averne quattro lo  ancora di pi. Avere in pugno tutto quel potere pu essere dispirazione per
lambizione di un uomo.
Ma non abbastanza da farlo mettere contro il resto dellimpero, ribatt Floriano.
Catone annu.  vero, per come stanno finora le cose. Ma immagini se limperatore fosse
costretto a rinforzare la regione con altre legioni? Non solo per contrastare la minaccia dei parti, ma per
domare una rivolta qui in Giudea.
Ma qui non c nessuna rivolta.
Non ancora. Per, come tu stesso hai riferito, questo popolo sta covando un profondo
risentimento. Non ci vorrebbe molto per suscitare apertamente una rivolta. Guarda cos successo
quando Caligola diede lordine di erigere a Gerusalemme una statua che lo raffigurava. Se non fosse
stato ucciso prima che iniziassero i lavori, ogni abitante della zona sarebbe insorto contro Roma.
Quante legioni sarebbero state necessarie per reprimere la rivolta? Altre tre? Forse quattro? Se si
aggiungono alle legioni siriane, sarebbero in tutto sette. Con un contingente del genere a sua
disposizione,  facile che un uomo sia spinto ad aspirare alla porpora imperiale. Dai retta a me!.
Segu un lungo silenzio, durante il quale Floriano riflett sullaffermazione di Catone, poi
allimprovviso guard di nuovo il giovane centurione. Stai insinuando che Longino stesso potrebbe
provocare una rivolta, per poi mettere le mani su altre legioni?.
Catone alz le spalle. Forse. O forse no. Ancora non lo so. Diciamo solo che  unipotesi che
preoccupa Narciso abbastanza da mandarci qui a indagare.
Ma non ha senso. Una rivolta causerebbe migliaia di morti  decine di migliaia di vittime. E se
Longino avesse intenzione di usare le legioni per farsi largo nel palazzo di Roma, in questo modo
lascerebbe le province orientali indifese.
I parti arriverebbero qui in un baleno, ribatt Macrone scherzando, poi sollev le mani come
per scusarsi vedendo gli altri due uomini voltarsi verso di lui con espressione irritata.
Catone si schiar la voce.  vero. Ma in quel caso per Longino la posta in gioco sarebbe molto
alta, e sarebbe pronto a sacrificare le province orientali se ci significasse diventare imperatore.
Se  quello il suo piano, rispose Floriano, francamente  un piano molto ambizioso.
S, ammise Catone, ma tuttavia  una eventualit che dobbiamo considerare seriamente. E
Narciso di certo la considera seriamente.
Perdonami, ragazzo, ma lavoro per Narciso da molti anni, e so che tende ad aver paura anche
della sua ombra.
Catone alz le spalle. Tuttavia Longino rappresenta un pericolo.
Ma come pensi esattamente che scatener questa rivolta?  l la chiave di tutto. Se non ci sar
una rivolta lui non avr le sue legioni, e senza di esse non pu fare niente.
 per questo che ha bisogno di una rivolta. Ed  tanto fortunato da avere qualcuno qui in
Giudea che ha giurato di scatenarne una.
Di cosa stai parlando?
C un uomo di nome Banno il Cananeo. Immagino tu ne abbia sentito parlare.
Certo.  un bandito di secondordine. Vive sulle colline a est del fiume Giordano. Sta
saccheggiando i villaggi e i viaggiatori della valle, oltre a razziare le ricche tenute e alcune carovane
dirette alla Decapoli, ma non costituisce una seria minaccia.
No?
Ha qualche centinaio di seguaci. Uomini delle colline scarsamente armati, e alcuni in fuga
dalle autorit di Gerusalemme.
Nonostante ci, secondo i pi recenti rapporti, il suo contingente  in crescita, i suoi attacchi
stanno diventando pi ambiziosi, e sta iniziando a sostenere di essere una sorta di leader divinamente
prescelto. Catone aggrott la fronte. Com che si dice?
Mashiah, disse Floriano.  cos che li chiama la gente del posto. Ogni due o tre anni qualche
pazzo si erge a unto dal Signore, luomo che dovr guidare la popolazione della Giudea a liberarsi da
Roma, e alla conquista finale del mondo.
Macrone scosse la testa. Sembrerebbe un tipo terribilmente ambizioso, questo Banno.
Non solo lui. Lo sono quasi tutti, rispose Floriano. Durano per qualche mese, raccolgono
intorno a loro una folla disperata e alla fine dobbiamo mandare la cavalleria da Cesarea per fargli una
bella ramanzina, e crocifiggere i capobanda. I loro seguaci si dileguano piuttosto in fretta, e restano a
impensierirci un manipolo di fanatici antiromani con le loro tattiche terroristiche.
Daccordo, disse Macrone. Ma ti dico che non  una situazione da prendere sottogamba.
Ci siamo abituati, rispose Floriano agitando una mano con un gesto sprezzante. Succede
ogni volta. Il pi delle volte scelgono loro stessi coloro che accusano di collaborare con Roma.
Solitamente i sicari li uccidono a freddo per la strada, ma quando i loro obiettivi sono pi difficili da
raggiungere, non si fanno alcuno scrupolo a usare attacchi suicidi.
Merda, mormor Macrone. Attacchi suicidi. Che follia  questa?.
Floriano scroll le spalle. Se si portano le persone alla disperazione, non si sa di quali orrori
diventino capaci. Se rimarrete qui qualche mese, capirete cosa intendo dire.
Vorrei gi andarmene da questa provincia.
Ogni cosa a suo tempo, disse Catone con un debole sorriso. Hai detto che questo Banno
opera oltre il Giordano.
Giusto.
Vicino alla fortezza di Bashir?
S, e dunque?
 il forte in cui  dislocata la Seconda Coorte Illirica comandata dal prefetto Scrofa.
S, e con ci?
La nostra copertura  che siamo stati mandati per dare il cambio a Scrofa. Macrone dovr
prendere il comando della coorte e io agir come il suo secondo in comando.
Floriano aggrott la fronte. Perch? A cosa pu servire una cosa del genere?
Mi risulta che il prefetto Scrofa sia stato nominato direttamente da Longino.
 vero. Lui  stato inviato da Antiochia, ma non  una cosa insolita. A volte serve un nuovo
comandante e non c il tempo di riferire la questione a Roma.
Cos successo al precedente comandante?
 stato ucciso in un agguato mentre guidava una ricognizione sulle colline. Questo  quanto ha
riferito il suo aiutante nel rapporto.
Certo, disse Catone sorridendo. Ma il fatto che il suo aiutante sia stato nominato dallo stesso
uomo che ha detto a Narciso di Longino mi sembra decisamente interessante.
Floriano rimase immobile per un momento. Non dirai sul serio?
Mai stato pi serio.
Ma qual  il collegamento con Longino?.
Macrone sorrise. Siamo qui per scoprirlo.
Il centurione Floriano chiam il suo attendente e lo mand a prendere del vino. Penso che
dovrei bere qualcosa di pi forte. Voi due state iniziando a spaventarmi, e sono sicuro che non mi avete
ancora detto tutto.
Macrone e Catone si scambiarono una rapida occhiata e Macrone fece un cenno di assenso.
Avanti, parla tu, visto che conosci i fatti meglio di me.
...
.
...
CAPITOLO TRE.
...
.
...
Catone rimase immobile per un momento, cercando di mettere a fuoco i suoi pensieri, prima di
riferire a Floriano dellincontro avuto con Narciso nel palazzo imperiale circa tre mesi prima, alla fine
di marzo. Prima di allora Macrone e Catone avevano trascorso diversi mesi ad addestrare le reclute per
le coorti urbane  le unit addette a presidiare le strade di Roma. Le reclute erano uomini che non
sarebbero mai stati selezionati per le legioni, e i due centurioni avevano fatto del loro meglio per
prepararli. Si era trattato di un compito ingrato, ma sebbene Catone desiderasse ardentemente tornare in
servizio attivo, la chiamata del segretario imperiale lo aveva riempito di inquietudine.
Lultima missione assegnatagli dallagente imperiale era stata unoperazione quasi suicida per
recuperare delle pergamene, vitali per la sicurezza dellimpero, dalle grinfie di una banda di pirati che
predavano i mercantili lungo le coste dellIlliria. I Libri Sibillini completavano una serie di profezie
sacre che si presumeva descrivessero con dovizia di particolari il futuro di Roma e il suo destino, e
ovviamente, il braccio destro dellimperatore doveva impossessarsi di un tale tesoro per tutelare il suo
signore e limpero che serviva. A Catone e Macrone era stato assegnato quel compito di addestramento
come ricompensa per aver trovato le pergamene e averle consegnate al sicuro nelle mani del
segretario imperiale. Macrone era in congedo quando il messaggero di Narciso arriv in caserma,
quindi Catone si avvicin da solo al palazzo mentre il crepuscolo si addensava sui mattoni sporchi di
fuliggine delle mura della citt.
Un temporale di inizio primavera imperversava sullUrbe quando Catone entr nel complesso
del palazzo. Fu scortato fino allappartamento del segretario imperiale e accompagnato nellufficio di
Narciso da uno dei suoi azzimati assistenti. Dopo avergli consegnato il suo mantello fradicio, Catone
attravers la stanza e si sedette sulla sedia che gli indic Narciso con un gesto della mano. Alle spalle
del segretario imperiale cera una vetrata attraverso la quale il panorama della citt appariva deformato.
Nubi nere si ammassavano in cielo, illuminate di tanto in tanto dal lampo abbagliante di un fulmine
che, per un istante, avvolgeva la citt in un biancore splendente, finch quella scena spariva e Roma
tornava a essere immersa nel buio.
Spero ti sia riposato, disse Narciso tentando di apparire preoccupato. Sono passati diversi
mesi dalla spedizione contro i pirati.
Mi sono mantenuto in forma, rispose Catone con cautela. Sono pronto a tornare in servizio
attivo. Lo stesso vale per Macrone.
Bene. Molto bene, disse Narciso annuendo. Dov il mio amico centurione Macrone?.
Catone soffoc un colpo di tosse. Trovava terribilmente ridicola lidea che Macrone e quel
burocrate effeminato potessero essere considerati amici. Si schiar la voce e disse: In congedo. 
andato a Ravenna a trovare sua madre. La donna non ha ancora superato la perdita.
Narciso aggrott la fronte. La perdita?
Il suo uomo  stato ucciso durante lattacco finale ai pirati.
Oh, mi dispiace, rispose Narciso con tono distaccato. Porgigli le mie condoglianze quando
lo rivedrai. Prima di assumere il nuovo incarico.
Catone rimase per un attimo impietrito, e sent crescere dentro di s un senso di ineluttabilit
rendendosi conto che il segretario imperiale aveva ulteriori piani per lui.
Non capisco, disse. Pensavo che io e Macrone stessimo aspettando di essere riassegnati a
una legione.
S, certo, ma la situazione  cambiata. O meglio,  sorta una nuova questione.
Davvero?. Catone sorrise mesto. E di cosa si tratterebbe?
Si tratta di quelle pergamene che avete recuperato.  da un po di tempo che le studio con
attenzione, e penso di aver scoperto qualcosa di estremamente interessante. Fece una pausa, poi
prosegu. No, non direi interessante. Allarmante... Come potrai immaginare, mi sono concentrato
sulle profezie relative al futuro immediato, e nel farlo ho trovato qualcosa che mi ha scosso. A quanto
pare, qualcuno sta seminando fin da ora i semi della finale caduta di Roma.
Vediamo se indovino: si tratta della piaga degli esattori fiscali?
Sii serio, Catone. Lascia queste battute a Macrone. A lui riescono meglio.
Ma ora lui non  qui.
Ed  un vero peccato. E ora, possiamo continuare?.
Catone alz le spalle. Prego.
Narciso si sporse in avanti, intrecci le dita delle mani e ci appoggi il mento, poi ricominci a
parlare. C un passo in quei rotoli in cui si profetizza che nellottavo secolo dopo la fondazione di
Roma una grande potenza insorger a Oriente, che nascer un nuovo regno che distrugger
completamente Roma, e che dalle sue rovine sorger una nuova capitale.
Catone sbuff con aria di scherno. Le strade di Roma sono piene di profeti folli che lanciano
profezie di questo tipo.
Aspetta. C qualcosa di pi preciso. Nei rotoli si dice che il nuovo impero sorger in Giudea.
Anche questo lho gi sentito dire migliaia di volte. Non passa anno senza che i giudei
scoprano un altro uomo che li guider a liberarsi da Roma. E se ho sentito parlare io di questi uomini,
sicuramente ne siete a conoscenza anche voi.
Certo, ma c una nuova setta tra i giudei che ha attirato la mia attenzione. Ho chiesto ai miei
agenti di indagare, e pare siano seguaci di un uomo che sosteneva di essere una sorta di divinit. O
almeno questo  quanto affermano i suoi seguaci secondo i miei agenti. Mi  stato riferito che in realt
lui era il figlio di un artigiano di campagna. Il nome di quelluomo era Joshua.
Era? Cosa gli  successo?
 stato accusato dagli alti sacerdoti di Gerusalemme di aver scatenato disordini civili. Hanno
insistito affinch fosse condannato a morte, ma poich non avevano il coraggio di farlo loro stessi, alla
fine quel Joshua fu giustiziato dal procuratore dellepoca. Il problema fu che, come molti di questi
profeti, anche lui possedeva un notevole carisma, tanto che la sua combriccola  riuscita ad attrarre un
grande seguito negli anni successivi alla sua morte. A differenza di tante altre sette giudaiche, questa
promette ai suoi seguaci una gloriosa vita ultraterrena dopo la morte nel regno delle tenebre. Narciso
sorrise. Capisci quanto sia attraente questa prospettiva.
Forse, mormor Catone. Ma a me sembrano le solite chiacchiere religiose di un ciarlatano.
Sono daccordo con te, ragazzo, ma questa gente continua senza sosta a trovare nuovi
seguaci.
Non possiamo mettere direttamente al bando loro e i loro capi?
Ogni cosa a suo tempo. Lo faremo se ce ne sar bisogno.
Catone scoppi a ridere. Significa che questa gente minaccia di rovesciare Roma?
No. O almeno non ancora. Ma li stiamo tenendo docchio. Se riterr che sono loro la minaccia
identificata dai rotoli, allora saranno... rimossi.
Catone realizz che era tipico di quelluomo parlare usando tali eufemismi. Per un istante prov
un senso di disprezzo, poi, allimprovviso, ebbe unintuizione, e si chiese se il segretario imperiale non
potesse svolgere il suo lavoro proprio a causa della sua tendenza a usare eufemismi. Dopo tutto, le
decisioni che Narciso era tenuto a prendere provocavano spesso molte morti. Forse morti necessarie,
ma comunque morti. Con un colpo di penna, lui consegnava alloblio gli avversari dellimperatore. Ci
doveva senza dubbio pesare sulla coscienza di un uomo, quindi era molto meglio per Narciso
considerarli come un problema eliminato, anzich una fila di cadaveri sparsi lungo la sua scia.
Ovviamente, pens Catone, ci presupponeva che luomo avesse una coscienza che potesse essere
turbata dalle decisioni di vita e di morte che prendeva ogni giorno. E se non laveva? E se gli
eufemismi appartenessero solo al suo stile retorico? Catone rabbrivid. In quel caso Narciso era del
tutto privo di etica. Lideale di Roma non era altro che un edificio vuoto, al centro del quale cera la
pura e semplice brama di potere di un gruppo ristretto. Catone tent di scacciare quei pensieri e si
sforz di concentrarsi sulla questione imminente. Non pensavo che prestaste fede a queste profezie.
Normalmente non lo faccio, ammise Narciso. Ma si d il caso che lo stesso giorno che ho
letto di questa presunta minaccia a Roma,  arrivato sulla mia scrivania un dossier segreto piuttosto
inquietante, costituito dai rapporti dei miei agenti nelle province orientali. Pare ci sia una convergenza
di pericoli nella regione. I seguaci di Joshua sono divisi su un punto: una fazione, che ha i suoi adepti a
Roma, predica una sorta di pacifismo ultraterreno. E questo non  un problema. Dopo tutto, che rischio
pu derivare da una filosofia di questo tipo?  la seconda fazione che mi preoccupa, quella guidata da
Banno di Cana. Lui predica la resistenza a Roma da parte del popolo della Giudea con tutti i mezzi
possibili. Se quella filosofia dovesse oltrepassare i confini della provincia, saremmo seriamente nei
guai.
Certo, annu Catone. Ma mi era sembrato di capire che ci fossero ulteriori minacce. Di che
si tratta?
Da una parte c il nostro antico avversario, la Partia. La Partia si sta dando da fare per
ottenere il regno di Palmira: un territorio che sconfina direttamente nel nostro. Disgraziatamente,
questa situazione, la pi critica in Giudea, e lascesa di questo Banno, sono ancor pi complicate dal
fatto che il governatore della Siria sembra essere legato ai Liberatori. Se si mettono insieme tutte queste
cose, anche un cinico razionale come me considererebbe leggermente avventato ignorare le parole della
profezia.
Cosa significa con esattezza?, domand Catone accigliato. La profezia potrebbe riferirsi a
una qualunque di queste minacce, ammesso che abbia una qualche validit.
Narciso si appoggi con la schiena alla sedia e sospir. Per un momento non disse niente, e
Catone si rese conto per la prima volta del ticchettio della pioggia sui vetri. Il vento doveva essere
cambiato, e per un attimo il bagliore dei fulmini in lontananza disegn il profilo del segretario
imperiale, e subito dopo il rombo di un tuono rumoreggi sulla citt.
Narciso si alz in piedi.  questo il mio problema, Catone. Le parole sono abbastanza vaghe
da poter includere tutte queste minacce. Ho bisogno di qualcuno che indaghi pi a fondo, che possa
valutare i pericoli e, se possibile, risolverli.
Risolverli?. Catone sorrise. Questo s che  un termine vago. Abbraccia una miriade di
possibilit.
Certo, rispose Narciso ricambiando il sorriso. E sta a te scoprire il modo migliore per
risolvere ogni questione che ritieni possa costituire una minaccia per limperatore.
A me?
A te e Macrone, naturalmente. Potrai andare a prenderlo a Ravenna quando ti imbarcherai su
una nave diretta a oriente.
Un momento!.
Purtroppo non possiamo aspettare. Non c tempo da perdere. Devi lasciare immediatamente
Roma.
Catone guard Narciso con unespressione ostile. Nellultima missione che ci avete affidato
per poco non ci abbiamo lasciato la pelle.
Sei un soldato. Lasciarci la pelle  un rischio professionale.
Catone fiss per un attimo il segretario imperiale, roso dalla rabbia e dal senso di ingiustizia, ma
si sforz di rispondere con la massima calma possibile. Io e Macrone non meritiamo una cosa del
genere. Non abbiamo gi fatto abbastanza per voi?
Nessuno pu fare abbastanza al servizio di Roma.
Trovate qualcun altro. Qualcuno pi adatto per questo tipo di lavoro. Lasciate tornare me e
Macrone a fare i soldati.  la cosa che sappiamo fare meglio.
Siete entrambi ottimi soldati, ammise Narciso con tono pacato. I migliori. E il fatto che siate
dei soldati rappresenta unutile copertura per la vostra vera missione. Tu e Macrone sarete assegnati a
ununit di frontiera nella provincia. Dal momento che appartenete alla cerchia ristretta che  a
conoscenza dei Libri Sibillini, siete la scelta pi ovvia per questo incarico. Alz le spalle. In un certo
senso, siete vittime del vostro stesso successo, come si suol dire. Forza, Catone. Non vi sto chiedendo
di rischiare la vita. Voglio solo che valutiate la situazione.
E che risolviamo le cose.
S, che risolviate le cose.
In che modo?
Agirete con la piena autorit dellimperatore. Ho preparato un documento a questo scopo. Vi
aspetta in un altro ufficio, insieme alla lettera di incarico del centurione Macrone, al rapporto
proveniente da Cesarea, e a tutto il resto del materiale che ho pensato fosse importante che voi vediate.
Vorrei che lo leggessi stanotte.
Tutto?
S, sarebbe saggio farlo, visto che lascerai Roma domani mattina allalba.
Il centurione Floriano scosse la testa mentre Catone finiva di riferirgli i dettagli dellincontro.
 dura. Il segretario imperiale sembra deciso a far guadagnare a voi ragazzi ogni sesterzio della vostra
paga.
Macrone alz gli occhi al cielo. Non te lo puoi neanche immaginare.
Ovviamente, disse Catone a voce bassa, non dovrai mai parlare con nessuno dei rotoli.
Narciso mi ha dato istruzioni di informare solo te. Soltanto una manciata di persone sono a conoscenza
della loro esistenza, e noi tre siamo gli unici nelle province orientali a saperlo.  cos che vuole
Narciso.  chiaro?.
Floriano annu.
Molto bene, prosegu Catone. Non ti insulter chiedendoti di giurare di mantenere il segreto.
E del resto, conoscendo il segretario imperiale bene come lo conosciamo noi,  facile immaginare cosa
potrebbe farci se lo rivelassimo.
Non ti preoccupare, rispose Floriano con aria disinvolta. So che fine fanno quelli che si
mettono nei guai con Narciso. Prima di venire qui, ero uno dei suoi interrogatori.
Ah..., inizi a dire Macrone, ma poi ci ripens, chiuse la bocca e spinse impulsivamente il
bicchiere verso Floriano. Penso di aver bisogno di altro vino.
Mentre Macrone beveva un altro sostanzioso sorso dal bicchiere riempito, Floriano continu.
Allora? Qual  il vostro piano?
Inizieremo con il prefetto Scrofa e con Banno, disse Catone. Se riusciremo a sistemare loro,
forse saremo in grado di prevenire una rivolta. E, senza una rivolta, Longino non avr motivo di
chiamare i rinforzi. Il suo contingente non sar abbastanza numeroso per spingerlo a marciare su Roma,
e se sar costretto a mantenere la sua carica, allora, con un po di fortuna, i parti non oseranno spingere
troppo in l le loro ambizioni.
Ci sono due se di troppo per i miei gusti, borbott Macrone.
Catone scroll le spalle. Non possiamo farci niente. Almeno finch non saremo arrivati alla
fortezza di Bashir.
Quando partite?, domand Floriano.
Sei davvero un ospite stupendo!, disse Macrone ridendo, e Floriano cerc di fermare il
rossore che gli infiammava il viso.
Non sto cercando di liberarmi di voi.  solo che poich avete ucciso alcuni sicari in quella
schermaglia avvenuta al tempio, i loro amici vi cercheranno. Vi consiglio di stare attenti finch non
sarete arrivati a Bashir. Non andate da nessun parte da soli. Fatevi sempre accompagnare da uomini
armati e guardatevi le spalle.
 quello che facciamo sempre, disse Macrone.
Mi fa piacere sentirvelo dire. Ora, immagino vogliate una guida. Qualcuno che conosca il
tragitto, e la natura del terreno intorno a Bashir.
Sarebbe utile, disse Catone. Conosci qualcuno di cui ci si possa fidare?
Nessuno tra i locali, questo  sicuro. Ma c un uomo che farebbe al caso vostro. Solitamente
lavora come guida sulle rotte delle carovane per lArabia, quindi conosce bene sia il territorio che la
popolazione. Simeone non  esattamente un amico dellimpero, ma  abbastanza intelligente da capire
che tentare di sfidare Roma non gli porterebbe niente di buono. Potete fidarvi di lui almeno per
questo.
Sembrerebbe di s, disse Macrone con un sorriso. Il nemico del mio nemico  mio amico.
Floriano annu.  sempre stato cos. Non lamentarti, Macrone. Questa massima funziona
abbastanza bene. Ora, c altro che devo sapere? Qualcosa che posso fare per voi?
Non credo. Catone fiss lantica citt. Considerato quello che hai detto sui sicari, penso che
dovremmo lasciare Gerusalemme al pi presto. Domani mattina, se riusciamo.
Domani?, ripet Macrone sorpreso.
Dovremmo partire alle prime luci dellalba, e allontanarci il pi possibile da Gerusalemme
prima che scenda la notte.
Molto bene, disse Floriano annuendo con un cenno del capo. Trover Simeone e
organizzer una scorta a cavallo per voi. Uno squadrone di cavalleria della guarnigione dovrebbe
bastare a garantirvi di raggiungere Bashir sani e salvi.
 davvero necessario?, domand Macrone. Potremmo muoverci pi velocemente da soli.
Credetemi, se partite da qui senza una scorta, i banditi vi rintracceranno e vi uccideranno
prima che il giorno sia finito. Questa  una provincia romana solo di nome. Fuori dalle mura della citt
non viene rispettata alcuna legge, ed  solo una terra desolata nelle mani di ladri, assassini e strani culti
religiosi. Non  un posto per i romani.
Non ti preoccupare. Io e questo ragazzo sappiamo badare a noi stessi. Siamo stati in luoghi
peggiori.
Davvero?. Floriano aveva unespressione dubbiosa. Ad ogni modo, tenetemi informato sulla
situazione a Bashir, e io passer i vostri rapporti a Narciso.
Catone annu. Allora  deciso. Partiremo domani mattina.
S. Unultima cosa, disse Floriano con voce sommessa. Voglio darvi un consiglio: quando
arriverete a Bashir, guardatevi le spalle. Dico sul serio. Il comandante che ha preceduto Scrofa  stato
ucciso con un solo colpo di spada, alle spalle.
...
.
...
CAPITOLO QUATTRO.
...
.
...
La piccola colonna si prepar a lasciare la citt subito dopo che il sole era sorto, inondando le
mura della fortezza Antonia di un caldo bagliore rosato. Laria era fresca e, dopo il caldo della notte
prima, Macrone apprezz il suo abbraccio rinfrescante mentre si assicurava che le borse fossero
saldamente legate alla sella. Come tutti gli uomini nelle legioni, anche lui aveva imparato a cavalcare a
modo suo, ma i cavalli non gli piacevano, n si fidava di loro. Era stato addestrato come fante, e per
esperienza preferiva la compagnia dei Muli di Mario, lappellativo con il quale i marciatori erano
conosciuti in tutto limpero. Tuttavia, rispettava abbastanza il caldo feroce che si abbatteva sui terreni
rocciosi della Giudea, per sapere che sarebbe stato troppo faticoso raggiungere Bashir a piedi. E
altrettanto sarebbe stato raggiungerla a cavallo.
Osserv attentamente lo squadrone della cavalleria che era stato assegnato per accompagnare
lui e Catone al forte. Quegli uomini erano ausiliari greci, reclutati tra la popolazione di Cesarea. Non
cerano unit indigene nella provincia ora che Roma aveva preso la Giudea sotto il suo diretto
controllo. Lesercito di Erode Agrippa, principalmente composto da mercenari gentili, era stato
disarmato e disperso dopo la sua morte avvenuta due anni prima. Con tutti gli scontri tra fazioni che
avevano afflitto la Giudea, le autorit di Roma avevano deciso che sarebbe stato estremamente
avventato tentare di radunare le forze locali e fornire loro delle armi. Inoltre, le regole della religione
locale, come il digiuno e i giorni di astinenza dal lavoro, non si adattavano bene alla routine del sistema
militare romano.
Macrone guard i cavalieri con occhio esperto. Sembravano piuttosto abili, i loro
equipaggiamenti ben tenuti, e i cavalli strigliati bene e dallaspetto sano. Se ci fosse stato qualche
problema lungo il tragitto, lui e Catone avrebbero potuto contare su quegli uomini per opporre
resistenza di fronte a un agguato. Macrone pens che sarebbe bastata una rapida carica per far scappare
una banda di ladri come conigli. Si volt a guardare Catone.
Il suo giovane amico stava parlando con espressione seria alla guida, e Macrone socchiuse
leggermente gli occhi. Il centurione Floriano aveva condotto la guida da loro mentre stavano
preparando le bisacce sotto la luce fioca delle lampade a olio nelle ultime ore che precedevano lalba.
Simeone era un uomo alto e con le spalle ampie sulla quarantina. Indossava una tunica pulita ma
semplice, un paio di sandali e una kefiah fermata con una fascia ornata, unico segnale visibile di
opulenza. Infatti, portava con s un piccolo carico sul suo cavallo, un piccolo fagotto di vestiti di
ricambio, una sottile spada curva, un arco composito e una faretra di frecce. Aveva un gradevole viso
rotondo, e parlava fluentemente il greco. Pi che fluentemente, si rese conto Macrone. La sua
conoscenza della lingua era ridotta, e si limitava alle basi che gli aveva insegnato Catone durante il
viaggio da Ravenna. Data la presenza di tante lingue diverse in quella parte dellimpero, la seconda
lingua duso comune era il greco, e Macrone doveva essere in grado di farsi capire. La guida aveva un
accento impeccabile, e leffetto era cos inatteso che Macrone divenne istintivamente sospettoso nei
confronti delluomo. Eppure sembrava abbastanza affabile, e gli aveva stretto lavambraccio in un
modo saldo e sincero quando gli era stato presentato. Catone stava sorridendo per qualche cosa che
aveva detto la guida, poi si volt e si avvi lentamente verso Macrone.
Simeone mi stava parlando della strada per il forte, disse Catone con gli occhi scintillanti
deccitazione. Andremo a est verso Qumran, sulle rive del Mar Morto, poi attraverseremo il fiume
Giordano e saliremo sulle colline che si trovano dallaltra parte, risalendo la scarpata.  l che inizia il
deserto, e che si trova il forte.
Che bellezza, fece Macrone con voce inespressiva. Un deserto. Non vedo lora di scoprire
cosa fanno per svagarsi da quelle parti. Finalmente, dopo tutti questi anni, riesco ad arrivare nelle
province orientali, e che faccio? Potr visitare i luoghi di piacere della Siria? No! Trascorrer il tempo
in un forte lontano nel bel mezzo di un dannato deserto, dove sar fortunato se il sole non mi frigger il
cervello. No, mi dispiace Catone, ma non riesco proprio a condividere il tuo evidente piacere davanti a
questa prospettiva. Mi dispiace.
Catone gli diede un pugno sulla spalla. Passeremo la notte sul Mar Morto, idiota che non sei
altro. Sicuramente vorrai vederlo.
Macrone lo fiss. Mar Morto? Ti sembra un bel posto?
Forza, rispose Catone con un ghigno. Devi averne sentito parlare.
Perch?.
Catone aveva lespressione stupita.  una meraviglia della natura. Lho letto da ragazzo
quando ero a Roma.
Ah, bene. Vedi, mentre tu eri impegnato a leggere sulle meraviglie della natura, io ero
impegnato a imparare a essere un soldato, e a stare incollato a quei barbari sul Reno. Quindi scusami se
non sono informato sulle attrazioni turistiche che ci sono nel culo dellimpero.
Catone sogghign. Daccordo, piagnucolone. Ma aspetta solo di vederlo stanotte.
Catone, inizi a dire Macrone con tono stanco. Visto un mare, li hai visti tutti. Non c
niente di speciale o di bello nel mare. Dopo tutto, i pesci ci fottono e ci cagano dentro.  tutta qui la
magia del mare.
Prima che Catone potesse rispondere, il decurione al comando dello squadrone sbrait ai suoi
uomini lordine di montare a cavallo, e il cortile della fortezza si riemp del suono degli animali che si
agitavano e degli zoccoli che raschiavano sulle pietre dellacciottolato, mentre i cavalieri saltavano in
sella. Le selle di pelle cedettero sotto il peso degli uomini e i corni premettero leggermente verso
linterno, permettendo ai cavalieri di stare ben saldi sui cavalli. I due centurioni abbandonarono la loro
conversazione e montarono in modo alquanto sgraziato, e poi condussero i loro animali a met della
colonna. Floriano aveva detto che era quella la posizione pi sicura finch non fossero usciti dalle mura
di Gerusalemme, e che dopo avrebbero potuto raggiungere Simeone e il decurione in testa alla colonna.
Quella precauzione aveva leggermente scontentato Macrone.
Non mi piace che qualcuno mi faccia da balia, borbott.
Sempre meglio che essere ucciso, replic Catone.
Che ci provino.
Il decurione guard il suo squadrone, vide che era tutto pronto e sollev un braccio. Colonna!
Avanzate. Poi allung il braccio verso la porta della citt e le sentinelle si fecero da parte sotto il
grande arco, mentre la colonna avanzava tra il rumore degli zoccoli, riversandosi nella strada che
scendeva dalla fortezza Antonia, costeggiando il massiccio complesso del tempio rivolto a settentrione,
verso la porta di Kidron.
Mentre riemergevano dalloscurit della porta, Catone sbatt le palpebre alla luce del sole che
lo colpiva dritto negli occhi. Allimprovviso si rese conto che avevano commesso un errore. Il sole gli
avrebbe impedito di accorgersi di un eventuale agguato dei sicari lungo la strada, e socchiuse gli occhi
indolenziti scrutando gli edifici lungo entrambi i lati. Ma non cera alcun segno di vita. In giro cera
qualche mattiniero, alcuni mendicanti che stavano prendendo posto per la giornata, e un cane rognoso
che correva da una pila di rifiuti allaltra, fiutando bocconi di cibo. Quella manciata di gente per la
strada si scans vedendo la colonna avvicinarsi, e rimase a fissare con volti inespressivi il passaggio dei
soldati a cavallo. Davanti a loro, Catone vide gli uomini di guardia sollevare la barra di bloccaggio e
iniziare a tirare indietro le pesanti porte di legno che proteggevano la citt. Poco dopo, senza incidenti,
le truppe uscirono e iniziarono a discendere il ripido sentiero che portava nella valle di Kidron, e
Catone tir un sospiro di sollievo.
Sono felice che siamo fuori di l.
Macrone si strinse nelle spalle. Ci vuole pi di un pugno di idioti sbruffoni con una spada in
mano per spaventarmi.
Mi conforta saperlo. La polvere sollevata dai cavalli che li precedevano aveva gi riempito
laria, e Catone premette le ginocchia sui fianchi del suo animale e tir le briglie da un lato. Coraggio,
mettiamoci davanti.
Quando la colonna ebbe attraversato la vallata e risalito il Monte degli Ulivi dalla parte opposta,
il sole era abbastanza alto in cielo da iniziare a far sentire il suo calore. Macrone, molto pi abituato al
clima delle province settentrionali, inizi a tremare allidea di dover trascorrere il resto della giornata
sballottolato sulla sella sotto il sole rovente. Aveva lelmo appeso alla sella, e come il resto dei soldati
anche lui indossava un cappello di paglia sopra la calotta di feltro. Nonostante ci, presto cominci a
sudare, e la calotta inizi a dargli prurito, e maledisse tra s e s Narciso per avergli affibbiato
quellincarico. Mentre i cavalli procedevano con cautela lungo la strada che conduceva al fiume
Giordano nel punto in cui si riversava nel Mar Morto, si lasciarono alle spalle le vaste tenute dei giudei
pi ricchi. La maggior parte delle grandi case erano chiuse, perch i proprietari non avevano pi il
coraggio di vivere sotto la minaccia del coltello dei banditi, e si erano ritirati nelle loro abitazioni a
Gerusalemme, dove potevano vivere pi al sicuro. Mano a mano che avanzavano, il terreno diventava
sempre pi scarsamente popolato, e i villaggi che attraversarono erano costituiti da un mucchio di
tuguri fatti di mattoni dargilla circondati da sottili strisce di terra coltivata.
 una follia, comment Macrone. Come si fa a vivere in mezzo a tutta questa sporcizia. Ehi,
guida!.
Simeone si volt sulla sua sella e sorrise. S, amico?.
Macrone sgran gli occhi. Tu non sei mio amico. Non ancora. Sei solo una guida, quindi
attento a come parli.
Come desideri, romano. Cosa vuoi da me?.
Macrone indic il complesso mosaico di campi intorno al villaggio che stavano attraversando.
Cosa sta succedendo qui? Perch i loro appezzamenti di terra sono cos piccoli?
 unusanza della Giudea. Quando un uomo muore, la sua terra viene divisa tra i figli maschi.
E quando questi muoiono, viene divisa a sua volta tra i figli. In questo modo, a ogni generazione le
propriet diventano sempre pi piccole.
Non pu andare avanti cos allinfinito.
No, hai ragione, centurione.  uno dei problemi che affligge questi territori. Quando un uomo
non  pi in grado di sostenere la propria famiglia,  costretto a chiedere un prestito in cambio della sua
propriet. Simeone si strinse nelle spalle. Se c un cattivo raccolto, o se il mercato  saturo, non
riesce a ripagare il debito, e la terra gli viene confiscata. Molti di loro si trasferiscono a Gerusalemme
per cercare lavoro, mentre altri vanno sulle colline e diventano banditi, dediti a depredare i viaggiatori e
a terrorizzare i piccoli villaggi
Macrone serr le labbra. Non  certo una gran vita.
Ed  anche peggio ora che la gente  costretta a pagare le tasse romane.
Macrone lo guard con espressione dura, ma la guida alz semplicemente le spalle. Non ho
intenzione di offenderti, centurione, ma  cos che stanno le cose. Se Roma vuole la pace qui, allora
deve considerare i bisogni della povera gente, prima di aggiungere le spoglie della Giudea ai suoi
forzieri.
Limpero non fa la carit, disse Macrone con tono sprezzante. Ha un esercito da gestire,
confini da preservare, strade da costruire, acquedotti e... be, altre cose. Tutto questo non costa poco, e
qualcuno dovr pur pagare. Inoltre, senza di noi, chi proteggerebbe questa gente? Rispondimi.
Proteggere questa gente?. Simeone gli rivolse un debole sorriso. Da chi? Non vivrebbe in
condizioni peggiori sotto il dominio di un altro impero.
Mi riferivo a persone come Banno e i suoi banditi. Roma la protegger da Banno.
La gente non la pensa allo stesso modo. Molti considerano Banno una sorta di eroe. Roma non
riuscir a sconfiggere Banno se non governer la Giudea con mano pi leggera, o presidier queste
terre da cima a fondo. Non credo che vivr abbastanza per vederlo.
E allora tu cosa faresti, Simeone? Come miglioreresti le condizioni di tutti questi giudei?
Io?. La guida fece una breve pausa prima di rispondere. Tanto per cominciare li libererei dal
fardello delle tasse romane.
In quel caso non avrebbe senso avere la Giudea come provincia.  questo che vuoi per la tua
gente?
La mia gente?. Simeone scroll le spalle. Non  pi la mia gente.
Non sei un giudeo?
Lo sono, ma non sono pi tanto sicuro di condividere le loro credenze. Sono anni che non vivo
in questa provincia.
Allora come sei finito a fare la guida?
Oltre dieci anni fa ho dovuto lasciare in fretta la Giudea. Simeone lanci unocchiata a
Macrone. Prima che tu me lo chieda, ti dico che avevo le mie buone ragioni, e non ho intenzione di
parlarne.
Va bene.
Ad ogni modo, andai a sud, in Nabatea, dove nessuno mi avrebbe cercato. Mi unii a una delle
compagnie che difendono le carovane.  cos che ho imparato a usare correttamente le armi. Non
dimenticher mai la mia prima carovana: venti giorni attraverso il deserto e le montagne. Non avevo
mai visto terre come quelle prima dallora. Davvero, centurione, ci sono posti in questo mondo dove 
possibile vedere lopera della mano di Dio.
Penso di aver visto abbastanza, borbott Macrone. Preferisco di gran lunga la Campania o
lUmbria. Al diavolo tutto questo deserto e queste rocce.
Non  sempre cos, centurione. In primavera fa fresco e piove, e le colline sono ricoperte di
fiori. Perfino il deserto oltre il Giordano sboccia. Il deserto possiede una certa maestosit. A sud c
uno uadi dove la sabbia  di un rosso brillante, e grandi falesie di roccia colorata svettano in cielo. La
notte il cielo  ricoperto di stelle, e i viaggiatori si radunano intorno ai fuochi e raccontano storie che
riecheggiano sulle rupi. Fece una pausa e gli rivolse un sorriso impacciato. Forse un giorno lo vedrai
con i tuoi occhi e capirai. Fece schioccare la lingua e incit il suo cavallo ad andare avanti, finch non
fu poco oltre la testa della colonna. Macrone fiss per un momento Catone e gli parl a bassa voce.
Allora? Cosa hai capito di lui?
Non lo so. Se conosce la zona bene come dice, capisco perch Floriano lo usa. Ma c
qualcosa in lui che non mi convince.
Di che si tratta?.
Catone scosse la testa. Non ne sono sicuro.  solo che non riesco a credere che un uomo volti
le spalle alla sua famiglia e ai suoi amici con tanta facilit e per cos tanto tempo.  strano.
Strano?, disse Macrone scuotendo la testa. Direi pi che altro folle. Forse ha solo preso
troppo sole del deserto.
La colonna di soldati a cavallo raggiunse la piccola comunit essena di Qumran e il sole si tuff
alle loro spalle, proiettando ombre distorte davanti ai cavalieri. Qumran era un piccolo insediamento
fatto di case semplici allineate lungo strade strette. La gente rispose con un cenno del capo ai saluti che
gli rivolse Simeone mentre guidava la colonna attraverso il villaggio verso il piccolo forte costruito su
una modesta altura, a circa un miglio da Qumran. Dietro al forte si estendeva il Mar Morto,
allungandosi verso le montagne che si innalzavano minacciose e fiammeggianti, illuminate dal bagliore
rossastro del sole che tramontava a ovest. Il forte non era altro che una stazione di segnalazione
fortificata, e una striscia di fumo si alzava dal braciere della torre principale, tenuto sempre acceso,
difeso da una mezza centuria di ausiliari traci comandati da un anziano optio, che li salut
calorosamente quando la colonna attravers le porte.
Sono felice di vedere delle facce nuove, signore, disse sorridendo, mentre Macrone smontava
da cavallo e ricambiava il saluto delloptio.  da pi di un mese che non si vedono romani da queste
parti.
Macrone sbadigli e si stir la schiena, poi si gratt energicamente le natiche per ripristinare la
circolazione bloccata dopo un giorno trascorso in sella. Si sentiva dolorante, puzzava di sudore ed era
ricoperto di polvere.
Ho bisogno di un bagno. Non penso che qui ci siano delle terme.
No, signore.
E l a Qumran?
L ci sono, signore, ma a noi non  consentito usare i loro bagni.
E perch?, domand Macrone con tono irritato. Li pagher bene.
Sono Esseni, signore. Sono abbastanza cordiali, ma non condividono con noi n cibo n
strutture, per timore che li contaminiamo.
Che c che non va in questa dannata terra?, esplose Macrone. Il sole ha forse fritto a tutti il
cervello? Cosa sono gli Esseni? Non saranno mica unaltra maledetta setta?
Mi dispiace, signore. Loptio scroll le spalle.  cos che stanno le cose. I miei uomini
hanno ricevuto lordine rigoroso di non procurare alcuna offesa agli Esseni.
Oh, molto bene. Trova un alloggio per i nostri uomini e provvedi a farli mangiare. Io andr a
fare una nuotata.
Una nuotata, signore?
S, in mare.
Macrone not lespressione sorpresa sul volto delloptio e prosegu irritato. Non dirmi che gli
amici esseni avranno da obiettare anche se intendo condividere con loro questo dannato mare?
No, signore. Non  questo,  solo che....
Macrone lo interruppe. Occupati degli uomini e dei loro cavalli. Poi si rivolse a Catone e
disse: Vieni?
Oh, s. Catone sorrise. Non vorrei mai perdermi questa esperienza.
Con la coda dellocchio, Macrone vide Catone scambiarsi unocchiata dintesa con Simeone e si
volt immediatamente verso di loro. Che c?.
Catone simul unespressione innocente. Niente. Andiamo a nuotare.
I due ufficiali si tolsero le tuniche e le calighe e discesero il pendio petroso che portava sulla
riva. Dopo aver proceduto per un breve tratto, trovarono una striscia di spiaggia di sassi e si
spogliarono, lasciando i vestiti, i cinturoni e i pugnali su una roccia. Macrone avanz con cautela fino
al bordo dellacqua ed entr in mare sotto lo sguardo divertito del suo giovane amico. Quando lacqua
gli arriv alla vita, Macrone sollev una mano e si strofin le dita.
Che strano... Sembra oleoso. Poi le sollev e le annus per un attimo, e quando infine le
sfior con la lingua, il suo viso si contorse immediatamente in una smorfia. Puah!.
Che c?
Questacqua. Ha un sapore orribile.  troppo salata.
Allora non berla, disse Catone. Nuota e basta.
Se uno non sa nuotare bene,  facilissimo che ci rimanga invischiato.
Catone scoppi a ridere. Lo capirai tra un attimo.
Macrone era troppo stanco per continuare a sentire gli scherzi di Catone, quindi si volt, e dopo
aver allungato le braccia si lanci nel mare tra il delicato sciabordio delle onde. Ma invece di
immergersi sotto la superficie, riemerse subito come un tappo di sughero, e appena prov a dare la
prima bracciata, le gambe uscirono fuori dallacqua dietro di lui.
Cosa diavolo sta succedendo?.
Catone avanz verso lamico ridendo, galleggiando ancor prima che lacqua gli arrivasse alle
spalle. Era una strana sensazione e sorrise di piacere. Intanto Macrone continuava a dibattersi, cercando
di dare qualche bracciata per allontanarsi dalla riva.
 ridicolo. Alla fine rinunci e si gir sul dorso, e galleggiando senza sforzo guard Catone.
Immagino sia per questo motivo che  considerata una sorta di maledetta meraviglia naturale.
Catone trov una posizione comoda nellacqua e sollev le gambe. Strano, vero?.
Superata la sorpresa, Macrone trov lesperienza piuttosto piacevole, e per un po prov a
girarsi su se stesso, scoprendo che la cosa migliore era stare sul dorso e usare le braccia come remi.
Catone segu il suo esempio, schiamazzando come un ragazzino.
Erano talmente impegnati a sguazzare che sentirono lallarme gridato dalle mura della fortezza
solo quando era ormai troppo tardi. Catone sent inizialmente un rumore di zoccoli, e quando gir la
testa vide un piccolo gruppo di uomini a cavallo, cinque in tutto, che correvano lungo il sentiero che
costeggiava la riva del Mar Morto.
Macrone! Esci fuori!.
Eh?.
Catone indic gli uomini a cavallo, ormai a meno di trecento passi da loro. Tornarono a nuoto
verso la spiaggia sassosa e, appena i piedi trovarono un punto dappoggio sul fondale pietroso,
risalirono a riva. Gli uomini a cavallo avevano gi ridotto la distanza, e Catone vide il bagliore delle
lame sguainate. Non cera tempo per correre a recuperare i loro pugnali.
Lasciamo perdere i vestiti! Corriamo alla fortezza!.
Corsero goffamente tra le rocce, sobbalzando sul terreno accidentato che gli graffiava le piante
dei piedi. Poi raggiunsero il sentiero e lo attraversarono di corsa, e iniziarono a percorrere il pendio che
portava allingresso della fortezza. La sentinella di guardia stava urlando qualcosa nel cortile, e un
attimo dopo due soldati emersero dalla fortezza, guardarono attentamente gli uomini che si
avvicinavano a cavallo e poi abbassarono lo sguardo sul pendio verso i due ufficiali. Catone prov a
girarsi per guardare il sentiero, e rimase inorridito vedendo che gli uomini a cavallo erano a meno di
cento passi dietro di loro, e si avvicinavano rapidamente, piegati in avanti sui colli degli animali mentre
li incitavano, preparandosi a colpire con le spade. Catone cap che lui e Macrone sarebbero stati
catturati prima di poter raggiungere la fortezza, molto prima che il primo degli ausiliari riuscisse a
raggiungerli.
Continua a correre!, grid Macrone, inerpicandosi sul pendio. Quei bastardi ci hanno quasi
raggiunto.
Catone continuava a correre, con la testa ingobbita tra le spalle, come se quello lo rendesse in
qualche modo un bersaglio pi difficile per le spade dei cavalieri. Riusciva a malapena a sentire il
dolore dei piedi lacerati, totalmente concentrato sulla porta del forte, verso la quale correva con tutta la
forza che aveva in corpo. Il tonfo degli zoccoli dietro di lui era assordante, e allultimo minuto rischi
lanciandosi un altro sguardo alle spalle.
Merda!, grid, quando vide luomo alla testa del gruppo incombere minacciosamente su di
lui, con la spada sfoderata e pronta a sferrare un colpo mortale. Catone vide il luccichio trionfante negli
occhi scuri del nemico e i denti serrati in un ghigno ferale, poi inciamp e croll dolorosamente a terra.
Si gir distinto e sollev un braccio, e vide che luomo era esattamente nella stessa posizione di prima,
solo che ora i suoi occhi erano colmi di sorpresa. Lasta di una freccia gli sporgeva dal petto, e la spada
gli scivol dalla mano, cadendo con un rumore metallico a terra accanto a Catone. Poi luomo scivol
dalla sella e precipit con un tonfo pesante che gli tolse il fiato, e lanci un urlo dagonia. Catone
afferr larma e si accovacci a terra. Gli altri inseguitori a cavallo erano a pochissima distanza, e ora
schivavano il cavallo senza cavaliere. Catone lanci unocchiata a Macrone, che si era fermato diversi
passi pi avanti e si era voltato verso di lui.
Corri Macrone! Non fermarti!.
Neanche per sogno!.
Macrone fece un passo verso Catone, ma questultimo grid. Non puoi fare niente. Vai!.
Macrone rimase incerto per un attimo, ma quel momento di esitazione gli fu fatale, e un altro
cavaliere si avvicin tra lo scalpiccio degli zoccoli e lo scaravent a terra di schiena. Ma prima che il
cavaliere potesse colpirlo, una freccia gli si conficc in pancia con un rumore sordo, facendolo piegare
in due sulla sella e poi rotolare di lato. Gli uomini dietro di lui, confusi e impauriti dalla precisione
infallibile dellarciere, tirarono le briglie e alzarono lo sguardo verso la fortezza. Una terza freccia
squarci la gola del cavaliere pi vicino ai centurioni, e luomo cadde dalla sella stringendosi il collo e
farfugliando debolmente qualcosa, mentre il sangue zampillava dalla ferita. Poi uno dei suoi compagni
lanci un grido, e i due sopravvissuti girarono i cavalli e si lanciarono al galoppo sul sentiero, piegati in
avanti, non osando guardare indietro. Catone li osserv per un istante, con il petto ansimante, poi lasci
che la presa sulla spada si allentasse. Erano salvi. Si volt verso Macrone e disse: Tutto bene?
Tutto bene. Macrone deglut rumorosamente. Poi fece con il capo un cenno verso i tre corpi a
terra. Un arciere dannatamente abile.
Catone si gir e guard verso la balaustra sopra il corpo di guardia. Leggermente illuminato dal
sole al tramonto, Simeone abbass larco e fece un cenno con la mano.
Catone chin la testa, e dietro di lui Macrone soffoc una risata.
Ricordami di non provare mai ad assaltare una delle sue carovane.
...
.
...
CAPITOLO CINQUE.
...
.
...
Il mattino seguente, mentre la colonna lasciava la fortezza, gli uomini guardarono con cautela il
panorama che li circondava. Lattacco della sera prima non era opera di semplici banditi, era stato un
attentato premeditato alle vite dei due centurioni, ed era evidente che li avevano seguiti da
Gerusalemme. I sopravvissuti avrebbero dora in avanti seguito le loro mosse, in attesa di unaltra
opportunit per attaccarli. Catone pens che fosse anche possibile che i cinque uomini facessero parte
di un gruppo pi ampio, nel qual caso la colonna doveva proteggersi da una imboscata.
Come sono le condizioni del terreno tra qui e Bashir?, chiese Catone alla loro guida mentre si
lasciavano Qumran alle spalle e proseguivano lungo la riva del Mar Morto.
Dovremmo essere al sicuro da questa parte del Giordano, e arrivare in qualche modo sulla
sponda orientale. Il pericolo  l. Simeone sollev un braccio e indic le montagne dallaltra parte del
mare. Per raggiungere Bashir dovremo risalire un ripido uadi. Non raggiungeremo laltopiano prima
che faccia buio, e se i vostri amici tenteranno un altro attacco, sar l che accadr.
Non esiste una rotta alternativa?
Certo. Potremmo dirigerci pi a nord, dove c una strada pi sgombra per Filadelfia, per poi
deviare a sud lungo il percorso delle carovane per Petra. In questo modo il viaggio durerebbe tre giorni
in pi. Volete che vi conduca su quella rotta?.
Catone ci pens un momento e scosse la testa. Non mi sembra saggio concedere a quella gente
pi tempo per sferrare un altro attacco. Tu che ne dici, Macrone?
Se vogliono venire da noi, lasciamo pure che vengano stanotte. Io sono pronto.
Molto bene, allora, disse Catone con un sorriso. Prenderemo la via pi diretta.
Proseguirono in silenzio per un attimo, e lo sguardo di Macrone si pos per caso sulla punta
ricurva dellarco che sporgeva dalla bisaccia di Simeone.
Davvero bei tiri, ieri.
Grazie, centurione.
Macrone fece una breve pausa, poi continu con tono impacciato. Ci hai salvato la vita.
Simeone si volt e sfoder un sorriso smagliante. Non farei il mio lavoro se gli uomini le cui
vite sono stato chiamato a proteggere venissero uccisi. Che diamine! Floriano avrebbe chiesto il
rimborso del mio compenso.
Quindi sei un guardiano oltre che una guida?
Come ti ho detto ieri, centurione, ho trascorso molti anni nel deserto scortando le carovane.
Pi del tempo necessario per imparare a usare le mie armi. E poi sono stato addestrato dai migliori
guerrieri dArabia.
Perch hai smesso di scortare le carovane?
 una vita dura e stavo iniziando a esserne stufo. E ora il mio figlio adottivo ha preso il mio
posto. Murad comanda una compagnia di scorte e lavora sulla via tra Petra e Damasco.
 abile come te con larco?.
Simeone soffoc una risata. Come me? No, Murad lo  molto di pi.  molto pi tenace di me,
e altrettanto lo sono la maggior parte dei suoi uomini. Murad avrebbe fatto fuori quei cinque banditi
prima che riuscissero ad avvicinarsi tanto. Sput a terra con unespressione disgustata. Io sono
riuscito a sistemarne solo tre.
Macrone lanci unocchiata a Catone. Solo tre. Questuomo perde colpi.
Per favore, non parliamone pi, disse Simeone con voce sommessa. Gi me ne vergogno
abbastanza.
Daccordo, rispose Macrone con un sorriso. Per tuo figlio sembra proprio il genere duomo
che potrebbe essere utile allimperatore. Sarebbe un ottimo ausiliario. Mi chiedo se abbia mai preso in
considerazione questa ipotesi.
Perch dovrebbe?. Simeone sembrava sorpreso dal suggerimento di Macrone. Murad 
soddisfatto della sua vita. Il vostro impero non potrebbe permettersi di pagargli un decimo di quanto
guadagna scortando le carovane.
Oh, rispose Macrone con un certo imbarazzo. Era solo unidea.
Il giorno trascorse, noioso pi o meno come il precedente, e presto il caldo divenne soffocante.
Nella piatta valle del Giordano laria luccicava come argento vivo. Attraversarono il fiume in tarda
mattinata, in un punto in cui serpeggiava tra folti cespugli di canne. Cera un guado dove il fiume
scorreva in un ampio letto di sabbia e sassi, e i cavalli avanzarono sollevando spruzzi di schiuma
bianca. Guardando a monte, Catone vide sulla riva opposta unampia tettoia, ricoperta di foglie di
palma. Nellacqua bassa sotto alla tettoia cera un piccolo gruppo di persone, radunate intorno a un
uomo che li immergeva a turno.
Catone tir Simeone per un braccio e indic lassembramento. Che sta succedendo l?.
Simeone alz lo sguardo. Quello?  un battesimo.
Un battesimo?
 una tradizione locale. Si presume lavi via i peccati della persona che viene battezzata. 
molto popolare tra alcune sette. Ad esempio gli Esseni di Qumran.
Avevo intenzione di chiederti di queste sette, disse Catone. Quante sono? In cosa si
differenziano?.
Simeone scoppi a ridere. Sono pi simili di quanto tu possa immaginare, eppure a quanto
pare si odiano intensamente. Vediamo... Meglio iniziare da Gerusalemme. Le sette principali sono i
Sadducei, i Farisei e i Maccabei. I Sadducei sono tradizionalisti intransigenti. Credono che le sacre
scritture rappresentino il volere incontrovertibile di dio. I Farisei sono un po pi pragmatici e
sostengono che la volont di dio pu essere interpretata attraverso le sacre scritture. I Maccabei,
dallaltra parte, tendono verso posizioni intransigenti. Essi ritengono che i giudei sono il popolo
prescelto che un giorno governer il mondo. Rivolse un sorriso a Catone e prosegu. Puoi quindi
immaginarti cosa provano allidea di trovarsi sotto il dominio di Roma. Loro vi odiano pi di quanto
odiavano Erode e i suoi discendenti.
Perch li odiavano?
Perch erano Idumei, e non discendevano da una delle dodici trib originarie degli ebrei.
Macrone scosse la testa. Questi giudei sembrano piuttosto boriosi. Chiss perch, poi, visto
che sono stati sconfitti da ogni impero passato per la regione.
Simeone scroll le spalle. Forse credono che il loro dio li stia risparmiando per qualcosa di
speciale.
Il loro dio?. Catone guard la guida con curiosit. Ovviamente  anche il tuo, no?
Te lho detto. Non condivido pi quella fede.
In cosa credi?.
Simeone non rispose immediatamente, ma prima di parlare lanci una rapida occhiata alla folla
distante delle persone che venivano battezzate. Non so pi in cosa credo....
Che mi dici di quel gruppo che abbiamo incontrato ieri?, intervenne Macrone. Gli Esseni, o
come diavolo li hai chiamati.
Esseni, conferm Simeone. Loro sono abbastanza semplici. Gli Esseni credono che il
mondo degli uomini sia corrotto, malvagio e privo di spiritualit.  per questo che dio non ha aiutato la
Giudea. Cercano di vivere una vita semplice e austera. Tutti i beni appartengono alla comunit, e
vivono seguendo alla lettera la parola delle sacre scritture.
Quindi non sono i migliori compagni di bisbocce, giusto?.
La guida lanci unocchiataccia a Macrone. No, immagino di no.
Altre sette degne di menzione?
Solo una. La maggior parte dei suoi seguaci vive in un piccolo insediamento vicino a Bashir.
Sono molto simili agli Esseni, o almeno alcuni, quelli che si considerano i veri seguaci di Joshua. Il
problema  che hanno una fazione rivale.
Quella guidata da Banno, disse Catone.
S, esatto, disse Simeone guardandolo con sorpresa.
Devo aver sentito parlare di lui a Gerusalemme, si affrett a spiegare Catone.
Simeone continu. Banno afferma che Joshua voleva che la sua gente usasse la forza per
imporre lautorit dei suoi insegnamenti, e che gli Esseni stiano tentando di assumere il controllo del
movimento e corrompere la dottrina di Joshua. Lui sostiene che essi hanno ridotto il suo credo a una
serie di deboli credenze. La cosa assurda  che, sebbene abbiano un numero limitato di seguaci in
Giudea, secondo il mio amico Floriano stanno sorgendo cellule della setta in tutto limpero.
Chi  a capo di questa fazione?, domand Catone.
Simeone lo guard con attenzione. A che vi serve saperlo?  Banno il vero pericolo. Eliminate
lui, e la provincia potr realmente vivere in pace.
Certo, hai ragione, rispose tranquillo Catone.  solo che mi piace conoscere tutti i dettagli di
una situazione, tutto qui.
La riva opposta del Giordano si ergeva dolcemente, e il sentiero attraversava boschi e numerose
piccole fattorie, dove i campi venivano irrigati attingendo allacqua del fiume che dava vita allintera
vallata. Nel pomeriggio arrivarono vicino alla linea delle montagne che risalivano fino alla grande
piana, e la terra divenne molto pi brulla, con pochi segni di vita a eccezione di qualche raro gregge di
pecore sorvegliate dai bambini. Appena videro gli uomini a cavallo avvicinarsi, i bambini guidarono in
fretta le loro bestie in direzione opposta, scomparendo nelle piccole gole che si snodavano attraverso la
pianura.
Mentre il sole iniziava a scomparire allorizzonte, Simeone li condusse nello uadi, dove il
sentiero proseguiva snodandosi rasente le rocce, ma molto presto divenne talmente stretto che la
colonna pot proseguire solo in fila indiana, con i cavalli che avanzavano con grande cautela, tenendosi
lontani dal ciglio friabile del sentiero. Di tanto in tanto una delle bestie faceva staccare una piccola
roccia che ruzzolava lungo il pendio, seguita da una pioggia di ghiaia. Lo uadi era piuttosto secco ed
esposto al sole a picco, quindi non cera praticamente alcuna vegetazione, e i rumori prodotti dal
passaggio della colonna riecheggiavano sulle pareti di roccia sovrastanti.
Catone guard dietro di s e vide che gli restava poco pi di unora di luce.
Simeone... Non possiamo passare la notte lungo questo sentiero.
Poco pi avanti c unampia cengia. Ci accamperemo l.
 un posto sicuro?
S. Il sentiero prosegue in questo modo da entrambe le estremit della cengia. Non c altro
modo di raggiungerla. Neppure per una capra.
Catone annu sollevato.
Emersero sulla cengia proprio mentre lultimo sprazzo di sole scompariva allorizzonte e il
cielo si infiammava di brillanti riflessi arancioni e viola. Gli uomini smontarono da cavallo esausti, e
legarono tutti gli animali insieme lontano dal ciglio. Dalle grezze bisacce appese alle selle venne
estratto il foraggio, che fu poi sparso intorno agli animali affinch si cibassero. Dopo che loptio ebbe
piazzato delle sentinelle sul sentiero a entrambi i lati della cengia, gli uomini si sistemarono per la
notte.
Macrone diede lordine di non accendere fuochi. Nellaria limpida di montagna sarebbero stati
visibili da molte miglia di distanza, e avrebbero segnalato ai banditi, o peggio ancora ai sicari, la loro
posizione esatta. Appena lultima luce fu spenta, Macrone, Catone e Simeone si sedettero su una roccia
piatta e rimasero a guardare la valle del Giordano. Alla loro sinistra il Mar Morto si estendeva scuro e
minaccioso come il suo nome. Una manciata di piccole luci guizzavano nellampio fondo della valle, e
laria era talmente limpida che pi in l, in lontananza, Catone riusciva a distinguere un ammasso di
minuscoli bagliori.
Sollev una mano, e indicando quelle luci, disse:  Gerusalemme?.
Accanto a lui Simeone socchiuse gli occhi per un istante e annu. S. Hai una buona vista,
romano. Davvero molto buona.
 necessaria nel nostro lavoro.
Macrone fu scosso da un brivido. Fa freddo. Non lavrei mai pensato dopo il caldo che faceva
laggi.
Le notti saranno ancora pi fredde quando raggiungeremo laltopiano, disse Simeone
alzandosi in piedi. Vado a prendere i mantelli.
Grazie.
Mentre la guida procedeva verso le scure sagome sparpagliate degli uomini che si sistemavano
per la notte, Catone pieg allindietro la testa e guard verso il cielo. Simeone aveva ragione, era
davvero bello. Sopra di lui centinaia di stelle risplendevano di una fredda ed eterea lucentezza.
Sai, forse sto iniziando a capire perch il nostro amico ama questa vita.
Che c da amare?, borbott Macrone. Fa freddo, siamo circondati da indigeni ostili, e
lontani da una taverna e da una donna calda come non mai.
 vero, ma guarda le stelle... il paesaggio.  magnifico.
Macrone ferm lo sguardo sui lineamenti in penombra del suo amico, e scosse la testa con
compassione. Da quanti anni sei nellesercito? Quasi quattro?
S... E allora?
Quando la smetterai di parlare come un poeta finocchio?
Non lo so, disse Catone con voce sommessa. Immagino che accadr quando avr visto
abbastanza di questo mondo da esserne stanco.
Non vedo lora, disse Macrone a voce bassa mentre Simeone arrancava verso di loro con i
pesanti mantelli dellesercito infilati sotto al braccio.
Il mattino dopo ripresero a risalire il sentiero, ancora in fila indiana. Durante la notte, la
maggior parte degli uomini non erano riusciti a dormire per il freddo, e ora erano indolenziti e stanchi.
Nonostante ci continuarono a tenere docchio i dirupi sopra di loro per vedere se ci fossero segnali di
pericolo. Presto il sentiero si fece pi ampio e il pendio meno ripido, quindi Catone tir un sospiro di
sollievo e spron il suo cavallo per accostarsi a Simeone e Macrone.
A quanto pare li abbiamo seminati.
Sono solo un branco di donnette, grugn Macrone. Ecco cosa sono.
Simeone non rispose, ma si mise a scrutare la cresta bassa davanti a loro che delimitava linizio
del grande altopiano. Allimprovviso tir le briglie del cavallo e si ferm.
Hai parlato troppo presto, centurione, disse sommessamente. Guarda l.
Lo sguardo di Catone corse sulla cresta e si blocc quando vide un piccolo gruppo di uomini
che salivano dalle rocce, stagliandosi nitidi contro il cielo. Poi ne comparvero altri, decine di sagome, e
poi una fila di uomini a cavallo proprio dallaltra parte del sentiero, nel punto in cui attraversava il
crinale. Mentre loptio urlava ai suoi uomini lordine di scaricare gli equipaggiamenti, indossare gli
elmi e preparare le armi, la mano di Macrone afferr istintivamente limpugnatura della spada.
Ora s che siamo nei guai, disse a voce bassa.
Simeone si volt verso il centurione con un sorriso arcigno. Niente male per un gruppo di
donnette.
Mentre pronunciava quelle parole, uno degli uomini a cavallo fece avanzare con cautela
lanimale e discese il sentiero diretto verso i romani.
...
.
...
CAPITOLO SEI.
...
.
...
 Banno, disse Simeone a voce bassa.
Mentre Catone gettava via il cappello di paglia e si calcava lelmo in testa, guard la guida con
espressione sorpresa. Lo conosci?
Ci siamo conosciuti.
Come amici, spero.
Eravamo amici molti anni fa, disse, lanciando un rapido sguardo a Catone. Ma non ora.
Avresti potuto dirlo prima, borbott Catone.
Non pensavo fosse importante, centurione. E poi, tu non me lhai chiesto.
Se riusciremo a cavarcela, penso che dovrai rispondere a qualche domanda.
Banno tir le briglie del cavallo quando si trov a poca distanza da loro e sorrise riconoscendo
la guida. Poi si rivolse a lui in greco.
Quando i miei uomini mi hanno riferito dellarciere sulla fortezza, avrei dovuto immaginarlo.
Questi soldati romani non sono i benvenuti qui, ma la pace sia con te, Simeone di Betsaida.
E con te, Banno di Cana. In che modo possiamo esservi utili?
Voglio che questi ufficiali romani si consegnino a me. Tu e gli altri potete tornare a
Gerusalemme, dopo averci consegnato le armi.
Simeone scosse la testa. Sai che  impossibile. Disonoreresti me e la mia famiglia.
Banno lo fiss per un istante prima di proseguire. In nome dei vecchi tempi, ti chieder di
nuovo di consegnarmi questi due uomini e le vostre armi. Non voglio sporcarmi le mani con il tuo
sangue.
Allora scansati e lasciaci passare.
No. Quei due hanno ucciso tre dei miei uomini a Gerusalemme. Devono essere giustiziati per
dare un esempio al popolo della Giudea.
E io? Io ho ucciso tre dei tuoi uomini al forte.
Il mio nemico  Roma, Simeone. E dovrebbe essere anche il tuo. Poi allung una mano e
disse: Unisciti a noi.
No.
Banno lasci cadere la mano e rivolse lattenzione agli uomini dello squadrone di cavalleria.
Consegnatemi questi due ufficiali e non morirete. Deponete le armi!.
Macrone diede una leggera gomitata a Catone. Chi si crede di prendere in giro? Ucciderebbe
gli ausiliari un attimo dopo averli disarmati.
Prese fiato, estrasse la spada e si rivolse a Banno urlando: Se vuoi le nostre armi, vieni a
prenderle!.
Shh!, sussurr Catone tra i denti. Chi ti credi di essere? Leonida?.
Banno li guard per un attimo con occhio torvo, poi fece con la testa un cenno di commiato
verso Simeone, e dopo aver girato il cavallo risal al galoppo il pendio verso i suoi uomini. Macrone
grid rivolto al decurione. Quante probabilit abbiamo?
Se restiamo fermi e tentiamo di difenderci, nessuna. Dobbiamo attaccare, aprirci un varco e
fuggire. Date lordine, signore. Ma fatelo ora, prima che ci attacchino loro.
Macrone annu con un cenno della testa. Andiamo!.
Il decurione si rivolse di nuovo ai suoi uomini. Disponetevi in cunei serrati!.
Mentre i cavalli si trascinavano in posizione, Macrone e Catone si strinsero le cinghie degli
elmi, slegarono il loro bagaglio e lo gettarono a terra. Simeone prese il suo arco e lo apr con cautela, lo
incord, e poi sleg lestremit della faretra. Quando i tre uomini si erano ormai uniti allo
schieramento, Banno, raggiunti i suoi, stava sbraitando una sfilza di ordini. Aveva posizionato
frombolieri e arcieri su entrambi i fianchi, e nel mezzo, a cavallo del sentiero, cera un gruppo di
uomini a piedi, la maggior parte dei quali scarsamente armati e con scudi di vimini. Alcuni indossavano
elmi e corazze di cuoio. Poco pi indietro di loro, proprio sulla cresta del crinale, cerano Banno e i
suoi cavalieri, armati con un misto di lance e archi. Appena Catone vide i frombolieri iniziare a
sistemare le pietre nelle loro giberne, si rivolse al decurione.
Ora! Dai lordine ora!.
Il decurione annu con un cenno del capo, prese fiato e grid: Squadrone! Avanzate!.
Lirregolare formazione a cuneo avanz formando piccole onde, con gli ausiliari che
stringevano forte le briglie in una mano dietro agli scudi. Nellaltra impugnavano le lance, in posizione
verticale, per non rischiare di ferire i compagni prima di entrare in contatto con il nemico. Sopra di
loro, su entrambi i lati, i frombolieri stavano iniziando a far roteare le armi sulle teste, mentre gli arcieri
estraevano gli archi. Catone si ritrov a desiderare con rabbia che il decurione ordinasse ai suoi uomini
di caricare, prima che fosse troppo tardi. Poi si trattenne. Il decurione era un professionista, e
conosceva il suo lavoro.
Squadrone, al trotto, avanti!.
I suoi uomini spronarono i cavalli, e la formazione avanz sbandando, proprio mentre la prima
scomposta raffica di colpi di fionda e di frecce formava un arco in aria. Limprovviso cambio di
andatura confuse la mira accurata dei banditi, e la maggior parte dei colpi caddero a terra poco pi
indietro del cuneo. Una manciata di tiri colp gli scudi degli uomini che si trovavano in posizione pi
arretrata, e un cavallo nitr terrorizzato quando una freccia gli si conficc sulla groppa. Lanimale
arretr, ma il cavaliere riusc a rimanere in sella e incit il cavallo a tornare nello schieramento.
Allattacco!, grid il decurione dalla testa del cuneo, agitando la spada in aria. I suoi uomini
urlarono il loro grido di battaglia, premettero i talloni sui fianchi dei cavalli e il cuneo balz in avanti.
Nella seconda fila, Catone e Macrone strinsero le briglie e resistettero mentre i loro animali avanzavano
con tutti gli altri, criniere e code svolazzanti. Polvere e sabbia riempirono laria mentre la carica
irrompeva sul pendio verso Banno e i suoi banditi. Dai lati gli aggressori tirarono altre frecce e sassi
contro i romani, e questa volta pi colpi andarono a segno. Davanti, alla sua sinistra, Catone vide una
pietra colpire al capo uno degli ausiliari. Il colpo fece piegare di lato la testa delluomo e dalle sue dita
inerti caddero la lancia, lo scudo e le briglie, facendo sbandare il cavallo. Poi il cavaliere croll dalla
sella e il cavallo da solo prosegu al galoppo. Alla sua destra Catone vide di sfuggita Macrone, con
lespressione cupa, piegato in avanti al massimo che gli consentivano i corni della sella. Dietro di lui
cera Simeone, che in una sola magnifica mossa accoccava una freccia e sollevava larco, pronto a
tirare.
Davanti a loro Banno sfrecci verso i suoi fanti e li incit a mantenere le posizioni. Ma la vista
della cavalleria che avanzava spavent alcuni di loro, e si dispersero, fuggendo di corsa dalla traiettoria
dei cavalieri. Poi, prima che Catone potesse rendersene conto, si scontrarono contro la linea nemica. Di
colpo laria si riemp dello stridio e del rumore metallico delle armi, dei grugniti e delle grida degli
uomini, degli sbuffi e dei nitriti dei cavalli. In basso alla sua destra Catone vide unimmagine sfocata, e
spinse la spada verso un uomo agile che indossava un sudicio turbante. Luomo si tuff di lato e la
punta della spada gli sfior la spalla. Con un ringhio, luomo assest un colpo a Catone con la sottile
lama curva, e Catone tir indietro la spada appena in tempo per bloccare il colpo con la guardia della
sua arma. Poi assest un fendente, colpendo forte il turbante con il filo della lama. La stoffa ne assorb
la forza, ma il colpo tramort luomo, che croll nella polvere, dimenandosi tra i piedi e gli zoccoli di
chi era intrappolato nello scontro mortale. Catone si guard intorno, e vide che Macrone era alle prese
con un paio di spadaccini, e gli urlava in faccia insulti sfidandoli a battersi. Simeone estrasse una
freccia, e girandosi sulla sella prese rapidamente la mira, poi lasci la corda. La freccia vol in aria per
circa dieci passi, infilzandosi nel petto di un uomo e uscendogli dalla schiena in una massa
sanguinolenta di carne lacera.
Avanti!, grid Catone. Non vi fermate! Andate avanti!.
Il decurione si guard indietro, annu con un cenno della testa, e raccolse lordine. I suoi uomini
spinsero i cavalli in avanti liberandosi dai briganti, e appena furono a debita distanza risalirono lultimo
tratto del pendio verso i cavalieri in attesa. Banno estrasse la spada e, tenendo uno scudo tondo stretto
saldamente nella sinistra, url un ordine ai suoi uomini. Con un grido, questi lanciarono in avanti i
cavalli, diretti verso gli ausiliari. Lo schieramento a cuneo si era da tempo rotto, e ora i romani
attaccavano come una massa scomposta. Le due formazioni si incontrarono in un vortice di spade
luccicanti, cavalli, pezzi di stoffa che volavano e armature scintillanti. Senza uno scudo Catone si
sentiva terribilmente vulnerabile, quindi si pieg in avanti, tenendo la spada bassa mentre spingeva il
suo cavallo nella mischia, tentando di aprirsi un varco tra i banditi. Sent la voce di Macrone strepitare
sopra il frastuono. Apritevi un varco! Apritevi un varco!.
Catone vide qualcosa luccicare alla sua destra, poi un bagliore bianco accecante mentre una
lama risuonava sul lato del suo elmo. Premette energicamente i talloni sui fianchi del cavallo e quello
balz in avanti, appena in tempo per evitare il colpo che sibil nellaria sfiorandogli il collo. Puntini
luccicanti gli guizzarono davanti agli occhi e gli si schiar la vista, quindi si rivolse di nuovo verso
lavversario. Vide un volto scuro circondato da una massa di barba e capelli neri e luomo grid
sollevando la spada per sferrare un altro colpo. Catone alz la spada, blocc il colpo e, infilando larma
sotto la curva disegnata dalla lama delluomo, la infilz nel suo polso peloso. Sent di aver colpito
qualcosa di solido e luomo grid, tirando indietro il braccio, mentre uno zampillo di sangue sgorgava
dalla ferita profonda. Catone si avvicin al bandito, e chinandosi su di lui gli immerse la spada nel
petto, e dopo averla fatta ruotare la estrasse violentemente. Poi lanci una rapida occhiata alle altre
sagome che incombevano tra la nuvola di polvere, cercando di orientarsi, vide un pezzo di terreno
sgombro tra due cavalli senza cavaliere, e gir il suo animale in quella direzione, battendo di piatto la
lama della spada sulla groppa del cavallo. La bestia balz fuori dalla nuvola di polvere, e Catone vide
che era riuscito ad aprirsi un varco attraverso gli uomini di Banno.
A me! Romani, a me!, grid.
Emersero altre figure. Cera Simeone, con larco e le briglie in una mano e la spada nellaltra,
che sferrava colpi contro un uomo con il turbante che stava cercando di raggiungerlo. Cerano altri
ausiliari, e poi Macrone, che disarcionava un assalitore e lo buttava a terra con un braccio stretto forte
intorno al collo. Allimprovviso Catone ebbe la sensazione che tutto intorno a lui girasse
vorticosamente, e poi gli si annebbi la vista. Prov a sbattere le palpebre, ma continuava a vedere tutto
sfocato, e un orribile senso di nausea gli provoc un conato di vomito.
Sent una voce vicino a lui gridare: Catone!, e comparve una sagoma scura. La vista gli si
schiar un po e vide Macrone. Stai bene?
Mi hanno colpito alla testa, disse Catone biascicando, tentando di tenersi in equilibrio. Tra
un attimo star bene.
Non possiamo aspettare. Dammi le tue briglie.
Prima ancora che potesse acconsentire, Catone si sent strappare le briglie dalla mano sinistra, e
afferr un corno della sella, mentre Macrone spronava il suo cavallo, trascinando bruscamente quello di
Catone dietro si s. Mentre fuggivano dai banditi, Catone inizi a vedere leggermente meglio, ma
aveva la vista ancora molto annebbiata e il bisogno di rimettere era pi forte che mai. Intorno a lui vide
che la maggior parte degli ausiliari si era dispersa e fuggiva al galoppo dai banditi lungo la cresta. Alle
loro spalle il combattimento continuava intorno a una manciata di uomini che erano ancora intrappolati.
Ma ormai alcuni fanti stavano puntando in preda alleccitazione verso i romani in fuga, gridando verso
i loro compagni a cavallo. Banno cerc di riportare rapidamente allordine i suoi uomini, ma le prede
avevano ormai un vantaggio di mezzo miglio su di lui quando i suoi cavalieri iniziarono
linseguimento. Tuttavia, i loro animali erano poco carichi, e i cavalieri indossavano unarmatura
leggera o nessuna, quindi si muovevano velocemente, e stavano per raggiungere i romani. Gli ausiliari,
per, montavano i migliori cavalli della provincia, e presto la maggiore resistenza degli animali
dellesercito inizi a farsi sentire, mentre i briganti erano sempre pi esausti e solo un numero esiguo
dei loro cavalli era in grado di tenere il passo degli ausiliari.
Restate sul sentiero!, grid Simeone. Seguitelo fino alla fortezza!.
Catone aveva sempre pi frequentemente le vertigini, e temeva di svenire. Macrone continuava
a guardare indietro con espressione preoccupata; la ferita alla testa di Catone era evidentemente pi
seria di quanto non fosse apparso da principio. Poi accadde. Catone perse i sensi e inizi a scivolare
dalla sella. Macrone se ne accorse appena in tempo e tir le briglie per fermare il suo cavallo, in modo
da affiancarsi a Catone, riuscendo ad afferrare lamico e a sostenerlo. Si guard intorno disperato, ma
la maggior parte degli ausiliari era gi pi avanti rispetto a lui.
Aiutatemi!, url.
Luomo che si trovava in posizione pi arretrata si volt, incroci per un attimo lo sguardo del
centurione, poi gir e incit il suo cavallo. Anche Simeone ud il grido di richiamo, e torn al galoppo
verso Macrone.
Che gli  successo?
 stato colpito alla testa.  solo svenuto. Quanto manca a Bashir?.
Simeone si volt a guardare il sentiero. Due o forse tre ore di cavallo a ritmo sostenuto.
Dannazione. Ci raggiungeranno molto prima di arrivare l.
Simeone non disse nulla. Sapeva che era vero. Con Catone che aveva bisogno di essere
sostenuto, Macrone avrebbe rapidamente perso terreno sui loro inseguitori.
Cosa pensi di fare, centurione?.
Macrone si volt a guardare le sagome distanti dei cavalieri che lo inseguivano. Aggrott per un
attimo la fronte e poi fece un cenno del capo tra s e s. Daccordo. Tu prendi lui, e io cercher di
trattenere quei bastardi il pi possibile.
Simeone lo fiss intensamente. Lascialo qui.
Cosa?
Ho detto lascialo qui. Non riuscirai a trattenerli abbastanza da consentire a noi di scappare. O
morir lui, oppure moriremo tutti e tre.
Non posso, disse Macrone con espressione disperata guardando il volto pallido di Catone
riverso sulla sua spalla. Lui  mio amico.  pi di un amico,  come un figlio. Non lo lascer morire.
Simeone guard i loro inseguitori e poi si gir di nuovo verso Macrone con unespressione
cupa. Daccordo, portalo tu. Rimani sul sentiero. Io cavalcher con te e li terr a distanza.
E come?
Con questo, disse Simeone sollevando il suo arco. Poche miglia pi avanti, il sentiero devia
verso un villaggio. C un canalone tortuoso accanto alla strada. Quando arriveremo l, fa esattamente
ci che dico. Capito?.
Macrone sgran gli occhi per un istante, torturato dal dubbio, poi annu.
Bene! Ora andiamo!.
Avanzarono lungo il sentiero, su entrambi i fianchi di Catone, sostenendo il corpo accasciato in
modo che rimanesse in sella. Ma la loro velocit si era enormemente ridotta, e ogni volta che Macrone
guardava indietro vedeva che i pi veloci dei nemici a cavallo si avvicinavano sempre pi. Davanti a
lui, gli ausiliari in posizione pi arretrata si allontanavano, diventando una sagoma confusa tra la
polvere sollevata dai compagni. Macrone li maled per un attimo, poi si rese conto che, a causa della
polvere, il decurione e i suoi uomini non potevano accorgersi della situazione in cui si trovava.
Alle loro spalle, un gruppo di quattro banditi stava rapidamente recuperando terreno, a una certa
distanza dagli animali pi deboli dei loro compagni. Sapevano che presto i romani sarebbero stati alla
loro merc, e incitavano i cavalli pregustando freneticamente il momento in cui avrebbero agguantato
la preda.
Avevano disceso alcune colline, e ora stavano emergendo su un altopiano: una distesa ondulata
di terreno roccioso sul quale era stata sgombrata una striscia sottile per tracciare il sentiero. Simeone
allontan il suo cavallo da quello di Catone e grid verso Macrone. Prosegui. Io rimarr poco pi
indietro di te.
Macrone annu, strinse la presa sulla spalla di Catone e continu a cavalcare. Dietro di lui
Simeone sollev il coperchio della faretra, estrasse una freccia e fiss la cocca con precisione alla corda
dellarco, mentre il suo cavallo continuava a percorrere il sentiero al piccolo galoppo, governato da
Simeone con una leggera pressione delle ginocchia. Lasci che gli inseguitori si avvicinassero ancora,
sempre di pi, finch non furono a circa trenta passi dietro di lui. Solo a quel punto si gir di scatto
sulla sella, svelando il suo arco e mirando con precisione al bandito pi vicino. Luomo rimase sorpreso
e si accovacci per schivare il colpo, ma Simeone non stava mirando a lui, e infatti lasci la corda e la
freccia and a conficcarsi nel petto del cavallo. Con un acuto nitrito di dolore e terrore il cavallo
barcoll, poi ruzzol a terra, schiacciando il cavaliere. Nel frattempo Simeone aveva gi accoccato la
seconda freccia e si era girato per mirare al bersaglio successivo. I banditi avevano perso leggermente
terreno mentre deviavano per schivare il cavallo abbattuto, che si dimenava sulla schiena, scalciando in
aria per tentare di togliersi la freccia appuntita conficcata nel petto. Poi ripresero ad avanzare,
avvicinandosi abbastanza da consentire alla guida di vedere le loro espressioni torve e determinate.
Simeone abbatt i cavalli uno dopo laltro, lasciandoli tra la polvere. Poi, chinando il capo con
espressione soddisfatta, richiuse la sua faretra, appese larco al corno della sella, e raggiunse Macrone.
Poco dopo, i tre uomini arrivarono al punto dove Simeone aveva detto che la strada si biforcava,
e uno stretto sentiero si infilava in una bassa vallata e si snodava verso un ampio uadi. Il decurione e i
suoi uomini attendevano allincrocio, incerti su quale strada prendere. I cavalli erano stremati e i loro
fianchi si sollevavano e si contraevano come mantici. Il decurione sembr sollevato di vederli, ma poi
si accorse che Catone era svenuto.
 ferito?
No, rispose Macrone con freddezza. Si sta facendo un sonnellino. Ma certo che  ferito!.
Il decurione si rese immediatamente conto del problema. Ci rallenter.
Simeone indic il ramo principale della strada. Voi proseguite da quella parte. Vi condurr alla
fortezza. Centurione, tu va con loro.
Cosa?, disse Macrone sussultando. Neanche per sogno! Io resto con lui.
Se lui resta con te, ti prenderanno prima che tu possa raggiungere il forte.
Te lho detto. Non lo lascer nelle mani di Banno.
Banno non lo avr. Lo porter in un posto sicuro.
Macrone scoppi a ridere. Un posto sicuro? Qui?.
Simeone indic il sentiero laterale. C un villaggio a circa un miglio da qui. Ci vivono
persone che conosco e delle quali mi fido. Loro ci daranno rifugio. Una volta arrivato al forte, torna
indietro con una colonna di soccorsi. Vigiler su di voi.
 una follia, protest Macrone. Perch dovrei fidarmi di questa gente? Perch dovrei
fidarmi di te?.
Simeone lo fiss intensamente. Ti giuro sulla vita dei miei figli che con me sar al sicuro. Ora,
dammi le briglie.
Macrone rimase immobile per un secondo, valutando la situazione. Non voleva lasciare Catone,
ma se avesse continuato con lui fino al forte, sarebbero quasi certamente morti entrambi.
Signore!. Uno degli ausiliari indic il sentiero. Riesco a vederli!.
Macrone lasci cadere le briglie e si ripar gli occhi. Simeone raccolse le briglie prima che il
centurione potesse cambiare idea, e tenendo Catone con una mano guid il cavallo verso il sentiero
laterale.
Aspettate qui per qualche istante, grid voltandosi indietro. Aspettate finch non sar pi
visibile, poi proseguite. Loro seguiranno voi.
Appena Simeone e Catone furono scesi al di sotto del sentiero principale, il decurione gir il
suo cavallo. Andiamo!.
Gli ausiliari lo seguirono, spronando e incitando i loro animali. Macrone attese un attimo,
combattuto tra il restare con il suo amico e arrivare al forte il pi rapidamente possibile per dare
lordine di mandare una colonna a soccorrerlo. Poi afferr le briglie e premette i talloni sui fianchi del
cavallo e part dietro agli ausiliari. Mentre lanciava un ultimo sguardo alla gola nella quale le due
sagome erano scomparse, Macrone giur solennemente a se stesso che, se fosse successo qualcosa a
Catone, lui non avrebbe avuto pace finch Simeone non lavesse pagata con la sua stessa vita.
Simeone condusse i due cavalli nel letto secco del fiume, e segu per un attimo il suo corso,
finch arriv a unansa. L ferm gli animali e attese. I cavalli erano esausti, e sbuffavano e respiravano
pesantemente mentre strisciavano gli zoccoli a terra.
Shh!, disse Simeone a voce bassa, accarezzando delicatamente il collo del suo cavallo. Non
facciamoci scoprire, daccordo?.
In lontananza sentiva il debole scalpiccio dei cavalli che si avvicinavano. Simeone preg
silenziosamente che i suoi inseguitori fossero abbastanza decisi a dare la caccia a Macrone e agli altri,
ignorando il tranquillo sentiero laterale. Il rumore del loro avvicinamento divenne rapidamente pi
forte, e Simeone sent il suo corpo irrigidirsi mentre aspettava che passassero. Accanto a lui, Catone si
raddrizz allimprovviso sulla sella, e spalanc gli occhi guardandosi intorno con espressione confusa.
Che cosa... Dove sono?
Zitto, ragazzo!. Simeone gli strinse forte il braccio. Ti supplico.
Catone lo fiss, poi strizz gli occhi e fu pervaso da unaltra ondata di vertigini. Fu scosso da un
conato di vomito e rigett sulla sua casacca di maglia e sul fianco lucido del cavallo. Sput debolmente
per pulirsi la bocca, poi si accasci di nuovo, borbottando delirante: Perch  la mia fottuta tenda...
ecco perch.
Simeone rilass le spalle sollevato appena il romano si azzitt di nuovo. Tese le orecchie e
ascolt i banditi avvicinarsi al galoppo, gridando ferocemente in preda alleccitazione
dellinseguimento degli ausiliari ben visibili. Nessun rumore faceva pensare che si fossero divisi o che
avessero rallentato allincrocio tra i due sentieri, e proseguirono al galoppo finch il suono svan in
lontananza. Simeone attese che tornasse il silenzio, restando in ascolto di eventuali rumori di qualche
ritardatario, ma non si udiva nulla. Poi, schioccando la lingua, fece girare i cavalli e risal la gola verso
il sentiero e, sostenendo Catone con la massima cautela, condusse gli animali in direzione del villaggio.
Catone si svegli di soprassalto da un brutto sogno. Immediatamente, qualunque fosse il terrore
che lo aveva spinto a riprendere conoscenza, quella sensazione svan, ancor prima che lui potesse
ricordarsene. La testa gli faceva molto male, e le tempie pulsavano dal dolore. Apr gli occhi e
immediatamente il dolore crebbe a causa della luce rovente del sole. Sbatt le palpebre e socchiuse gli
occhi, e quando le narici gli si riempirono dellodore acre del suo vomito ebbe un altro conato, e si
port una mano sulla bocca.
Un attimo dopo, quando apr di nuovo gli occhi, il dolore lancinante causato dalla luce si era
leggermente attenuato, e vide che stava entrando a cavallo in un piccolo insediamento. Su entrambi i
lati cerano piccole case di pietra ben tenute ricoperte di fango. Sporgenti dai fianchi delle case cerano
tettoie per ripararsi dal sole coperte di foglie di palma, e qui e l svettavano i tronchi snelli delle palme.
Poi Catone si accorse delle persone, semitici vestiti con morbide vesti dai colori chiari, i bambini con
semplici tuniche. Le donne e gli uomini macinavano il grano dentro ciotole di pietra, e un piccolo
gruppo sembrava impegnato in una sorta di raduno allesterno degli edifici pi grandi, e quando
Simeone fece passare accanto a loro i cavalli, si fermarono a guardarli. Simeone chin la testa in segno
di saluto a una persona dopo laltra, e poi si ferm davanti a una piccola casa al centro del villaggio.
Dopo essere scivolato gi dal suo cavallo, aiut Catone a scendere, reggendo a fatica il peso del corpo
del centurione, e mentre avanzava arrancando verso lingresso con un braccio di Catone sulla spalla,
dalla casa usc unanziana donna.
Aveva i capelli grigi, gli occhi scuri e i lineamenti sorprendentemente belli. Sebbene fosse
piccola di statura e magra, aveva un portamento elegante, e fiss per un attimo i due uomini che si
avvicinavano alla soglia di casa sua.
Simeone ben Giona, disse in greco con tono severo. Non ti fai vedere da pi di un anno e ti
presenti a casa mia con un soldato romano ubriaco. Che significa questo?
Non  ubriaco.  ferito e ha bisogno daiuto.  anche pesante... Mi farebbe comodo una
mano.
La donna fece un cenno di impazienza, e si avvicin per aiutare Catone sullaltro fianco.
Quando lei inizi a sostenerlo, Catone si mosse, gir la testa e si present con un sorriso. Centurione
Quinto Licinio Catone, al vostro servizio.
Sei benvenuto nella mia casa, centurione.
E di chi sarebbe questa casa?
Lei  una mia vecchia amica, spieg Simeone. Miriam di Nazareth.
A Catone girava ancora la testa, e si sforz di dare un senso a quella situazione. Nazareth.
Questa non pu essere Nazareth.
Non lo . Questo  il villaggio di Heshaba.
Heshaba? Carino. Chi ci vive?
 una comunit, disse Miriam. Siamo seguaci di Joshua.
Joshua... Catone si sforz per un attimo di pensare, poi si ricord che si trattava delluomo che
era stato giustiziato da Roma. Si guard intorno, e vedendo i volti degli abitanti, un brivido gelido di
paura gli corse lungo la schiena.
...
.
...
CAPITOLO SETTE.
...
.
...
Macrone rallent intenzionalmente il passo quando i banditi raggiunsero il punto in cui la strada
si biforcava, per essere sicuro che lo seguissero. Appena li vide oltrepassare al galoppo il sentiero
laterale, incit il cavallo e quello riprese a galoppare, pestando forte il terreno. Si guard indietro e vide
che i briganti lo stavano raggiungendo, ed erano a circa duecento passi da lui. Se il suo cavallo fosse
caduto, o si fosse stancato troppo in fretta, lo avrebbero raggiunto in un attimo. Un romano contro
trenta uomini o pi. Pens amaramente che non aveva molte possibilit di uscirne vivo. Se solo avesse
saputo usare larco come Simeone. Non aveva mai visto un arciere come lui, anche se ne aveva sentito
parlare. Solo una nazione in Oriente aveva arcieri considerati capaci di compiere tali prodezze. La
Partia. Quindi... si sent lo stomaco diventare di ghiaccio. Se Simeone era una spia dei parti, voleva
dire che aveva lasciato Catone nelle mani di uno dei pi acerrimi e antichi nemici di Roma. Ma non era
possibile. Simeone non aveva laspetto di un parto. Non sembrava affatto uno di loro e, dopo tutto, il
giorno prima aveva salvato la vita a entrambi. Ma allora chi era esattamente Simeone di Betsaida?
Macrone giur a se stesso che, se fosse riuscito a sfuggire ai suoi inseguitori, lo avrebbe
scoperto. Ma in quel momento una sola cosa contava: stare lontano dalle grinfie di Banno e dei suoi.
Non cera alcun dubbio che Banno, per punirli per la morte degli uomini della sua banda di sicari,
avrebbe cercato una vendetta atroce e prolungata. Si volt e vide che i banditi erano ancora a una certa
distanza, e non sembrava che si stessero avvicinando troppo.
Vai ragazza mia!, grid alla sua cavalla. Corri come se fosse lultimo giro al Circo
Massimo.
Lanimale sembr percepire la sua voglia di vivere e allung il collo lucido pestando gli zoccoli
sul terreno accidentato. Vedendo davanti a s gli ausiliari, Macrone si rese conto che stava per
raggiungerli, e si sent leggermente confortato. Per lo meno, se i briganti li avessero raggiunti, le
possibilit di avere scampo sarebbero aumentate. Migliori possibilit, stesso risultato, pens
Macrone. Tuttavia, con qualche uomo a combattere al suo fianco, forse sarebbe riuscito a far fuori pi
di uno di quei bastardi prima che arrivasse il suo turno.
Attravers di corsa il deserto, e quando la distanza inizi a farsi sentire sulle riserve di energia
del cavallo, lanimale inizi a rallentare, e presto riusc a malapena a procedere al piccolo galoppo. Una
rapida occhiata davanti e unaltra alle sue spalle gli bastarono per capire che tutti gli animali erano
esausti, e con il sole sempre pi alto in cielo presto il caldo indebol le poche forze rimaste. Avevano
cavalcato pi a lungo e pi duramente di quanto fossero abituati, ed erano stremati. Uno dopo laltro i
cavalli degli ausiliari smisero di galoppare e ridussero il passo a unandatura stanca, e Macrone
raggiunse i ritardatari quando anche il suo animale non ce la faceva pi.
Il decurione arretr per cavalcare al suo fianco. Dove sono il centurione Catone e la guida?
Non riuscivano a tenere il nostro passo, spieg Macrone. Si stanno nascondendo, e
torneremo da loro con gli uomini della fortezza.
Il decurione scroll le spalle. Se ci saranno ancora.
Lufficiale ausiliario lasci che Macrone proseguisse lungo il sentiero e aspett per raccogliere
gli uomini rimasti indietro. A mezzo miglio di distanza i banditi avanzavano in una nuvola di polvere.
Spinsero due volte i loro cavalli al galoppo, e i romani fecero altrettanto, incitando duramente gli
animali, finch i banditi rinunciarono e continuarono al passo con unandatura costante, e a quel punto
anche i romani tirarono le redini, ed entrambi gli schieramenti proseguirono sul sentiero sotto il caldo
rovente del sole di mezzogiorno.
A un certo punto, pi avanti, dove il calore faceva luccicare il terreno come se fosse ricoperto
dacqua, Macrone vide davanti a s una bassa sagoma tremolante. Socchiuse gli occhi e gli ci volle un
attimo per capire di cosa si trattasse, e quando cap sent un tonfo al cuore. Si gir sulla sella e si rivolse
gridando ai suoi ausiliari.
 la fortezza, ragazzi! L davanti!.
Gli uomini si sentirono immediatamente sollevati, e fissarono il sentiero, alcuni schermandosi
gli occhi per proteggersi dal bagliore e vedere meglio Bashir, che era ormai a non pi di due miglia da
loro. Mentre si avvicinavano e la foschia dovuta al calore iniziava a dissolversi, Macrone riusc a
visualizzare maggiori dettagli. La fortezza era costruita con la pietra, e aveva quattro torri massicce,
una a ogni angolo. Tra di esse si estendevano lunghe mura con una piccola torretta su entrambi i lati
dellingresso principale che dava sulla strada. Poco distante dalla fortezza cera un bacino idrico
costruito in un avvallamento del terreno, dove convergevano due canali di scolo. Macrone riusc a
distinguere le piccole sagome scure di un gruppo di uomini che li osservavano avvicinarsi da una delle
torri. Alle loro spalle, dai banditi si sollev un fievole grido quando videro la fortezza, e incitarono i
loro animali a fare un ultimo sforzo per raggiungere i romani prima che riuscissero a mettersi in salvo.
Il decurione rispose immediatamente. Squadrone... avanti!.
Incit con i talloni il cavallo, e lanimale stanco barcoll in un piccolo galoppo, e subito i suoi
uomini lo seguirono, avanzando pesantemente lungo il sentiero, mentre i loro inseguitori accorciavano
le distanze, accanendosi nel tentativo di farli fuori. Macrone faceva del suo meglio per tenere il passo
con gli ausiliari, ma era un fante e non era abituato a tirare fuori il meglio dal suo cavallo, quindi
lentamente rimase indietro. Mentre gli ausiliari si avvicinavano alla fortezza, il cancello si apr e usc
una massa di uomini armati dalla testa ai piedi che marciarono velocemente verso i compagni, pronti a
fornire una scudo protettivo contro gli inseguitori. Un ufficiale allinterno della fortezza aveva reagito
prontamente, e Macrone si ripromise di ricordarsi di ringraziare quelluomo se fosse riuscito a sfuggire
ai banditi che lo inseguivano.
I primi ausiliari attraversarono il varco nella linea di fanteria, e dopo aver velocemente tirato le
redini, smontarono dai cavalli esausti. Macrone guard indietro e vide che gli uomini di Banno erano
ormai ancora pi vicini, in sella ai cavalli con la bava alla bocca.
Forza, bastarda!, sbrait Macrone nelle orecchie dritte e rigide dellanimale. Corri! Oppure
finiremo entrambi in pasto agli avvoltoi.
Il cavallo percep la sua ansia di arrivare e procedette verso la linea di fanteria, quanto pi
velocemente gli consentissero le sue membra tremanti. Poi, a un certo punto, quasi inciamp, barcoll
per un attimo e le zampe anteriori iniziarono a cedergli. Macrone lasci le briglie e afferr i corni della
sella con tutta la forza per evitare di essere sbalzato in avanti. Lanimale rallent e poi croll a terra,
cadendo di pancia al suolo con un tonfo. Macrone si alz immediatamente e scatt di corsa verso la
fanteria che avanzava. Alle spalle sent il grido di esultanza dei banditi che gi sentivano lodore del
suo sangue. Si guard indietro e vide che erano a poca distanza da lui, le armi in pugno, e luomo alla
loro testa era piegato su un fianco con la spada sollevata pronta a colpire. Poco oltre la linea di fanteria,
il decurione fece dietrofront, estrasse larma e spron il suo cavallo lungo il sentiero, sbalzando di lato
un soldato mentre si precipitava verso Macrone. Allultimo momento grid: Abbassatevi!.
Mentre gli si riempivano le orecchie del ritmo martellante degli zoccoli, Macrone si lanci di
lato, fuori dal sentiero, e rotol pesantemente a terra, rimanendo senza fiato. Una grande ombra
danzava accanto a lui, e ud il sibilo di una spada che fendeva laria. Poi le zampe dei cavalli gli furono
addosso, e Macrone si rannicchi su se stesso, riparandosi la testa con le braccia massicce mentre una
nuvola di ghiaia lo avvolgeva. Le lame sbattevano una contro laltra con un clangore metallico, e il
decurione url: Non ci riuscirai, bastardo!. Ogni volta che Macrone tentava di alzare lo sguardo,
veniva accecato dalla sabbia e dalla polvere, e riusciva solo a sentire il rumore degli uomini che
combattevano intorno a lui. Poi qualcosa di caldo e umido gli schizz addosso, e una voce grugn
trionfante.
Prendeteli!, grid qualcuno. Stategli addosso, Seconda Illirica!.
A un certo punto Macrone fu circondato da piedi ricoperti di calighe, altre ombre, e qualcuno lo
afferr sotto le braccia e lo sollev da terra.
Stai bene, amico?. Davanti a lui vide il viso di un uomo. Poi il soldato not la cotta di maglia
e le borchie sullarmatura, e disse: Scusatemi, signore. State bene?.
Macrone era stordito. S, sto bene.
Poi not lo sguardo perplesso sul volto delluomo e, abbassando gli occhi, vide una larga
striscia di sangue che dalle spalle gli scendeva sul braccio sinistro. Tast con le dita, ma non trov
alcuna ferita. Non  mio.
Il soldato tir un sospiro di sollievo, fece un cenno con il capo e si volt, precipitandosi dietro ai
suoi compagni che stavano respingendo i banditi. Macrone chiuse gli occhi e si pul la sabbia dal viso
con il dorso dellavambraccio irsuto, poi si guard intorno. Gli uomini della fortezza stavano
inseguendo i briganti sopravvissuti, colpendo loro e gli animali con le lance. A terra, accanto a
Macrone, giacevano i corpi di tre banditi e del decurione. Questultimo era disteso supino, gli occhi
spalancati verso il sole, la bocca aperta. La lama di una spada gli aveva trafitto la gola spuntando dalla
schiena, e la terra intorno a lui era impregnata di sangue.
Povero bastardo..., borbott Macrone, prima di rendersi conto che il decurione si era
sacrificato per salvare luomo che era stato incaricato di scortare sano e salvo fino a Bashir. Povero
bastardo coraggioso, si corresse Macrone.
Chi sei?, domand una voce.
Macrone si volt e vide un ufficiale che si avvicinava. Alla vista delle piume sulla cresta
dellelmo, Macrone si irrigid istintivamente sullattenti davanti a quello che presumeva fosse un
superiore.
Centurione Macrone!, disse bruscamente e salut.
Lufficiale ricambi il saluto e aggrott la fronte. Vi dispiacerebbe spiegarmi cosa sta
succedendo, signore?
Signore?. Poi Macrone cap che lufficiale era un centurione come lui, solo che era di recente
nomina. Guard di nuovo luomo. Chi sei?
Centurione Gaio Lario Postumo, aiutante alla fortezza, signore.
Dov Scrofa?
Il prefetto Scrofa?  nella fortezza, signore. Mi ha inviato qui a coprire le spalle alla vostra
unit.
Sempre in prima linea, eh?, disse Macrone non riuscendo a trattenere un ghigno. Lascia
stare. Sono stato inviato per comandare la Seconda Illirica. Questi uomini sono la mia scorta. Abbiamo
subto un imboscata ad alcune miglia da qui.
Macrone si guard intorno e vide che i combattimenti erano cessati. La maggior parte dei
banditi erano tornati indietro e li osservavano in silenzio da una piccola altura poco distante. Gli
ufficiali delle truppe illiriche avevano richiamato i loro uomini e li stavano schierando accanto ai
sopravvissuti dello squadrone di cavalleria. Due soldati sollevarono da terra il decurione e deposero
delicatamente il corpo sulla sella del cavallo, poi lo condussero verso lingresso della fortezza.
Macrone scroll la testa. Se lera cavata per un pelo. Ma anche se per questa volta era riuscito a
scamparla, era certo che Banno non avrebbe abbandonato i suoi cattivi propositi nei confronti suoi e di
Catone. Pensando a lui, Macrone si volt a guardare il sentiero.
Signore?. Postumo pieg la testa di lato e guard Macrone con espressione interrogativa.
C qualcosa che non va?
S, il mio amico  laggi. Dobbiamo andare a riprenderlo il prima possibile. Voglio dare
lordine alla cavalleria di prepararsi a partire.
Con rispetto, signore, ma quella  una decisione che deve prendere il prefetto Scrofa.
Macrone aggred luomo verbalmente. Te lho detto. Ora sono io il comandante.
Solo dopo che la nomina sar stata adeguatamente convalidata, signore.
Convalidata?, esclam Macrone scuotendo la testa. Ce ne occuperemo pi tardi. Ora, ci
che conta  il centurione Catone.
Mi dispiace, signore. Io prendo ordini dal prefetto Scrofa. Se volete aiutare il vostro amico,
dovrete parlare con lufficiale in comando.
Macrone si stizz e serr le mani in pugni, guardando con occhio torvo il giovane centurione.
Poi, dopo aver fatto un respiro profondo, fece un cenno con la testa. Molto bene. Non c tempo da
perdere. Portami dal prefetto Scrofa.
Si avviarono insieme verso la fortezza con lultima delle truppe che era stata inviata, e Macrone
riusc a osservare meglio gli uomini mentre camminavano. Il loro equipaggiamento era appena
sufficiente, ma sembravano molto resistenti. Di sicuro si erano mossi volentieri per attaccare i cavalieri
nemici, e quello era sempre un modo buono per testare ununit. Gli uomini delle legioni erano soldati
in grado di resistere a qualsiasi tipo di attacco. Con gli ausiliari era diverso, dal momento che
indossavano unarmatura pi leggera e non erano addestrati altrettanto bene. Ma quei ragazzi avevano
affrontato i nemici a cavallo senza alcun problema. Macrone fece un cenno di approvazione con la
testa. Gli uomini del suo nuovo comando  la Seconda Illirica  sembravano avere un certo potenziale,
e Macrone era deciso a sfruttarlo. Poi attravers la porta della fortezza e vide le malridotte costruzioni
delle caserme disposte in fila su entrambi i lati della porta. Cera molto lavoro da fare perch la coorte
raggiungesse gli standard di Macrone. Di fronte alle caserme cerano i magazzini di grano,
linfermeria, le stalle, ledificio del quartier generale, gli alloggi degli ufficiali e la residenza del
comandante della coorte.
La Seconda Illirica era una coorte mista. Degli oltre novecento uomini che servivano in quella
unit, centoquaranta erano soldati a cavallo. Cerano coorti come questa a ogni frontiera, dove truppe
miste di cavalleria e fanteria consentivano una maggiore flessibilit a quegli ufficiali incaricati di
vigilare sulle trib locali e prevenire ogni tentativo dei barbari di attraversare il confine. Una forte unit
di cavalleria consentiva al comandante della coorte di perlustrare una vasta area, scovare qualunque
banda di predoni barbari e, se necessario, lanciare rapide incursioni punitive in territorio nemico.
Questo tipo di coorti erano solitamente comandate da centurioni trasferiti dalle legioni, un
trasferimento considerato una promozione per coloro che erano ritenuti pronti a svolgere un ruolo di
comando indipendente. Nonostante le sue iniziali riserve, Macrone si rese conto che Scrofa doveva
essersi dimostrato promettente, se era stato selezionato al comando di quella coorte. Macrone non si
illudeva di avere anche lui una marcia in pi degli altri. Il comando della coorte era solo un incarico
temporaneo, e nientaltro che una copertura in attesa che si risolvesse la crisi attuale.
Quando anche lultimo uomo ebbe oltrepassato la porta della fortezza, il centurione Postumo
ordin che venisse chiusa e la barra di bloccaggio rimessa al suo posto. Macrone indic i sopravvissuti
dello squadrone di cavalleria, che allontanavano gli animali esausti dallingresso della fortezza.
Faresti meglio a far preparare delle stalle e degli alloggi per gli uomini.
S, signore, dopo che vi avr condotto dal prefetto.
Lui dov?
Nei suoi alloggi, signore.
Bene, lo trover da solo. Tu occupati di questi uomini, daccordo?
Molto bene, signore, rispose Postumo con una certa riluttanza. Vi raggiunger non appena
mi sar occupato di loro.
Macrone entr nella casa del prefetto, che era sorvegliata da due uomini eleganti con un
equipaggiamento completo. Sebbene fossero sotto una tettoia, sudavano abbondantemente per il caldo.
Quando Macrone si avvicin, saltarono sullattenti, e passando in mezzo a loro not, divertito, una
perla di sudore sulla punta del naso di uno dei due. Una volta dentro, si ferm un attimo per abituarsi
alloscurit. Un attendente stava spazzando latrio, e Macrone si rivolse a lui.
Ehi, tu!.
S, signore?. Luomo irrigid immediatamente la schiena e salut.
Accompagnami nellufficio del prefetto Scrofa.
Certamente, signore, rispose lattendente chinando con rispetto la testa, e condusse Macrone
attraverso latrio fino alla scala sul retro. Da l salirono al piano di sopra, dove le stanze erano spaziose
e progettate per permettere che ogni alito di vento venisse incanalato allinterno tramite delle finestre
ben posizionate.
Da questa parte, signore. Lattendente indic una porta aperta in fondo al ballatoio. Macrone
gli pass accanto a grandi passi, entr nellufficio del comandante, e si ferm sorpreso davanti agli
arredi lussuosi. Le pareti erano riccamente dipinte con scene mitologiche, il mobilio perfettamente
lavorato e rifinito con splendidi dettagli decorativi, e da una parte cera un triclinio ricoperto di comodi
cuscini. Su un tavolino cera una ciotola di vetro, colma di datteri e fichi. Il prefetto Scrofa, con indosso
una tunica leggera, sedeva dietro un grande scrittoio di legno. Da un lato aveva un enorme schiavo dai
capelli rossi, che con un ventaglio faceva aria al suo signore con movimenti regolari. Scrofa era un
uomo nerboruto sulla trentina, con la pelle chiara e i capelli scuri, completamente stempiato. Alla mano
sinistra indossava lanello che indicava la sua appartenenza alla classe equestre. Quando Macrone entr
nella stanza, ricoperto di polvere e sporco del sangue del decurione, alz lo sguardo con espressione
irritata.
Chi diavolo sei?
Centurione Macrone. Sono stato inviato da Roma per assumere il comando della Seconda
Illirica. Sei sollevato dal tuo incarico. Per favore, manda immediatamente a chiamare i tuoi ufficiali
superiori, in modo che possa comunicare loro la mia nomina.
Il prefetto Scrofa rimase a bocca aperta, e lo schiavo continu a sventolare senza cambiare
espressione.
Che cosa hai detto?
Sei sollevato. Macrone si pieg allindietro e sporse la testa dalla cornice della porta.
Lattendente stava tornando verso le scale. Ehi!.
Luomo si volt e fiss Macrone per un attimo, poi spost lo sguardo verso Scrofa con
unespressione interrogativa. Signore?
Il centurione Scrofa non  pi al comando. Macrone fece un passo verso di lui e prosegu.
Voglio vedere immediatamente tutti i centurioni e i decurioni.
Anche gli ufficiali di guardia, signore?.
Macrone fece una pausa. Con Banno e i suoi uomini ancora in zona, non sarebbe stato saggio.
No, loro no. Li incontrer pi tardi. Ora vai!.
Quando torn nellufficio, Scrofa aveva recuperato un po di compostezza, e seduto con la
schiena poggiata alla sedia, guard Macrone con un cipiglio furioso. Spiegati. Cosa diamine sta
succedendo qui?.
Macrone, consapevole del suo bisogno impellente di radunare un importante contingente di
uomini per andare a cercare Catone e Simeone, attravers a grandi passi la stanza e si ferm davanti
allo scrittoio.  semplice. La tua nomina era temporanea. Ho ricevuto lordine dai funzionari imperiali
di assumere il comando della Seconda Illirica. Non c tempo per una cerimonia di passaggio delle
consegne, Scrofa. Ho bisogno che il contingente a cavallo sia pronto ad entrare in azione
immediatamente.
Scrofa scroll la testa.  impossibile! Cassio Longino mi ha assicurato di aver mandato un
messaggio a Roma per rendere permanente il mio incarico.
Ascolta, disse Macrone con un tono pi gentile, volendo disperatamente assumere il comando
al pi presto. Io non ne so niente. So solo che sono stato inviato a Bashir con lordine di assumere il
comando.
Dal ballatoio provenne un rumore di passi, e un attimo dopo il centurione Postumo entr nella
stanza. Scrofa sollev un braccio e indic Macrone. Questuomo dice di essere stato mandato da
Roma per assumere il comando della coorte.
Postumo scroll le spalle. Era con gli ausiliari a cavallo che sono stati inseguiti fino alla
fortezza, signore.
C un altro ufficiale, e una guida, ancora nascosti l fuori, insistette Macrone. Devo
prendere alcuni uomini per andare a cercarli.
Me ne occuper tra un attimo, disse Scrofa. Appena avremo risolto la faccenda.
Non c niente da risolvere!, url Macrone, ormai spazientito. Sono io il comandante! Tu sei
stato sostituito. Ora fatti da parte. Incontrer gli ufficiali della coorte qui. Prendi il tuo schiavo e torna
nei tuoi alloggi.
Non far niente di tutto questo! Come osi venire qui e trattarmi in questo modo? Chi ti ha
mandato da Roma?
Te lho detto. Agisco per ordine dellufficio imperiale.
Il centurione Postumo toss rumorosamente, e avvicinandosi al tavolo si rivolse a Macrone.
Scusatemi, signore. Se avete ricevuto degli ordini, possiamo vederli?
Che cosa?, esclam Macrone sgranando gli occhi.
I vostri ordini, signore. La conferma della vostra nomina.
Maledizione! Daccordo, andr a prenderli. Sono nelle bisacce della sella....
Allimprovviso Macrone sent le parole morirgli sulle labbra, perch la sua mente torn alla
mattina sullaltopiano e allimprovvisa comparsa di Banno e dei suoi banditi, quando avevano
abbandonato tutti i carichi mentre lo squadrone della cavalleria si preparava disperatamente a farsi
strada verso la fortezza.
Macrone mosse di nuovo le labbra. Oh, merda!.
...
.
...
CAPITOLO OTTO.
...
.
...
Catone guard nuovamente il druido, ma questa volta il suo nemico era molto pi alto di lui, e
lo faceva sembrare talmente basso che si sentiva come un bambino. Il druido aveva gli occhi neri
lucenti, e i denti bianchi aguzzi come se fossero stati affilati. In una mano impugnava una falce, e
mentre gli occhi di Catone fissavano la lama scintillante, il druido la sollev in alto. Per un attimo
larma brill colpita dai raggi argentati della luna, poi sferr il colpo, tagliandogli la gola.
Catone si svegli gridando e si alz di scatto poggiandosi sui gomiti. Aveva gli occhi spalancati
che saltavano da una parte e dallaltra, e si guardava intorno per capire dove si trovava. Era una piccola
stanza buia completamente spoglia, a eccezione del giaciglio sul quale era disteso. Tent di muoversi,
ma allimprovviso sent un rumore sordo nella testa, come se una mazza pesante gli battesse dentro
ritmicamente. Dalla bocca dello stomaco gli sal un forte senso di nausea, e rapido si gir di lato per
vomitare. Poi la porta si apr e un fascio di luce entr nella stanza.
Resta gi, romano, disse una donna in greco a bassa voce. Poi si chin sul giaciglio e spinse
gi Catone con delicatezza, in modo da fargli poggiare nuovamente la testa sul guanciale. Sei ancora
sotto leffetto del colpo alla testa. Passer, devi solo restare sdraiato e riposare.
Appena i suoi occhi si abituarono alla luce, Catone alz lo sguardo verso la donna. La sua
faccia e la sua voce gli erano familiari, e ripens allagguato dei banditi e al suo arrivo al villaggio,
quando aveva visto quella donna mentre era semisvenuto.
Dove mi trovo?
Al sicuro, rispose lei con un sorriso. Per il momento.
Come si chiama questo posto?
Heshaba. Sei nella mia casa, romano.
Catone si ricord un altro dettaglio. Simeone... lui dov?
Ha portato i cavalli nello uadi per nasconderli. Torner presto.
La donna si spost strascicando i piedi dietro al guanciale e Catone sent il rumore dellacqua, e
un attimo dopo lei gli pos un pezzo di stoffa bagnata sulla testa e premette delicatamente, finch
alcune goccioline gli scesero sulle tempie.
 piacevole, e ha anche un buon odore. Che cos? Limone?
S, ne ho spremuto un po nellacqua. Ti rinfrescher e allevier il senso di nausea.
Catone rilass il corpo, liberando i muscoli dalla tensione, finch sent le gambe morbide e il
martellamento nella testa cess. Poi si volt di lato per guardare meglio la donna.
Non riesco a ricordare il vostro nome.
Miriam.
S, annu lui con un debole cenno del capo. Voi e Simeone vi conoscete.
 un amico. Non un caro amico come lo era un tempo.
Miriam, perch mi state aiutando? Sono un romano. Pensavo che tutti in Giudea ci odiaste.
Lei sorrise. La maggior parte di noi vi odia. Ma questa comunit  diversa. Noi cerchiamo di
non lasciare che le nostre vite siano governate dallodio. E ora sta fermo.
La donna allung una mano sulla testa di Catone, e lui sent le sue dita accarezzargli
delicatamente i capelli, finch sfiorarono il punto dal quale sembrava provenire il dolore. Lui sobbalz
e digrign i denti.
 un po gonfio. Ma sembri abbastanza lucido, quindi non credo che la ferita sia molto grave.
Tra pochi giorni sarai di nuovo in piedi, romano.
Catone aspett che il dolore gli fosse passato prima di socchiudere le palpebre e guardarla di
nuovo. Nonostante la sua et, Miriam aveva dei lineamenti stupendi. Non possedeva una bellezza
convenzionale, ma aveva laspetto di una persona saggia, dotata di una pacata autorevolezza. Lui
allung una mano, presa quella della donna e la strinse leggermente.
Grazie, Miriam. Vi devo la vita.
Non mi devi niente. Tutti sono i benvenuti qui, romano.
Il mio nome  Catone.
Catone... bene, Catone, se vuoi sdebitarti con me, per favore sta in silenzio e riposa.
Miriam, si ud una voce provenire da qualche parte nella casa.
Lei si volt verso la porta e parl in aramaico. Sono qui.
Un attimo dopo, sulla soglia apparve un ragazzo. Aveva circa tredici o quattordici anni, e una
massa di capelli neri. Il giovane indossava una tunica di stoffa grezza ed era scalzo, e fiss per un
attimo Catone prima di rivolgere nuovamente lo sguardo verso Miriam.  un soldato? Uno dei
romani?
S.
Deve rimanere qui?
S, Yusef.  ferito. Ha bisogno del nostro aiuto.
Ma lui  un nemico. Un nemico del nostro popolo.
Noi non abbiamo nemici, ricordi? Non  nostro abitudine.
Il ragazzo non sembrava convinto, e Miriam sospir spazientita, poi si alz in piedi e gli prese
una mano. So che non  facile per te, Yusef, ma dobbiamo prenderci cura di lui finch non star
abbastanza bene per poter partire. Ora fa il bravo ragazzo e finisci di trebbiare. C da fare il pane per
stasera e io non ho ancora macinato il grano.
S, Miriam. Il giovane fece un cenno di assenso con la testa, lanci unultima occhiata a
Catone, poi si volt, e mentre si allontanava a piedi nudi Catone sorrise.
Immagino sia uno dei giudei che ancora odiano Roma.
Ha le sue buone ragioni, rispose Miriam, osservando il ragazzo dalla soglia della porta. Suo
padre  stato crocifisso dai romani.
Il sorriso svan dal volto di Catone, e prov un forte imbarazzo. Mi dispiace. Deve essere
terribile per lui.
Ne  rimasto sconvolto, disse Miriam scuotendo la testa. Non ha mai conosciuto suo padre,
perch  nato solo dopo la sua morte. Eppure prova un forte senso di perdita e di mancanza, e ha
riempito quel vuoto con la rabbia. Per molto tempo tutta la sua vita  ruotata intorno allodio verso
Roma e i romani. Finch sua madre non lha abbandonato ed  venuto a vivere con me. Lei si volt
verso Catone e lui vide che i suoi occhi erano colmi di tristezza. Ero lunica persona che gli era
rimasta al mondo. E lui era tutto ci che era rimasto a me. Catone non cap e lei sorrise notando la sua
espressione stupita. Yusef  mio nipote.
Ah, ho capito. Quando il suo sguardo incontr quello di Miriam, Catone cap e un brivido gli
corse lungo la schiena.
Suo padre era mio figlio. Mio figlio  stato giustiziato da Roma. Miriam fece un cenno del
capo con espressione triste, poi lentamente si volt, e uscendo dalla stanza si chiuse con delicatezza la
porta alle spalle.
Catone rimase immobile nella stanza buia per un tempo che gli sembr lunghissimo. Ogni volta
che provava a muoversi, il dolore alla testa tornava con tutta la sua forza, e martellava a tal punto da
fargli tornare il senso di nausea. Dopo quanto gli aveva detto Miriam, sapeva di dover andare via da
quella casa e da quella gente prima che se la prendessero con lui. Nonostante Miriam lo avesse
rassicurato sul fatto che gli abitanti del villaggio erano molto tolleranti, Catone conosceva abbastanza
bene la natura umana per sapere che le vecchie ferite non si rimarginano mai. Finch fosse rimasto
nella casa di Miriam, la sua vita era in pericolo. Tuttavia, non riusciva a muoversi senza provare un
dolore lancinante, e mentre se ne stava disteso e immobile, sforzandosi di percepire i rumori degli
abitanti della casa e del villaggio, maledisse Simeone per averlo lasciato l. Lo aveva lasciato solo. Se
era davvero andato solo a nascondere i cavalli, allora perch diamine non era gi tornato? Catone non
aveva idea di quanto tempo fosse rimasto disteso al buio. Sapeva che cera la luce fuori, ma era lo
stesso giorno dellagguato? Oppure era il giorno successivo? Quanto tempo era rimasto privo di
conoscenza? Avrebbe dovuto chiederlo a Miriam prima che se ne andasse. E mentre la sua ansia
cresceva, gir la testa di lato e guard la stanza.
Poco distante, ammassata contro il muro, cera la corazza, lo scudo, le calighe e il cinturone
della spada. Digrign i denti e si mosse, allungando le dita verso larma finch riusc ad afferrarla, poi
tir fino a sganciarla dallarmatura a scaglie. Le dita si strinsero intorno allelsa, ed estrasse la spada
cercando di fare meno rumore possibile. Larma graffi leggermente il fodero e lui ebbe un sussulto.
Quando la lama fu libera, Catone la port sullaltro fianco e la infil tra il giaciglio e il muro, nascosta
ma a portata di mano, nel caso ne avesse bisogno. Gli tremava ancora il braccio per lo sforzo, e riusc
solo a prendere il fodero vuoto e a spingerlo sotto la cotta di maglia, prima di crollare di nuovo sul
guanciale, cercando di combattere le fitte di dolore che gli martellavano nella testa. Chiuse gli occhi e
fece respiri profondi, finch lentamente il dolore cess, il corpo si rilass e lui si addorment.
Quando si risvegli, la porta era aperta, e dal pallido bagliore della luce che filtrava allinterno
cap che doveva essere pomeriggio inoltrato. Ud delle voci provenire dalla stanza accanto. Erano
Miriam e Simeone. Parlavano in greco, a voce bassa e con tono amichevole, e Catone tese le orecchie
per cercare di capire cosa dicevano.
Perch non sei tornato da noi?, gli stava chiedendo Miriam. Avevamo bisogno di te. Tu sei
un bravuomo.
Ma a quanto pare non abbastanza. Almeno non per te.
Simeone, mi dispiace. Io ti amavo... e ti amo ancora, ma... non potevo, e non posso, amarti
come tu vuoi essere amato. Io devo essere forte per questa gente. Loro contano su di me. Contano sul
mio amore. Se ti avessi preso come mio uomo, li avrei traditi. E non lo far mai.
Bene!, esclam Simeone sbuffando. Allora morirai sola, se  questo ci che vuoi.
Forse... se questo  il mio destino.
Ma non  necessario. Potresti avere me.
No, rispose lei con tono secco. Pensi solo a te stesso. Hai rinnegato tutti noi perch ci siamo
rifiutati di seguire la tua via. Tu e Banno eravate talmente convinti che si poteva fare solo a modo
vostro.  questo il vostro problema.  per questo che non potrete mai far parte di ci che stiamo
cercando di creare qui.
Che cosa pensi di ottenere? Stai sfidando un impero, Miriam. Armata di cosa... della fede?
Saprei su chi scommettere i miei soldi.
Ora parli proprio come Banno.
Simeone inspir profondamente e continu furioso. Osi paragonarmi a lui....
Prima che Miriam potesse rispondere, si ud un grido provenire dalla strada e un rumore di passi
che entravano in casa.
Miriam!, esclam Yusef. Stanno arrivando degli uomini a cavallo.
Chi sono?, domand Simeone.
Non... non lo so. Ma corrono veloci, e saranno qui da un momento allaltro.
Maledizione! Miriam, dobbiamo nasconderci.
Non mi nasconder. Non pi.
Non tu! Io e il romano.
Ah! Daccordo, vieni da questa parte. Miriam si precipit nella stanza e indic Catone. Fallo
alzare.
Simeone si fece avanti oltrepassandola, e infilando le braccia sotto le ascelle di Catone lo
sollev e lo aiut a mettersi in piedi. Subito Miriam arrotol il materasso, e comparve una piccola
botola di legno. Sollev lo sportello con un anello di metallo e lo poggi di lato.
Entrate dentro! Tutti e due, svelti.
Simeone trascin Catone verso lingresso della botola e lo butt gi. Catone fece un volo di
circa un metro e atterr pesantemente sul fondo. Ebbe appena la forza per rotolare su un fianco, poi
Simeone cal i piedi e lo segu di sotto. Un attimo dopo Simeone imprec sentendo lequipaggiamento
di Catone cadergli sulla testa. Alla fine Miriam chiuse la botola e srotol di nuovo il giaciglio. Una
sottile fessura sulla facciata della casa lasciava filtrare un fascio di luce nella botola, e i due uomini
strisciarono carponi verso di essa. Lo spazio era ristretto e, mentre i suoi occhi si adattavano al buio,
Catone vide che si estendeva dalla facciata fino al retro della casa. Era completamente vuoto, a
eccezione di un piccolo e semplice scrigno sul retro. A un certo punto udirono il rumore dei cavalli che
si avvicinavano lentamente per gli ultimi metri, prossimi alla fessura. Questa non era pi larga di un
dito e vi era cresciuto davanti qualche ciuffo derba, e poich si trovava sotto al livello delle assi del
pavimento, Catone dovette piegare la testa di lato per guardarvi attraverso.
Fiss la strada verso il sentiero che portava alla biforcazione, e vide un gruppo di uomini a
cavallo che entrava nel villaggio. Quando riconobbe Banno nelluomo che li guidava, Catone sent un
tonfo al cuore. Banno si ferm davanti alla casa di Miriam facendo un testacoda, e sollevando una
piccola nuvola di polvere che per un attimo oscur la visuale. Poi si sent lo scricchiolio delle sue
calighe che si poggiavano sul terreno duro.
Cosa volete?. Miriam usc in strada. Non siete i benvenuti qui.
Banno rise. Lo so. Non posso farci niente. Ho degli uomini feriti che hanno bisogno di cure.
Non puoi lasciarli qui. I romani sorvegliano la zona intorno a Heshaba. Se li trovano, ci
puniranno.
Non ti preoccupare, Miriam. Voglio solo che gli pulisca e gli fasci le ferite, e poi ci
rimetteremo subito in viaggio. Non sapranno mai che siamo stati qui.
No. Dovete andarvene. Subito!.
Mentre Catone e Simeone guardavano attraverso la fessura, videro il capo dei banditi estrarre la
spada e sollevarla verso Miriam. Lei non batt ciglio e lo fiss con aria di sfida. Per un attimo rimasero
uno di fronte allaltro in silenzio, poi Banno scoppi a ridere e agit larma verso di lei.
Con questa si ottengono le cose, Miriam. E non con le preghiere e le dottrine.
Davvero?, disse lei, e chin la testa di lato. E cosa hai ottenuto? Hai vinto la piccola zuffa
che ha causato il ferimento di questi uomini? No, non penso.
Simeone sussurr: Vacci piano, Miriam.
Le cose stanno cambiando, Miriam, disse Banno con tono basso e minaccioso. Alcuni amici
ci aiuteranno. Prest avr un esercito a supportarmi, e allora vedrai esattamente cosa si pu ottenere.
Banno rinfoder la spada, si volt verso i suoi uomini e grid: Portate dentro i feriti.
Miriam non cedette. Non li porterai in casa mia.
Banno si volt di nuovo verso di lei. Miriam, tu sei una guaritrice. I miei uomini hanno
bisogno delle tue doti. Se non li curerai, inizier a procurarti pazienti tra la tua stessa gente, a
cominciare da... dal giovane Yusef. Ragazzo! Vieni subito qui!.
Catone sent le assi del pavimento scricchiolare sulla sua testa, e vide Yusef uscire fuori e
avvicinarsi esitante al capo dei banditi. Banno gli pos una mano sulla spalla e lo guard con un
sorriso.  davvero un bravo ragazzo. Suo padre sarebbe fiero di lui. E lo sarebbe ancora di pi se si
unisse a me e combattesse per liberare le nostre terre da Roma.
Lui non verr con voi, disse Miriam. Non  quella la sua strada.
Non oggi. Un giorno, per, quando sar abbastanza grande per poter scegliere da solo, forse si
unir a me e far diventare realt lideale di Joshua. Un giorno. Ma ora, Miriam, devi scegliere tu. O
curi i miei uomini, oppure taglier un dito al ragazzo.
Miriam lo guard con uno sguardo pieno dodio, e piegando le spalle annu con un cenno della
testa. Portateli davanti alla mia porta. Li curer l.
No, dentro. Staranno meglio allombra. Senza aspettare che lei rispondesse, Banno spinse
Yusef da una parte e grid ordini ai suoi uomini. Catone vide i banditi smontare da cavallo e iniziare ad
accompagnare diversi uomini allinterno della casa. Si sentirono le assi del pavimento scricchiolare
sotto il peso dei passi, e nuvole di polvere e di terra si staccarono cadendo sulle teste di Catone e
Simeone. Una porta cigol sui cardini, e Catone si rese conto con un sussulto che qualcuno stava
entrando nella stanza dove lui era stato disteso sul giaciglio.
Oh, merda, sussurr.
Simeone lo guard con espressione allarmata e si avvicin un dito alle labbra.
La mia spada, disse Catone quasi con un sussurro.  dietro il rotolo di coperte.
Cosa?
Lho presa dal fodero e lho nascosta l.
Perch?
Non mi fidavo di Miriam e del ragazzo. Lei mi ha detto che i romani hanno ucciso suo padre.
Simeone lo guard accigliato. Con Miriam e la sua gente non corri alcun pericolo.
Merda!. Catone lo fiss, poi i suoi occhi si spostarono sulla botola che si trovava sotto il
materasso e rimase a fissarla inorridito. Da un momento allaltro, uno dei banditi avrebbe potuto
trovare la spada e scoprire che un romano era stato l. O, peggio ancora, avrebbero spostato il giaciglio
e trovato la botola. Non cera niente che potesse fare, quindi lui e Simeone rimasero immobili e pi in
silenzio possibile, e aspettarono. Catone sentiva il cuore martellargli dentro, e il forte mal di testa e la
nausea tornarono, quindi dovette concentrarsi per combattere il dolore e limpulso di gemere o gridare.
Mettilo sul giaciglio, disse Miriam, e portami dellacqua.
Ci siamo, pens Catone. Da un momento allaltro il ferito avrebbe sentito limpugnatura della
spada sotto le coperte e il materasso.
Sulle loro teste si ud un rumore di passi, e sentirono Banno dire: Non parlare in greco,
Miriam. Alcuni dei miei uomini sono semplici contadini, e conoscono solo il dialetto della valle.
Continuarono a parlare in una specie di aramaico, e Catone guard Simeone. Che dicono?.
Simeone alz la mano per zittire il romano, e drizz le orecchie verso il soffitto cercando di
capire cosa stessero dicendo. Ora le voci erano molte, e oltre a quelle si sentiva il rumore dei passi sulle
loro teste, mentre gli uomini venivano curati. Sembrava che il tempo passasse al rallentatore, tanto che
Catone era consapevole di ogni istante che passava, mentre le sue orecchie si riempivano dei suoni
provenienti dalla stanza di sopra. Sperava che Miriam curasse gli uomini il pi rapidamente possibile,
che li facesse uscire dalla sua casa e li allontanasse dal villaggio.
Mentre la luce allesterno iniziava ad affievolirsi, si ud un grido provenire dalla strada, e subito
dopo nella casa di Miriam si ud un trambusto. Gli uomini si precipitarono fuori in massa e Banno
grid una serie di ordini. Simeone diede un leggero colpo di gomito a Catone e disse: Hanno avvistato
una colonna di cavalieri romani diretti verso il villaggio.
Macrone. Deve essere lui.
Simeone scroll le spalle. Lo spero vivamente.
Gli uomini di Banno iniziarono a trasportare i feriti verso i cavalli. Poi, mentre li aiutavano a
salire in sella, luomo disteso sul giaciglio lanci un urlo. Le ferite lo avevano indebolito, e fece una
pausa per prendere fiato prima di dire qualche altra parola ansimando.
Ha trovato la spada!, disse Simeone tra i denti. Quando torneranno a prenderlo, la
vedranno.
Catone riflett rapidamente, e quando cap quale fosse lunica cosa da fare, ebbe un sussulto.
Strisci fino al suo equipaggiamento, cerc a tentoni limpugnatura del pugnale e lo estrasse. La botola
era vecchia e rovinata dal tempo, quindi il legno era friabile. Catone raccolse tutte le sue energie,
afferr il pugnale con entrambe le mani e lo affond nello sportello della botola, squarciando
limbottitura di lana del materasso e conficcando larma nella schiena del ferito. Ud un debole rantolo
e gir la lama, e luomo si contorse per qualche istante prima di accasciarsi di nuovo. Attraverso
limpugnatura del pugnale, Catone sent che luomo non si muoveva pi, quindi fece ruotare
leggermente la lama e la estrasse. Poi si accovacci e rimase in attesa. Pochi minuti dopo, qualcuno
entr con passo leggero nella stanza e si ferm un istante prima di avvicinarsi alluomo disteso sul
giaciglio.
Saul!, grid Banno da fuori. Prendi lultimo uomo.  nella stanza sul retro.
S, signore.
Sopra di loro si sent il tonfo dei passi, e poi la voce di Miriam dire:  troppo tardi.  morto. 
meglio che ve lo portiate via.
Banno!  morto, url luomo. Devo prendere il suo corpo?
Lascialo l. Dobbiamo andare via. Subito!.
In strada, i banditi girarono i cavalli e iniziarono a sfilare uno dopo laltro davanti alla casa,
diretti fuori dal villaggio. La polvere oscurava la visuale, e Catone e Simeone sentivano le vibrazioni
dello scalpitio degli zoccoli sul terreno intorno a loro. Il rumore presto diminu e, dopo un momento di
silenzio, si ud Miriam borbottare per lo sforzo mentre sollevava il corpo dal materasso. Il portello della
botola scivol di lato e lei infil la testa nel buco.
Ora potete uscire. I romani saranno qui da un momento allaltro.
...
.
...
CAPITOLO NOVE.
...
.
...
Macrone era furioso. Il centurione Postumo lo teneva in pugno. Senza unautorizzazione scritta
del palazzo imperiale, non aveva alcun potere di spodestare il comandante provvisorio della Seconda
Illirica. Quindi, quando gli ufficiali iniziarono a comparire, come aveva ordinato Macrone, dovette
restare in un silenzio imbarazzante mentre Scrofa li rimandava via. Come era gi successo quel giorno
stesso, augur di nuovo a Banno e ai suoi banditi i pi atroci e dolorosi tormenti immaginabili. A causa
della loro imboscata, la sua lettera dincarico era rimasta da qualche parte nel deserto. Peggio ancora,
poteva essere caduta nelle mani degli uomini di Banno mentre frugavano nei carichi che Macrone,
Catone e la squadra di cavalieri erano stati costretti ad abbandonare. Al pensiero Macrone prov una
profonda vergogna, anche se sapeva che, date le circostanze, non avevano avuto alcuna alternativa. Ne
erano usciti vivi per un pelo montando i cavalli senza carico. A dire il vero Catone non era ancora fuori
pericolo. Il pensiero del suo amico infuse coraggio a Macrone, quindi si alz in piedi e si avvicin alla
scrivania del prefetto Scrofa.
Signore?, disse rivolgendosi al prefetto con il massimo rispetto che pot. Ammetto di non
poter esibire i miei ordini, e che questo significa che non ho la facolt di assumere il comando. Ma
dovete mandare un contigente a cercare il centurione Catone. Prima che lo trovi Banno.
Devo?, disse Scrofa con un sorriso gelido. Come hai giustamente fatto notare, sono ancora
io al comando. Non devi dirmi tu cosa fare.
Macrone si strinse le mani dietro la schiena e si sforz di annuire gentilmente, mentre tratteneva
la rabbia e la frustrazione, sapendo che la sua rabbia avrebbe solo reso quelluomo ancora pi ostinato.
Lo so, signore. Ma mi chiedo cosa penseranno a Roma quando arriver la voce che il comandante
della Seconda Illirica non ha mosso un dito mentre un compagno era ricercato e condannato a morte da
una banda di banditi. Ci infangher limmagine della coorte per sempre, e forse anche la reputazione
del suo comandante.
Il prefetto Scrofa lo fiss per un attimo in silenzio e poi annu. Hai ragione... Sarebbe davvero
ingiusto per i miei uomini. Poi il prefetto socchiuse gli occhi per una frazione di secondo e si
appoggi alla sedia con la schiena, fissando con lo sguardo vuoto la parete opposta.  maledettamente
ingiusto. Ho prestato servizio come tribuno sul Reno. Ho fatto la gavetta ricoprendo incarichi civili
come subalterno, e ho speso tempo e denaro per coltivare i giusti contatti a palazzo. Di colpo guard
nuovamente Macrone, gli occhi scintillanti di rabbia. Sai quanto ho dovuto pagare per servire uova di
storione a una cena che ho dato in onore di Narciso? Dimmi, lo sai?.
Macrone alz le spalle.
Una maledetta fortuna, ecco quanto. E quel bastardo di Narciso le scansa da una parte e si
lamenta che sono troppo salate. Scrofa rimase in silenzio per un attimo, completamente perso nel
passato, poi continu con un tono rassegnato. Quindi ho deciso di cimentarmi sul campo di battaglia
per guadagnarmi un po di gloria. Ho pensato che questo avrebbe aggiunto lustro al nome Scrofa.
Sapevi che mio nonno ha combattuto con Marco Antonio ad Azio? Nelle vene della mia famiglia scorre
sangue marziale, quindi mio padre si  dato da fare per farmi nominare centurione degli ausiliari.
Pensavo mi sarei costruito una reputazione sui campi di battaglia della Britannia. Era quella la mia
richiesta. E cosa succede? Mi mandano di guarnigione in Siria. Te lo immagini? Un totale spreco delle
mie potenzialit. Un anno intero ficcato in quellorribile buco al confine con Palmira. Poi ottengo
questo incarico. Unaltra dannata fortezza di frontiera. Ma lunico nemico che devo affrontare  Banno
con la sua piccola combriccola di ladri. E questa me la chiami gloria?, disse Scrofa con tono
sprezzante. Pubblica sicurezza. Tanto valeva che mi assegnassero a una coorte urbana di Roma.
Almeno sarei stato lontano da questo dannato forno!. Fece un gesto irritato verso lo schiavo con il
ventaglio. Pi veloce, accidenti..., disse, e si accasci sulla sedia.
Macrone rilass le spalle tirando un sospiro di sollievo al pensiero che la filippica era finita, e
prov a riportare il comandante della coorte sulla necessit di mandare i suoi uomini a cercare Catone e
Simeone. Avete ragione. Nessuno dovrebbe restare l fuori con questo caldo. Soprattutto un ufficiale
romano ferito.
Scrofa lanci uno sguardo tagliente a Macrone e aggrott per un attimo la fronte. Poi agit la
mano verso la porta. Molto bene, Macrone! Prenderemo tutti e quattro gli squadroni di cavalleria.
Troveremo il nostro amico e lo riporteremo qui il pi in fretta possibile.
S, signore. Macrone si volt verso la porta, ma non laveva ancora raggiunta che Scrofa
parl di nuovo.
Per non voglio che i miei uomini corrano rischi, capito?.
Macrone si ferm e si guard alle spalle, trattenendo limpulso di ridere. I soldati erano pagati
per correre rischi. Ora aveva capito chi era davvero Scrofa. Quelluomo stava solo giocando a fare il
soldato. Lultima cosa che voleva erano altri uomini feriti ad affollare la sua fortezza ai margini
dellimpero.
Capisco, signore.
Bene. Prepara gli uomini. Io devo occuparmi di alcuni documenti. Ti raggiunger quando la
colonna sar pronta a partire.
Molto bene, signore.
Vedendo il comandante della coorte che veniva issato in sella dal suo schiavo celtico, Macrone
si rese conto che per essere uno che si vantava di avere sangue militare nelle vene, il prefetto era un
cavaliere assai mediocre. Scrofa lanci la gamba oltre il dorso dellanimale e scivol in posizione, poi
si sistem lelmo, che si era spostato in avanti poich non era stato allacciato abbastanza saldamente.
Era di poco migliore delle grezze reclute che Macrone aveva addestrato nelle legioni. Se quelluomo
fosse stato un soldato comune, gli sarebbe stato addosso urlandogli in faccia e avrebbe usato la verga
per punire la sua sciatteria. Sta di fatto che, grazie alla politica imperiale di nominare direttamente gli
aristocratici minori allufficio di centurione, accanto a coloro i quali si erano conquistati il grado per
merito, Scrofa era al comando della Seconda Illirica. Macrone scosse lievemente la testa. Ma cosa era
saltato in mente a Cassio Longino quando lo aveva scelto per questo incarico? Di certo disponeva di
elementi migliori per sostenere la sua causa. Oppure era talmente a corto di uomini di qualit tra i suoi
cospiratori che era stato costretto a fare ricorso ai servizi di Scrofa?
Il prefetto prese le briglie e le agit con disinvoltura, e inizi a spronare con i talloni il cavallo.
Andiamo.
Dietro di lui, i decurioni al comando dei quattro squadroni a cavallo scelti per loperazione
ripetevano gli ordini con toni pi formali, e la colonna si allontan tra il rumore degli zoccoli che
uscivano dalla fortezza e si avviavano sul sentiero che attraversava il deserto pietroso verso ovest.
Scrofa guidava le truppe con andatura costante, e ancora una volta Macrone si sent ribollire di rabbia e
frustrazione vedendo la colonna avanzare con passo tranquillo. Dal deserto soffiava una leggera brezza,
e la polvere sollevata da terra avvolgeva gli uomini in una nuvola soffocante e accecante. Gli ufficiali
in testa riuscivano a risparmiarsi tutta quella polvere, e di tanto in tanto Macrone scorgeva le sagome
distanti dei cavalieri che procedevano lungo il sentiero davanti a lui. Macrone era convinto che Banno
li stesse tenendo docchio. Anche se i banditi si tenevano a una certa distanza dalla colonna romana,
Macrone non aveva alcun dubbio che gli uomini con le armi leggere e i piccoli cavalli veloci sarebbero
riusciti facilmente a schivare un assalto improvviso da parte di Scrofa e dei suoi. Non che Scrofa
mostrasse alcun segno di essere interessato a scovare il nemico.
Alla fine, mentre il sole iniziava a scomparire a ovest, Macrone sent di non riuscire pi a
sopportare quellandatura lenta, e spron il suo cavallo fino ad affiancare il comandante della coorte.
Signore, di questo passo non riusciremo a tornare alla fortezza prima dellimbrunire. 
necessario che io prenda met degli uomini e vada avanti.
Vuoi dividere la mia truppa?. Scrofa aggrott la fronte e guard Macrone con unespressione
contrariata. Sono davvero sorpreso. Pensavo che avessi dimestichezza con i principi fondamentali
delle campagne militari.
Questa non  una campagna militare, signore.  una semplice missione di soccorso. Potrei
andare avanti, esplorare la configurazione del terreno e cercare le tracce del centurione Catone e della
guida. Se vedr un contingente nemico di dimensioni degne di nota, torner indietro e mi riunir a
voi.
Scrofa riflett per un attimo sulle sue parole, e poi annu controvoglia. Daccordo, hai ragione.
Non sarebbe prudente avanzare verso quella che potrebbe facilmente essere unimboscata. Va avanti
con due degli squadroni, e tienimi informato sugli sviluppi, capito?.
Macrone annu.
E porta con te il centurione Postumo.
Postumo? Perch?
Mi fido di lui.  affidabile, e si prender cura degli uomini.
Macrone fiss il comandante della coorte. Era evidente che Scrofa non si fidava di lui e dei suoi
ausiliari, e fremette di rabbia mentre si sforzava di fare un cenno di assenso. Poi si volt verso Postumo
e lo chiam con un cenno della testa, e quando il giovane ufficiale, con lelmo ancora ornato da una
cresta fluente, si avvicin trottando, Macrone gli diede le istruzioni. Poco dopo Scrofa si fece da parte e
vide i due squadroni avviarsi al galoppo lungo il sentiero. Quando si trovarono a una certa distanza,
Scrofa fece segno al resto della colonna di avanzare, e continuarono alla solita andatura costante.
Macrone cavalc lungo il sentiero senza guardarsi indietro. Davanti a lui vide i ricognitori di
Banno girare i cavalli e allontanarsi al galoppo, mantenendo una distanza di sicurezza tra loro e i
romani. Macrone guid i suoi uomini, miglio dopo miglio, finch non raggiunsero il punto in cui la
strada si biforcava e si era separato da Simeone e Catone. Lasciarono in gran fretta la strada principale
e seguirono il sentiero finch non digrad in uno uadi lungo e stretto. Poco pi avanti cera il villaggio
di cui aveva parlato Simeone, e Macrone sent il battito del cuore accelerare alla vista delle decine di
cavalli e di uomini che riempivano lo spazio aperto al centro dellinsediamento.
Tir le redini e sollev un braccio per fermare le due squadre di ausiliari alle sue spalle.
Decurioni! Avvicinatevi!.
I comandanti degli squadroni lo raggiunsero al trotto e Macrone indic il villaggio.  l che
siamo diretti. La guida ha detto che avrebbe fatto rifugiare il centurione Catone l. Quei banditi bastardi
sono gi sul posto, quindi facciamo in fretta e staniamoli prima di iniziare a cercare i nostri uomini. Tu,
sei Quintato, giusto?.
Il decurione annu.
Bene. Scommetto che se la daranno a gambe appena ci vedranno. Porta il tuo squadrone fin
dentro al villaggio e inseguili finch non se ne saranno andati. Poi tornate indietro e riunitevi a noi.
Chiss, forse a quel punto potrebbe averci raggiunto anche il prefetto.
Il decurione sorrise, e Macrone strinse i talloni, spronando il suo cavallo a proseguire verso il
villaggio. Andiamo!.
Appena i due squadroni si precipitarono gi per il pendio, i banditi iniziarono improvvisamente
ad animarsi. Alcuni si riversarono fuori dalle case in cui avevano trovato riparo dal sole e si
precipitarono verso i loro cavalli. Altri zoppicavano, e sorretti dai compagni venivano aiutati a salire in
sella, e vi restavano aggrappati come potevano mentre Banno e i suoi uomini fuggivano dal villaggio.
Alcune sagome erano immobili a osservare gli uomini che lasciavano il villaggio, e altri si
voltavano a guardare i romani che avanzavano. Macrone suppose fossero gli abitanti del posto,
sconcertati e impauriti a causa di quel violento inseguimento nel quale era rimasto improvvisamente
coinvolto il loro piccolo insediamento. Cera la speranza che da qualche parte, tra quelle modeste
dimore, fossero nascosti Catone e Simeone ancora vivi. Quel pensiero spron Macrone ad andare
avanti, e si chin sul suo cavallo incitandolo con aspre grida di incoraggiamento, mentre gli zoccoli
calpestavano il terreno duro che digradava verso le case pi vicine. Al lato della strada, Macrone vide
una donna gridare e correre prendendo in braccio un bambino, e precipitarsi in casa sbattendo la porta.
Poi si trov in mezzo alle case, e vide davanti a lui solo una strada stretta. Non riusciva pi a vedere i
banditi, ma sentiva le grida angosciate degli uomini rimasti indietro che risuonavano tra i tetti grigi.
A un certo punto la strada curv, e davanti apparve il cuore del villaggio. Macrone afferr la
spada, sentendo crescere leccitazione, ora che aveva quasi raggiunto i suoi nemici. Proprio mentre
emergeva dal fondo della strada, un cavallo imbizzarrito gli si par davanti. Per un istante lo sguardo di
Macrone incontr gli occhi neri terrorizzati dellaltro uomo in sella, poi il cavallo del centurione sbatt
sul fianco dellaltro animale, sbalzando Macrone dalla sella, e mandandolo a finire addosso al bandito,
finch entrambi precipitarono nello spiazzo al centro del villaggio. Macrone fu scaraventato al suolo e
rimase senza fiato, ma rotol raggomitolandosi e, ansimante, si volt a guardare il suo nemico. Laltro
era ancora disteso a terra, e scrollava la testa intontito dallimpatto. Quando si gir vide Macrone, poi
lo sguardo gli cadde sulla spada del centurione a terra davanti a lui. Anche Macrone la vide e balz in
avanti. Ma era troppo tardi. Il bandito aveva agguantato la spada, si era accovacciato, e fissava
Macrone con la spada in pugno e un ghigno sul viso.
Calma, amico. Macrone indietreggi. Sapeva che il resto degli ausiliari erano poco distanti da
lui, perch il suono degli zoccoli riecheggiava nella strada. Il bandito si lanci unocchiata alle spalle e
poi si volt di nuovo verso Macrone. Il ghigno era sparito e ora avanzava carponi con un lampo gelido
negli occhi. Macrone and a sbattere con la schiena contro un muro e voltandosi si accorse che sarebbe
rimasto intrappolato se fosse andato verso sinistra. Tendendo i muscoli delle gambe, scatt verso destra
e corse in direzione dellangolo delledificio, proprio mentre il bandito scagliava un fendente. Larma
colp il muro facendo esplodere lintonaco, e luomo inizi a inseguire Macrone urlando deluso.
Macrone pass sfrecciando davanti a una porta un istante prima che questa si aprisse, proprio davanti al
bandito. Catone si affacci sulla strada sbattendo gli occhi, e sobbalz quando la porta gli rimbalz
addosso. Poi si volt, e vedendo Macrone sorrise.
Mi chiedevo quando.... Il sorriso di Catone si gel vedendo il suo amico fermarsi di colpo
mentre i piedi slittavano a terra, e poi cambiare direzione con una smorfia minacciosa e tuffarsi davanti
alla porta. Il bandito era disteso a terra, senza fiato. Macrone blocc con un piede il polso della mano
che impugnava la spada, e luomo agit istintivamente le dita, lasciando cadere larma.
Me la riprendo, grazie. Macrone si abbass per raccogliere la spada, poi assest un brutale
calcio alla tempia delluomo, facendogli perdere i sensi. Si ud uno strepitio di grida e nitriti, e Macrone
si volt verso il punto in cui la strada si immetteva nel centro del villaggio. I cavalli che poco prima si
erano scontrati si dimenavano ancora, e la cavalleria era stata costretta a fermarsi, accalcandosi in una
massa compatta a poca distanza dagli zoccoli che si agitavano scompostamente in aria. Poi il cavallo di
Macrone si volt, si sollev sulle zampe e balz nervosamente da una parte. Gli ausiliari si aprirono un
varco e Macrone fece loro cenno di avanzare.
Non vi fermate! Seguite quei bastardi! Avanti! Avanti!.
Mentre si allontanavano in una ressa di animali, calighe scalcianti e scudi, Macrone torn da
Catone. Da una casa alle loro spalle emerse Simeone, che osserv gli uomini a cavallo passargli davanti
con un sorriso sollevato, e poi salut Macrone con un cenno della testa.
Un tempismo perfetto, Catone. Macrone fece un cenno verso il bandito svenuto, poi si
concentr sul viso dellamico, che era pallido e rigato da striature di sangue. Come va la testa?
Dolorante. E ho la nausea. Ma sopravvivr. Sei arrivato giusto in tempo. Se foste arrivati un
momento pi tardi, sicuramente ci avrebbero trovati.
Ho rischiato di non arrivare affatto. Ho dovuto faticare molto per convincere quel maledetto
prefetto a mandare qui i suoi ausiliari.
Perch convincerlo?, domand Catone aggrottando la fronte. Lo hai rimpiazzato. Sei tu il
nuovo prefetto.
Macrone rise con amarezza. Solo quando gli avr mostrato il documento giusto. Sai quanto
lesercito romano ami le sue procedure. Disgraziatamente la mia lettera dincarico  andata perduta con
il resto dei bagagli.
Catone scroll la testa. Maledizione. Questo complica le cose.
Un pensiero assal Macrone. Che ne  del mandato di Narciso?.
Catone si port istintivamente una mano sul petto, e sent il sottile astuccio di cuoio appeso a
una cinghia intorno al collo.  ancora al sicuro.
Bene. Allora possiamo usare quello. Lo mostrer a Scrofa e assumer il comando della
coorte.
No.
Cosa significa no?
Rifletti. Se usiamo ora quel mandato, la nostra copertura salta. Non ci vorrebbe molto prima
che a Longino arrivi la notizia che due delle spie di Narciso si trovano nella regione. Si metterebbe
immediatamente allerta, e per prima cosa cercherebbe di liberarsi di noi. Catone fece una breve
pausa, poi scosse la testa. Non useremo il mandato dellimperatore a meno che non sia davvero
necessario.
Macrone esplose in una risata amara. Merda! E ora cosa diavolo facciamo?
Dobbiamo mandare un messaggio al procuratore a Cesarea, chiedendogli di confermare la tua
nomina. Lui la avr agli atti.
E fino ad allora Scrofa continuer ad essere il prefetto della Seconda Illirica.
A quanto pare s.
Magnifico, davvero magnifico. Macrone si allontan, cercando di contenere la sua delusione,
e vide Simeone seduto su una panchina sotto alla tettoia parlare fitto con una donna del posto. Si sporse
verso Catone e a voce bassa gli chiese: Chi ?
Miriam.  lei che ci ha nascosto da Banno e dai suoi uomini.
Davvero?. Macrone la guard meglio. Deve essere una tipa molto coraggiosa.
Coraggiosa?. Catone si ricord del modo in cui aveva affrontato Banno. Altroch. Ma c
dellaltro.
Ah s?
A quanto pare  il capo di questo insediamento. O almeno uno dei capi. Catone si morse il
labbro per un attimo. Sembra anche che conosca molto bene Banno.
Per non parlare della nostra guida.
Catone guard Simeone e vide che stringeva la mano di Miriam e le parlava con espressione
seria. S, dobbiamo scoprire di pi su di lei e su ci che sta esattamente succedendo qui.
Pensi che dovremmo portarla alla fortezza per interrogarla?.
Catone scosse la testa. Non sono sicuro che servirebbe a qualcosa. Potr esserci utile se
riusciremo a guadagnarci la sua fiducia. Anche se, date le circostanze, penso che sar alquanto
difficile.
Quali circostanze?
Sembra che suo figlio sia stato crocifisso.
Ah, certo questo non gioca a nostro favore, ammise Macrone. Eppure, se ce la lavoreremo,
forse riusciremo a portarla dalla nostra parte.
Non si tratta di convincerla. Penso che lo scoprirebbe in un istante. Dobbiamo agire con molta
cautela, Macrone, se vogliamo averla dalla nostra parte. E comunque, zitto! Sta arrivando Simeone.
Simeone si era alzato dalla panchina e si stava dirigendo verso i due romani. Pieg la testa di
lato con unespressione contrita. Miriam ha un favore da chiedere, centurione Catone.
Oh, s?
Vorrebbe che portaste via il bandito che hai infilzato. Deve rammendare il materasso e lavare
le macchie di sangue prima di preparare il suo corpo alla sepoltura.
Quando Catone e Macrone avevano ormai portato il bandito morto fuori dalla casa di Miriam e
trovato un posto fresco allombra dove adagiare il corpo, il prefetto e gli altri due squadroni si
avvicinarono allinsediamento. Scrofa entr nel villaggio e ferm la colonna davanti alla casa di
Miriam, poi smont da cavallo nello stesso modo sgraziato con il quale vi era stato issato. Guard
Catone e Simeone.
Suppongo siate il centurione scomparso e la sua guida, giusto?
Centurione Quinto Licinio Catone, signore, disse Catone chinando la testa.
Sono felice che la nostra piccola spedizione sia riuscita a trovarvi prima di Banno e la sua
gentaglia.
Catone gli rivolse un debole sorriso. Sono stati qui poco fa, signore. Gli uomini di Macrone li
hanno scacciati.
Scrofa lo fiss con uno sguardo gelido. Loro non sono gli uomini del centurione Macrone.
Sono i miei uomini, finch non potr fornirmi la prova di essere stato mandato per sostituirmi. Sono i
miei uomini, capito?
S, signore.
Bene. Scrofa annu con un cenno del capo, poi i suoi occhi guardarono rapidamente il
villaggio, prima di fermarsi su Miriam, che li stava osservando dalla panchina sotto alla tettoia. Hai
detto che i nemici erano nel villaggio quando il centurione Macrone  arrivato, giusto?
Esatto, signore.
E che cosa ci facevano qui, esattamente?
Volevano far curare i loro feriti, rispose Catone con un certo imbarazzo.
Quindi gli abitanti del posto li hanno aiutati?
No, sono stati costretti ad aiutarli. Sono stati minacciati.
Ora vediamo. Scrofa indic Miriam con un cenno della mano. Portamela qui.
Miriam, che aveva sentito per caso la conversazione, si alz in piedi e cammin a grandi passi
verso i due ufficiali romani, fissando con aria di sfida il prefetto. Cosa vuoi da me, romano?.
Scrofa rimase momentaneamente sorpreso da quellatteggiamento risoluto, ma si ricompose
subito e si schiar la voce. Dicono che hai dato rifugio ai banditi.
S, ma, come ha detto il centurione, non avevo altra scelta.
C sempre unaltra scelta, rispose Scrofa con tono arrogante. Qualunque fossero le
conseguenze, avresti potuto opporre resistenza. Anzi, era tuo dovere opporre resistenza.
Opporre resistenza? E come?. Miriam allarg le braccia, indicando le case circostanti. Non
abbiamo armi. Non sono permesse qui. La mia gente vive in pace. Non ci schiereremo con nessuno in
questa vostra guerra contro Banno.
Scrofa sbuff con espressione beffarda. Non vi schiererete! Come osi, donna? Banno  un
criminale comune. Un bandito. Un fuorilegge. Se non siete contro di lui, siete automaticamente dalla
sua parte.
Miriam scoppi a ridere e scosse la testa. No, non siamo dalla sua parte. Esattamente come
non siamo dalla parte di Roma.
E allora da che parte state?, sogghign Scrofa.
Crediamo in ununica fede per tutti, e in un unico vero Dio.
Mentre osservava lo scambio tra i due, Catone not lespressione di disprezzo sul viso di
Scrofa. Come la maggior parte dei romani, Scrofa credeva in molti di, e accettava che i popoli di tutto
il mondo avessero la facolt di venerare i propri, quindi il fatto che i giudei insistessero sullesistenza di
un solo dio e che considerassero tutti gli altri dei semplici idoli privi di valore, gli sembrava pura
arroganza. Inoltre, se davvero il dio di questa gente regnava supremo, come mai quel popolo era
soggetto a Roma e non il contrario?
Un forte gemito ruppe la tensione, e tutti si voltarono verso il bandito che si agitava a terra
davanti allentrata della casa di Miriam. Luomo apr gli occhi per un istante e trasal alla vista degli
ufficiali romani e degli ausiliari che lo circondavano. Si alz rapidamente a sedere e strisci allindietro
verso il muro. Macrone fece un passo verso di lui e gli punt contro la spada. Che ne facciamo di
questo?.
Scrofa osserv luomo per un attimo, poi incroci le braccia. Crocifiggetelo. Qui, al centro del
villaggio.
Che cosa?. Catone non riusciva a credere alle sue orecchie.  un prigioniero. Deve essere
interrogato  potrebbe fornirci informazioni utili.
Crocifiggetelo, ripet Scrofa. E poi bruciate la casa di questa donna.
No!. Catone fece un passo verso il prefetto. Ci ha salvato la vita, e per farlo ha rischiato la
sua. Non potete distruggere la sua casa.
Scrofa aggrott la fronte e fece un respiro profondo prima di continuare con la voce bassa,
furiosa. La donna ha ammesso di aiutare il nemico, e rifiuta lautorit dellimperatore. Non posso
tollerare simili comportamenti. Queste persone meritano una lezione. O sono con noi, o sono contro di
noi. Poi Scrofa si volt a guardare Miriam. Avr modo di riflettere su quanto ho detto mentre vedr
la sua casa bruciare.
Miriam ricambi lo sguardo con le labbra sottili serrate in unespressione di disprezzo.
Catone sent battere forte il cuore. Era sconvolto dalla totale ingiustizia della decisione presa dal
prefetto. Era una decisione insensata, anzi, intenzionalmente sbagliata. Se era cos che Roma
ricompensava chi rischiava tutto per aiutare i suoi soldati, allora il popolo della Giudea non sarebbe
mai stato in pace con limpero. Ma Catone pens che doveva esserci dellaltro. Quella punizione era
moralmente ingiusta, e lui non poteva tollerarlo. Scosse la testa e rimase rigido davanti al prefetto,
tentando di parlare con un tono il pi calmo possibile.
Non potete bruciare la sua casa, signore.
Non posso?, disse Scrofa con espressione divertita. Lo vedremo presto.
Non potete farlo!, sbott Catone. Non ve lo permetter.
Lespressione divertita svan dagli occhi di Scrofa. Come osi sfidare la mia autorit,
centurione? Potrei allontanarti dallesercito per questo. Potrei farti condannare. Anzi....
Prima che potesse continuare, Macrone si avvicin a Catone, lo prese per un braccio e lo
trascin verso la tettoia. Il ragazzo ha preso un brutto colpo alla testa. Non sa cosa dice. Coraggio,
Catone, mettiti un po allombra. Hai bisogno di riposare.
Riposare?. Catone lo guard con occhio torvo. No, devo fermare questa follia.
Macrone scosse la testa e spinse Catone lontano dal prefetto, sussurrandogli: Chiudi il becco,
idiota. Prima che sia costretto a chiudertelo io.
Cosa?. Catone lo guard scioccato mentre veniva spinto verso la panchina allombra.
Sta fermo e non parlare. Catone scosse la testa, ma Macrone gli strinse un braccio e
sussurr: Siediti!.
Catone aveva la testa che gli girava e si sentiva confuso. Scrofa stava per perpetrare
uningiustizia mostruosa, uningiustizia alla quale Catone sapeva di doversi opporre. Eppure Macrone
appoggiava Scrofa. Ed era evidente che era deciso a impedirgli di protestare ulteriormente, quindi
Catone si accasci impotente guardando di nuovo Miriam. La donna era scura in viso, e non riusciva a
nascondere le lacrime che le brillavano agli angoli degli occhi. Dopo un attimo di esitazione, Simeone
le mise un braccio sulla spalla e la accompagn dentro casa.
Miriam, salviamo il salvabile, finch siamo ancora in tempo.
Mentre sparivano nelloscurit, lei annu.
Quando la colonna di soldati usc dal villaggio, si avvicinava il crepuscolo. In sella al suo
cavallo, affiancato da Macrone e Simeone, Catone si lanci unultima rapida occhiata alle spalle. Le
fiamme crepitavano mentre il fuoco consumava la casa di Miriam, e lei se ne stava poco distante, con
suo nipote tra le braccia mentre un piccolo gruppo di abitanti del villaggio osservava impietrito
quellinferno. Da una parte, con la sagoma disegnata dalle fiamme, il bandito penzolava da una croce
improvvisata che gli ausiliari avevano eretto dopo aver preso le assi dalla casa di Miriam. Su una lastra
di legno inchiodata ai piedi delluomo, un messaggio scritto frettolosamente avvertiva gli abitanti del
villaggio di non alleviarne in alcun modo le sofferenze e di non rimuovere il cadavere dopo la sua
morte. In caso contrario, quel corpo sarebbe stato sostituito con quello di uno di loro.
Guardando di nuovo davanti a s, Catone prov un senso di nausea per la disperazione e il
ribrezzo. Roma aveva portato via a quella donna suo figlio, e ora aveva distrutto la sua casa. Se
trattavano in questo modo coloro che si mostravano cos poco ostili nei loro confronti, allora non ci
sarebbe mai stata pace in quella terra.
...
.
...
CAPITOLO DIECI.
...
.
...
Ma che diavolo hai fatto?, sbott Catone. Perch non mi hai spalleggiato?.
Erano seduti nella stanza assegnata a Macrone, mentre a Catone era stata data una stanza
attigua. Scrofa aveva spiegato che finch la questione della nomina di Macrone non fosse stata risolta,
era fuori discussione che dovessero disporre di alloggi adeguati al loro presunto stato. Quindi al
quartiermastro della coorte e al suo assistente era stato richiesto di lasciare temporaneamente i loro
uffici, e gli attendenti avevano sgobbato tutta la sera per pulire le stanze e portare il mobilio essenziale
necessario ai centurioni appena arrivati. La colonna era tornata alla fortezza poco dopo il crepuscolo,
sotto la luce argentata della luna crescente, e solo alle quattro della notte era terminata la sistemazione
dei loro alloggi preparati in fretta e furia. A Simeone era stato assegnato un posto letto nelle caserme
della cavalleria, e la guida era immediatamente andata a dormire, lasciando i due ufficiali ad aspettare
che le loro stanze fossero pronte in unatmosfera di leggera tensione.
Che cosa ho fatto?, chiese Macrone con espressione attonita. Mi sono comportato come un
ufficiale, ecco cosa ho fatto. Non mi sono messo a rompere le scatole come un moccioso arrabbiato.
Prego?
Catone, quando un superiore ti d un ordine, devi obbedire senza esitazione.
Macrone, lo so. Ma lui non  il mio superiore. Tu sei il mio superiore.
Solo quando potr provarlo. Fino a quel momento  Scrofa il comandante, e vale ci che dice
lui.
Anche se i suoi ordini sono sbagliati?
Esatto.
Catone scosse la testa.  ridicolo, Macrone. Quella donna non ha fatto niente di male. Niente
per meritarsi che la sua casa venisse incendiata.
Sono daccordo con te, rispose Macrone con una calma forzata.  una vera vergogna.
Uningiustizia. Chiamala come vuoi.
Catone era esasperato. Allora perch non hai detto niente sul momento?
Sai come stanno le cose. Quando viene dato un ordine non lo discuto, qualunque cosa penso a
riguardo.
Ma  una follia.
No, si chiama disciplina.  ci che fa funzionare lesercito. Non c spazio per le discussioni.
Viene dato un ordine e bisogna obbedire. Macrone fece una pausa e prosegu con un tono aspro.
Quello che non devi fare  in nessuna circostanza   contestare lordine di un superiore, e mai
davanti agli altri uomini. Sono stato chiaro?.
Catone, sorpreso dallastio di Macrone, annu con un cenno della testa.
Macrone prosegu. Se si comincia a prendere quella strada, amico mio, la disciplina va in
pezzi. Se gli uomini iniziano a riflettere sugli ordini anzich rispettarli, lesercito si sgretola e
diventiamo prede facili per i nostri nemici. E ne abbiamo tanti. Cos facendo, chi protegger limpero?
Quindi pensa quanto conta tutto ci rispetto alla casa della donna data alle fiamme. La prossima volta
rifletti bene prima di contestare lordine di un superiore.
Catone rimase in silenzio riflettendo sul ragionamento di Macrone, poi alz lo sguardo e scroll
le spalle. Suppongo tu abbia ragione.
Maledizione, certo che ho ragione, rispose Macrone sospirando esasperato. Ascolta, Catone.
Ora lesercito  la tua vita. A volte  una vita dura, lo ammetto, ma io la amo. E non consentir a
nessuno di rovinare tutto, per quanto ben intenzionato sia, e anche se si tratta del mio migliore amico.
Spero di essere stato chiaro.
Daccordo. Ma  stato comunque sbagliato punire quella donna.
Macrone emise un gemito e diede una botta sulla spalla dellamico. Ora basta. Abbiamo
problemi pi seri a cui pensare. Non siamo qui per noi stessi, Catone.
Per niente.
Macrone sorrise per un istante, poi si fece pensieroso. Lo sai? Secondo me c sotto qualcosa.
Che intendi dire?
Hanno bruciato la casa e crocifisso il bandito, disse Macrone con espressione accigliata. A
pensarci bene, non cera molto altro da fare per provocare intenzionalmente la gente di quel villaggio e
allo stesso tempo sprecare loccasione di ottenere qualche buona informazione dal prigioniero.
Capisco, annu Catone. Tutto questo conferma sicuramente i sospetti di Narciso su quanto
sta succedendo qui.
E se lui ha ragione sul conto di Scrofa e di quel suo aiutante, Postumo, dovremo procedere con
cautela e guardarci sempre le spalle. Non vorrei fare la fine del predecessore di Scrofa.
Il mattino dopo, alle prime luci dellalba, i sopravvissuti della scorta a cavallo si misero in
viaggio per tornare a Gerusalemme. Scrofa aveva temporaneamente nominato uno dei suoi ufficiali di
grado inferiore al comando dello squadrone, e ordinato a Simeone di guidarli in sicurezza a
Gerusalemme seguendo un percorso diverso da quello usato per raggiungere la fortezza. Il veterano
portava un messaggio che doveva essere consegnato da parte di Macrone al procuratore di Cesarea, nel
quale chiedeva urgentemente la conferma della sua nomina a comandante della Seconda Illirica. Data
la distanza da percorrere, sarebbe stato necessario attendere diversi giorni prima che arrivasse una
risposta. Fino ad allora, i due centurioni sarebbero stati considerati dei soprannumerari  liberi da
incombenze e liberi di andare in giro per la fortezza. Macrone e Catone, consapevoli del vero motivo
della loro presenza l, si unirono agli altri ufficiali per la riunione informativa del mattino con il
prefetto, subito dopo la colazione nella mensa.
I centurioni e gli ufficiali della coorte di grado inferiore affollavano le panche nel salone
delledificio del quartier generale, e mentre parlavano oziosamente nellattesa che comparisse Scrofa
con il suo aiutante, Catone li scrut di nascosto. Gli ufficiali sembravano in qualche modo distratti e
nervosi, e parlavano con toni sommessi. Di tanto in tanto uno di loro lanciava unocchiata in direzione
dei nuovi arrivati, ma nessuno si avvicin per presentarsi. Catone giunse alla conclusione che
sembravano insospettiti. Ma insospettiti da cosa? Non potevano sapere che Macrone e Catone
lavoravano per Narciso, e inoltre la nomina di Scrofa era temporanea, quindi dovevano aspettarsi che
sarebbe stato sostituito da un comandante permanente. Non avrebbe dovuto esserci niente di strano
nellarrivo di Macrone e Catone, eppure Catone percep che cera qualcosa che non andava.
Le sue supposizioni furono interrotte quando il centurione Postumo oltrepass con passo deciso
la porta e grid: Ufficiale in comando presente!.
Con uno stridio delle panche, gli ufficiali radunati si alzarono in piedi e si misero rigidamente
sullattenti, finch Scrofa entr nella sala e prese posto allo scrittoio posizionato in fondo.
Sedetevi, signori.
Gli ufficiali si misero a riposo e tornarono a sedere. Quando furono tutti fermi ai loro posti,
Scrofa si schiar la voce e inizi a dare istruzioni.
Per prima cosa, lasciate che vi presenti formalmente i centurioni Macrone e Catone. Fece un
gesto verso di loro, e i nuovi arrivati si alzarono un momento in piedi facendo un cenno con la testa, e
Scrofa prosegu. So che sono circolate alcune voci circa i motivi della loro presenza a Bashir.
Ufficialmente, i centurioni Macrone e Catone affermano di essere stati inviati da Roma per sostituire
me e il centurione Postumo. Disgraziatamente, ieri, nella fretta di sfuggire ai loro inseguitori, il
centurione Macrone  stato obbligato ad abbandonare il suo bagaglio che conteneva gli ordini del
palazzo.
Si udirono dei risolini sommessi, e vedendo comparire sui visi degli ufficiali delle espressioni
divertite, Macrone si fece rosso in volto per la vergogna e per la rabbia. Scrofa continu sorridendo.
Quindi, finch la sua nomina non sar confermata, li accoglieremo come ospiti donore della
fortezza di Bashir. Nei prossimi giorni, voi signori forse vorrete approfittarne per farvi conoscere dal
comandante designato, se vorrete prosperare sotto il suo comando, come avete fatto sotto il mio. Il
centurione Macrone dovr imparare a conoscere le nostre abitudini, se vorr godere della vostra fiducia
nei mesi a venire....
Il prefetto diede unocchiata agli appunti sulla tavoletta cerata davanti a lui, poi prosegu.
Abbiamo ricevuto notizia che due carovane dirette nella Decapoli passeranno nella nostra zona nei
prossimi giorni. La prima appartiene a Silas di Antiochia. Manderemo il nostro solito comitato di
benvenuto, e non dovrebbe avere problemi a ottenere il loro consenso a farsi scortare fino a Gerasa. La
seconda appartiene a una delle compagnie arabe appena fondate ad Aelana, e poich sono nuovi a
queste cose, il centurione Postumo porter un imponente contingente per accoglierli e spiegare la
procedura. E dopo averli scortati in sicurezza fino a Filadelfia, gli uomini del contingente torneranno
alla fortezza... dove li aspettano compiti pi gravosi. C una banda di predoni del deserto che opera
nella zona ai confini con la Decapoli. Il decurione Proximo porter una pattuglia di ricognizione a
Azraq, e offrir al loro capotrib una ricompensa per stanare e annientare quei predoni. Scrofa fece
una pausa e si guard intorno, e quando vide Proximo si rivolse a lui: Assicurati di raggiungere un
buon accordo. Non c motivo di ridurre troppo i margini di guadagno.
Il decurione sogghign e annu.
Bravo. Questa  lultima delle spedizioni commerciali. Avete domande?.
Uno dei centurioni pi anziani sollev un braccio e Scrofa lo guard con unespressione stanca
e disse: S, Parmenione?
E per la faccenda di ieri, signore? Daremo la caccia a Banno e alla sua banda?  arrivato il
momento di regolare i conti con loro.
Scrofa guard il suo aiutante e Postumo si sporse leggermente verso il comandante. I due
uomini conferirono a bassa voce per un attimo, poi Scrofa si rivolse di nuovo alluomo che aveva fatto
la domanda. Hai ragione, certo. Non possiamo tollerare attacchi del genere contro lesercito romano. I
giudei meritano una lezione. A tale scopo, ti mander a fare una ricognizione degli insediamenti locali
con uno squadrone di cavalleria e una centuria di fanteria. Se troverete prova del fatto che la loro gente
offre aiuto ai banditi, dovrete ridurre in cenere le loro case. Se non troverete alcuna prova, voglio che
fustighiate qualche locale, per dare un assaggio di ci che succederebbe se mai gli venisse la tentazione
di aiutare uomini come Banno. Assicuratevi che afferrino bene il concetto.
S, signore, rispose Parmenione. Ma non avrebbe pi senso tentare di stanare i banditi,
anzich organizzare unaltra spedizione punitiva?
 inutile esporre i nostri al rischio di uno scontro armato con quegli uomini, rispose Scrofa
con un certo nervosismo. Il suo aiutante fece un passo avanti e intervenne.
I banditi possono sopravvivere solo ricorrendo allaiuto della gente dei villaggi. Se riusciamo a
convincere i locali a smettere di sostenere Banno, i suoi uomini moriranno di fame e si disperderanno, e
il problema sar risolto. Postumo sorrise. Soddisfatto?.
Il centurione Parmenione fulmin laiutante con unocchiata, e poi pieg di lato la testa e spost
lo sguardo sul prefetto. Chiedo scusa, signore, ma sono mesi ormai che ci occupiamo dei locali. E non
siamo ancora riusciti a sbarazzarci di Banno. Anzi, penso che le nostre azioni lo abbiamo solo
rafforzato. Ogni volta che puniamo gli abitanti di un villaggio, li spingiamo a mettersi dalla sua parte.
Ogni volta che Banno tende unimboscata a una delle nostre pattuglie e uccide qualcuno dei nostri
uomini, quella gente festeggia. Parmenione fece una pausa e scosse la testa. Mi dispiace, signore, ma
non credo che la vostra politica stia avendo leffetto voluto. Dovremmo cercare di persuaderli a stare
dalla nostra parte, e non punirli per le azioni compiute dai banditi.
Il centurione Postumo punt il dito verso Parmenione. Grazie, centurione Parmenione. Sono
consapevole della tua lunga esperienza in questa provincia, ma per ora  tutto. Avete ricevuto gli
ordini, e non dovete fare altro che eseguirli. Fidatevi di me, quando i locali capiranno che Roma non
accetter la bench minima provocazione, nella nostra zona torner lordine. Inoltre, secondo le mie
fonti, il numero degli uomini di Banno  stato sopravvalutato. Quei banditi sono scarsamente armati, ed
equipaggiati solo con quei pochi stracci che portano addosso. Non sono altro che un manipolo di
disgraziati rapinatori.
Signore, non so fino a che punto possiamo fare affidamento su queste vostre fonti. Finora non
sono state molto daiuto, e comunque gli uomini che vengono pagati per dare informazioni spesso
dicono ci che vogliono sentirsi dire coloro che li pagano.
Mi fido di loro, disse Scrofa con tono fermo. Banno costituisce una minaccia irrilevante.
Parmenione scroll le spalle e fece un cenno verso Macrone. A quanto pare hanno dato una
bella batosta alla scorta del centurione.
Postumo sorrise. Diciamo pure che la scorta del centurione forse ha avuto una percezione
esagerata del pericolo in cui si trovava.
Parmenione si volt verso Macrone. Cosa ne pensate, signore? Avete subto unimboscata.
Che tipo di pericolo rappresenta per noi quelluomo?.
Macrone serr per un attimo le labbra, poi rispose.  stata una trappola ben organizzata. Ci
hanno sorpresi su un sentiero stretto, e credo che avesse trecento, o forse quattrocento uomini. S,
avevano poche armi, e solo pochi di loro erano a cavallo, ma se Banno riesce a radunare tutti quegli
uomini per una semplice imboscata, immagino che il suo esercito completo non sia da sottovalutare.
Certo sar cos, se riuscir ad addestrarli e ad armarli adeguatamente. Di fatto, siamo riusciti a
sfuggirgli solo perch non si aspettavano di essere attaccati.
Mentre il suo amico parlava, Catone sent un brivido corrergli lungo la schiena. Che cosa aveva
detto Banno davanti alla casa di Miriam? Qualcosa riguardo a degli amici che li avrebbero aiutati, e che
presto avrebbe avuto un esercito al suo seguito. Ma erano solo vuote minacce? Le spavalde parole di un
uomo disperato condannato a trascorrere il resto dei suoi giorni come fuorilegge e fuggiasco? Eppure il
prefetto Scrofa sembrava felice di tenere quel bandito alla larga mentre se la prendeva con coloro che
percepiva come suoi sostenitori. E dato il modo in cui attualmente Scrofa affrontava il problema, se
non erano gi sostenitori di Banno lo sarebbero diventati presto.
Il centurione Postumo rispose nuovamente al posto del suo comandante. Fece un cenno con la
testa, come per indicare che era daccordo con Macrone, e poi gli rivolse un debole sorriso. Nella
fretta di fuggire,  certamente possibile che abbiate sopravvalutato il pericolo.
Macrone guard fisso laiutante. Mi stai dando del bugiardo?
Certo che no, signore. Sto solo dicendo che nel fervore della... ehm... diciamo battaglia, deve
essere stato difficile capire esattamente quanti uomini vi trovavate davanti.
Capisco, rispose Macrone scuro in volto. Se non mi credi, allora chiedi al centurione Catone
quanti uomini pensa che ci fossero.
A che servirebbe, signore? Si trovava nella vostra stessa situazione, signore. Perch mai il suo
giudizio dovrebbe essere meno offuscato? Inoltre, lui  stato ferito alla testa. Pu facilmente essersi
sbagliato sul numero degli uomini che avete incontrato. Vi assicuro, abbiamo informazioni certe sul
fatto che Banno costituisce una minaccia trascurabile.
Catone si sporse in avanti. Allora perch prendersi il disturbo di fare tutte queste incursioni
punitive contro i villaggi locali?
Perch dobbiamo dissuaderli dal fornire ulteriore supporto a Banno. Se siamo indulgenti con
loro, appariamo deboli. E, cos facendo, Banno potr sostenere che, con un numero sufficiente di
uomini, potr liberare il popolo della Giudea dal dominio di Roma.
Se continuerete a trattare con durezza i giudei, li getterete solo tra le sue braccia, come ha
osservato il centurione Parmenione. Forse dovremmo cercare di portare questa gente dalla nostra
parte.
 inutile, lo interruppe Scrofa.  evidente che ci odiano a morte. Non riusciremo mai a
persuaderli finch resteranno attaccati alla loro fede. E quindi possiamo tenerli a bada solo con la
paura.
Macrone si appoggi allindietro e incroci le braccia. Che ci odino pure, purch ci temano,
giusto?.
Il prefetto alz le spalle. Questo detto sembra funzionare bene.
A Catone cascarono le braccia. Quello di Scrofa era un approccio miope e pericoloso,
soprattutto nella situazione attuale, dove Banno offriva alle sue vittime la possibilit di reagire. Ogni
villaggio, nel quale i romani infliggevano una punizione esemplare, diventava terreno di reclutamento
per Banno, e andava a ingrossare i suoi ranghi di fanatici che odiavano Roma e tutti coloro che
percepivano come al servizio degli interessi romani.
In ogni caso, concluse il prefetto, ho preso la mia decisione. Restano validi gli ordini che ho
dato e saranno eseguiti. La riunione  conclusa. Il centurione Postumo far preparare degli ordini scritti
per gli ufficiali competenti. Buona giornata, signori.
Le panche stridettero sulle pietre del pavimento quando gli ufficiali si alzarono sullattenti.
Scrofa raccolse le sue tavolette e lasci la stanza. Appena se ne fu andato, Postumo grid: Riposo!, e
gli ufficiali si misero a riposo.
Catone diede una leggera gomitata al suo amico. Penso che dovremmo fare due chiacchiere
con il centurione Parmenione.
Macrone annu e si guard intorno, vedendo gli altri ufficiali che si disperdevano lentamente
per eseguire gli ordini del giorno. S, ma non di fronte agli altri. Forse dovremmo chiedergli di farci
visitare la fortezza. Non c niente di male.  naturale che i nuovi arrivati vogliano darsi unocchiata
intorno.
...
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...
CAPITOLO UNDICI.
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...
La fortezza di Bashir, come quasi tutte le fortezze romane, aveva una struttura pi o meno
standard. La residenza del comandante, il quartier generale, lospedale e i magazzini occupavano una
posizione centrale, ed erano disposti lungo le due strade principali che attraversavano la fortezza
formando un angolo retto. Su entrambi i lati, cerano i tetti lunghi e bassi delle caserme, dove gli
uomini della coorte erano sistemati in otto per stanza negli edifici destinati a ogni centuria o squadrone
di cavalleria. Le stalle occupavano un angolo della fortezza, e lodore degli animali permeava laria
calda sospesa su tutto come una coperta soffocante. Mentre il centurione Parmenione li accompagnava
in un giro minuzioso, Catone not una certa trasandatezza che non sarebbe stata tollerata nella maggior
parte delle coorti ausiliarie, per non parlare delle imponenti fortezze delle legioni alle quali era pi
abituato. Cerano porte e scuri delle finestre rotti, resti di cibo lasciati per terra e pezzi di attrezzature
mal conservate. Not in particolare le catapulte montate su ciascuna torre, che avevano il legno
completamente rovinato ed erano piuttosto inutili, perch i bracci si sarebbero sicuramente spaccati con
il peso, se mai fossero state preparate per lanciare. Cerano inoltre segni evidenti di indolenza tra i
soldati della coorte, e Catone si chiese se non fosse una reazione pi che naturale dopo tanti anni
trascorsi in una destinazione cos desolante.
Mentre i tre centurioni salivano la scala che portava alla torre di guardia sopra la porta
principale, Macrone decise che era arrivato il momento di parlare chiaramente.
Sei sempre stato di servizio con gli ausiliari, centurione Parmenione?
Macch! Sono un vero e proprio soldato. Ho trascorso diciassette anni nella iii Gallica vicino
Damasco, lultimo come optio. Poi ho avuto un trasferimento alla Seconda Illirica e sono stato
promosso a centurione. Da allora sono qui. Entro un anno o due dovrei essere congedato.
Capisco.
Perch me lo chiedete?
Con qualcuno con un passato come il tuo, mi chiedevo solo come questo posto possa essere
ridotto in tale stato.
Parmenione non rispose finch tutti e tre non ebbero raggiunto la piccola piattaforma della torre
di guardia, allombra del tetto ricoperto di foglie di palma. Intorno a loro il deserto si perdeva
allorizzonte, luccicante sotto i riflessi del sole. Ma Parmenione aveva lo sguardo fisso su Macrone.
Non c niente che non va in questa coorte, centurione Macrone. O almeno non i soldati, disse con
tono guardingo.
E gli ufficiali?.
Parmenione fiss ancora una volta Macrone, poi lanci unocchiata a Catone. Perch me lo
chiedete? Cosa state cercando?
Niente, rispose Macrone con disinvoltura.  solo che presto dovrei assumere io il comando
della coorte, e vorrei fare qualche cambiamento... qualche miglioria. Trovo solo strano che la coorte si
trovi in questo stato. Nella mia esperienza, lo stato di ununit rispecchia i suoi ufficiali.
Parmenione sembr soddisfatto della spiegazione e inclin leggermente la testa di lato. La
maggior parte degli ufficiali non sono male. O almeno era cos prima che spuntasse il centurione
Postumo. Questo accadeva sotto il precedente comandante.
Cos cambiato con Postumo?, chiese Catone.
Inizialmente niente. Laiutante precedente era morto dopo una lunga malattia, e Postumo fu
mandato qui da Damasco per rimpiazzarlo. Come Scrofa dopo di lui. Ha svolto i suoi incarichi con
grande scrupolo, poi ha iniziato a offrirsi volontario per guidare le perlustrazioni nel deserto. Come
puoi immaginare, questo lo ha reso molto popolare tra quelli di noi che non avevano un grande
desiderio di passare giorni a cavallo sotto al sole e in mezzo alla polvere.
Ad ogni modo, questa era la situazione finch un giorno il precedente comandante ricevette la
visita del rappresentante di uno degli organizzatori di carovane. A quanto pare accus Postumo di truffa
per la protezione delle sue carovane. Il prefetto, per, voleva delle prove concrete, e nella ricognizione
successiva and con Postumo. Ma non torn mai indietro.
Catone inarc un sopracciglio. A voler essere cinici, si direbbe sia stato molto utile per il
centurione Postumo.
Abbastanza, disse Parmenione con un sorriso. Ad ogni modo, a quel punto arriv Scrofa, e
da allora non  stato dato seguito a quelle accuse.
Ci fu un momento di pausa e poi Catone chiese: Significa che anche il prefetto  entrato
nellaffare? E anche gli altri ufficiali?.
Parmenione scosse la testa. Non voglio parlare di questo.
Di cosa?, insistette Catone.
Macrone si intromise con aria spazientita. Qui sta succedendo qualcosa. Gli ufficiali sembrano
divisi, e gli uomini disinteressati ai loro doveri. Lo vede anche uno stupido.
Se lo vede anche uno stupido, allora non avete bisogno che vi fornisca informazioni sui miei
colleghi ufficiali.
Nessuno ti sta chiedendo di fare il delatore, rispose Catone con tono pacato. Ma un veterano
come te non pu non sapere cosa sta succedendo qui. Perch non ti sei lamentato con il prefetto o con
qualcuno ancora pi in alto nella catena di comando?
Lho fatto. Ne ho parlato a Scrofa. Gli dissi che gli uomini rispettavano sempre meno le
regole. Lui apparve leggermente divertito dalle mie lamentele, e da allora non sono mai pi stato
assegnato a nessuna operazione di ricognizione nel deserto, e ha fatto in modo che stessi alla larga dalle
rotte delle carovane. E ora vuole che usi la mano pesante con i villaggi locali. Parmenione tir su col
naso con espressione beffarda. A che serve trattare male un branco di contadini che vivono di stenti in
questa terra desolata? Dovremmo invece dare la caccia a Banno.
S, rispose Macrone pensieroso. Dovremmo.
Parmenione si volt per guardarlo in faccia.  questo che avete in programma, quando arriver
la conferma della vostra nomina?
Sembra la cosa pi logica da fare.
Parmenione annu soddisfatto. Sarebbe un bene far tornare gli ufficiali a fare i veri soldati.
Farebbe bene anche agli uomini.
 vero, ma ora non posso fare niente. Macrone si gratt il mento e si gir a guardare il
deserto. Penso sia arrivato il momento di dare unocchiata a qualcuno dei territori sotto il controllo
della Seconda Illirica.
Catone lo guard socchiudendo gli occhi. Coshai in mente?
Credo che mi unir a una delle pattuglie che Scrofa invia nel deserto, rispose Macrone con un
sorriso. Tu potresti andare con Parmenione e vedere qual  la situazione nei villaggi locali.
Catone scroll le spalle. Va bene. Del resto non c altro che possiamo fare qui finch il
procuratore non ci risponde.
Il prefetto Scrofa fiss Macrone e Catone. Perch vorreste farlo? Siete appena arrivati e gi
volete lasciare la fortezza?.
Catone rispose per entrambi. Come avete voi stesso sottolineato, signore, allo stato attuale
siamo in eccedenza rispetto alle necessit. Quindi potremmo approfittarne per fare un po di esperienza
nella zona. Vedere come si comportano gli uomini. Cose di questo genere.
Scrofa si scambi unocchiata con il suo aiutante prima di rispondere. Non ne sono sicuro.
Quello che intendo dire  che abbiamo le nostre consuetudini. Forse  meglio che trascorriate un po di
tempo a osservare come gestiamo la coorte prima di lanciarvi in azione.
Macrone rispose con un sorriso.  inutile perdere tempo. C unespressione che usavamo
nella ii Augusta, sul Reno. La cosa migliore che un soldato pu fare  mettere il culo sullerba.
Scrofa aggrott la fronte. Non capisco.
Esperienza sul campo, spieg Macrone. Niente pu sostituirla. Tuttavia, devo ammetterlo,
questo detto sembra non avere un grande successo da queste parti. Sar perch qui lerba  molto
scarsa.
Forse  meglio dire mettere il culo nella polvere?, sugger Catone.
Macrone lo guard con espressione irritata. Come sempre di grande aiuto, centurione Catone.
S, signore. Mi scusi signore.
Ad ogni modo,  per questo che penso che dovrei accompagnare il centurione Postumo in
perlustrazione, mentre Catone andr con Parmenione. Saremo in viaggio per un po e non ci avrete tra i
piedi.
Uhm. Scrofa un le mani e appoggi il mento sulle dita. Non sono sicuro che sia una buona
idea.
Perch no?, lo interruppe Postumo. Sarei onorato se il centurione Macrone venisse con me.
E sono certo che non appena vedr come operiamo, sar davvero felice di continuare con i nostri
metodi. Ci assicurer una transizione fluida, se arriver la conferma della sua nomina.
Quando arriver, lo corresse Macrone con un lampo gelido negli occhi.
S, signore. Certamente. Quando arriver. Nel frattempo, penso che vi renderete conto in fretta
di come trattiamo bene la gente che attraversa il nostro territorio.
Ne sono certo.
Esattamente come il centurione Catone capir che lunica autorit che i giudei rispettano 
quella supportata dal rigido impiego della forza. Postumo fece un cenno del capo verso Macrone. Un
eccellente suggerimento, se posso permettermi, signore.
Macrone annu. Allora prender lattrezzatura dal quartiermastro e mi preparer per la
ricognizione.
Dove andrete, questo vi sar molto pi utile di un elmo, gli spieg il centurione Parmenione
mentre prendeva un tessuto ripiegato da uno degli scaffali dei magazzini del quartiermastro. Ora vi
faccio vedere.
Tir fuori il tessuto e fece combaciare due angoli in diagonale, in modo che la stoffa leggera
formasse un triangolo. Poi lo sollev sopra la testa in modo che il lato pi lungo fosse sul davanti, e
fiss la stoffa sulla sommit del capo con un doppio giro di cordoncino. Cos, visto?
Sembri uno del posto, borbott Macrone.  davvero necessario?.
Parmenione alz le spalle. Solo se non volete che il sole vi frigga il cervello. Potete anche
incrociare le estremit sul davanti e lasciarvele cadere sulle spalle per proteggervi il viso dalla polvere,
se necessario.  molto utile da queste parti. E in questo posto, s,  necessario.
Parmenione si tolse la kefiah e la consegn a Macrone, che la guard con poco entusiasmo.
Catone prese la sua pi volentieri e la prov.
Cos va bene?
Niente male, ammise Parmenione. E avrete bisogno di una corazza di lino. Ce ne sono
alcune che conserviamo per gli ufficiali. La vostra corazza a scaglie pu andar bene per la Germania o
la Britannia, ma qui vi uccider se dovrete indossarla troppo a lungo.
Frug tra gli scaffali finch non trov ci che stava cercando, e torn con unarmatura leggera
completa. Era fatta con strati di lino incollati insieme per formare pettorali e piastre posteriori dure e
rigide, unite da un laccio su ogni fianco.
Prendi, Catone. Prova questa.
Quando Parmenione ebbe legato i lacci, Macrone non riusc a fare a meno di ridere.
Che c di tanto divertente?
Quelle punte che ti si alzano dietro sembrano delle ali.
Parmenione tir ciascuna delle piastre sulle spalle di Catone e le allacci alla parte anteriore del
pettorale. Ecco fatto. Vedrete che non  flessibile quanto una corazza a scaglie o di maglia, ma 
molto pi leggera e quasi altrettanto robusta.
Catone si pieg su entrambi i fianchi e fece una leggera torsione del busto. Ora capisco. Poi
si diede un colpo sui pettorali e osserv con piacere che larmatura sembrava abbastanza resistente.
Poteva andar bene per la maggior parte dei fendenti di spada, anche se un colpo di lancia o una freccia
sarebbero stati unaltra cosa. Guard Parmenione e annu. Andr bene.
Parmenione si volt verso Macrone. Ora tocca a voi, signore.
Mentre Parmenione andava a prendere unaltra corazza, Macrone mormor a Catone: Questo
mantello e questo pugnale sono gi abbastanza brutti. Che bisogno c di andare in giro come imbecilli
con questi assurdi vestiti di merda?.
Le pattuglie lasciarono la fortezza il mattino successivo, subito dopo lalba. Catone assapor
laria fresca, sapendo bene quanto avrebbe fatto caldo durante il giorno. Uno squadrone di cavalieri e
una centuria di fanti erano stati assegnati al centurione Parmenione, dato che avrebbe dovuto spostarsi
da un villaggio allaltro e non avrebbe avuto bisogno di muoversi velocemente. I fanti erano armati con
un elmo e unarmatura leggera, ma avevano portato con s i pesanti scudi ovali e le lance resistenti,
insieme ai loro gioghi da marcia, ai quali erano appese coperte, razioni di cibo e gavette. La colonna
oltrepass la porta della fortezza, con i cavalieri in testa in un corteo di attrezzature sferraglianti. Dal
corpo di guardia, Macrone li vide marciare lungo la strada per un po, poi si allontan per unirsi ai due
squadroni a cavallo che il centurione Postumo stava per guidare in direzione opposta, nel deserto.
...
.
...
CAPITOLO DODICI.
...
.
...
La pattuglia si era fermata a riposare in una stazione di posta nabatea abbandonata, e mentre gli
uomini si occupavano dei loro cavalli nel cortile ombreggiato, Macrone e Postumo salirono sulla
piccola torre di segnalazione e guardarono attentamente la rotta commerciale che portava nel cuore del
territorio nabateo. Alla loro sinistra si estendeva una vasta pianura piatta, ricoperta di piccole rocce
nere che tremolavano sotto il rovente sole di mezzogiorno. Nonostante le iniziali riserve sul copricapo,
Macrone si era reso conto della sua utilit con quel clima polveroso e infuocato. Non aveva mai
conosciuto temperature simili prima dallora. Durante il giorno faceva caldissimo, come una vampata
di calore uscita da un forno aperto allimprovviso, e la notte un freddo intenso che ricordava gli inverni
in Britannia. La notte precedente la pattuglia si era accampata allaperto, riparandosi in un canalone, e
gli uomini avevano tremato nei loro mantelli, ammassati gli uni agli altri. Ora Macrone si asciug il
sudore dalla fronte e guard la rotta commerciale, insieme al centurione Postumo che era al suo fianco.
Cosa stiamo cercando? Non riesco a vedere quasi niente con tutto questo luccichio. Sembra
acqua, sospir Macrone. Morirei per farmi una nuotata in questo momento.
Postumo sorrise. Anchio lo desidero da morire. Andrei dovunque, purch lontano da questo
posto.
Macrone borbott in segno dapprovazione, e poi lanci unocchiata al giovane ufficiale.
Postumo era di pochi anni pi grande di Catone, sulla venticinquina, magro e scuro di carnagione, e
aveva un aspetto che Macrone immagin gli facesse avere successo con le donne. Allora? Qual  la
tua storia?.
Postumo si volt verso di lui con un sopracciglio inarcato. La mia storia?
Di dove sei, Postumo?
Di Brundisium. Mio padre possiede alcune navi e trasporta carichi da e per il Pireo.
 ricco?
Ha avuto abbastanza fortuna da riuscire a comprarsi il titolo di appartenenza alla classe
equestre. Quindi s, immagino sia ricco.
E allora perch sei qui?
Non sopportavo il mare. Ho pensato che avrei preferito un po di avventura, quindi mi sono
arruolato come legionario.
In quale legione?
Ho scelto la x, rispose con un sorriso modesto. Volevo andare in Oriente e combattere le
orde dei parti.
Lo hai fatto?.
Postumo si mise a ridere. Neanche per sogno! Negli ultimi anni il palazzo imperiale ha
concluso un accordo dopo laltro con la Partia. E con Palmira in una botte di ferro tra i due imperi, 
cos che rimarranno le cose.
Macrone alz le spalle e non fece alcun commento. Secondo le informazioni che lui e Catone
avevano ricevuto, la Partia aveva mire sulle province orientali di Roma. Se cera un briciolo di verit
nelle voci che circolavano su Cassio Longino, allora cerano buone probabilit che i parti avrebbero
preso dassalto la frontiera orientale non appena le legioni di guarnigione l si fossero ritirate per
sostenere lascesa di Longino al trono imperiale.
Postumo prosegu. Quindi, con la Partia fuori questione, ho dovuto trovare qualcosa di diverso
da fare, e ho fatto domanda per essere addestrato come ricognitore.
Macrone lo guard con sguardo fisso. Durante le campagne militari, i ricognitori svolgevano un
ruolo tradizionale, ma nelle guarnigioni le loro abilit erano pi rivolte verso attivit oscure come lo
spionaggio e la tortura. A Macrone non erano mai piaciuti i ricognitori nelle legioni in cui aveva
servito. Secondo lui, quello del soldato era un mestiere onesto, e guardava con disprezzo ad alcuni tipi
di incarichi che venivano richiesti ai ricognitori.
Mi sono divertito, continu Postumo, prima che si interessasse di me Cassio Longino. Mi ha
preso sotto la sua ala protettrice, mi ha dato una promozione come ausiliario e mi ha inviato a Bashir.
Questo  accaduto oltre un anno fa. Non vi dico quanto mi  mancata Antiochia.
Me lo immagino, rispose Macrone con trasporto. Ne ho sentito parlare molto.  tutto
vero?.
Postumo annu. Tutto vero. Non c un vizio cui non ci si possa dedicare. Quel posto  un
paradiso epicureo.
Macrone si pass la lingua sulle labbra. Quando avr finito il mio incarico qui, Antiochia sar
la mia prima tappa durante il viaggio di rientro a Roma.
Laltro uomo lo osserv attentamente. Quanto tempo vi aspettate di rimanere qui?.
Macrone si maledisse per quel lapsus, e si sforz di sorridere. Il minor tempo possibile.
Conoscendo lesercito, probabilmente significa che morir di vecchiaia a Bashir. Forse il dipartimento
dellesercito si dimenticher di avermi mandato qui, ma se sar fortunato si ricorderanno di me, e
sganceranno anche una piccola pensione.
Davvero piccola, disse Postumo con enfasi, e poi continu fissando un punto in lontananza.
 per questo che un uomo dovrebbe costruirsi un piccolo fondo di emergenza, se le circostanze lo
permettono.
Macrone lo guard. Cosa intendi dire?.
Le labbra di Postumo si piegarono in un rapido sorriso. Vedrete. Ogni cosa a suo tempo. No...
Aspettate. Allimprovviso allung un braccio e indic verso lorizzonte. Laggi! Guardate.
Macrone segu la direzione del suo dito e socchiuse gli occhi davanti a quella foschia
luccicante. Che c? Non vedo niente.
Guardate ancora. Guardate meglio.
Inizialmente Macrone non riusciva a vedere niente, ma sforzandosi not un puntino nero
brillare, e poi un altro accanto. Dopo pochi minuti ne apparvero molti altri, e il primo si trasform
lentamente nella sagoma distante di un uomo a cavallo di uno strano animale. Macrone impieg
qualche istante a capire che doveva trattarsi di un cammello.
Chi sono?
Commercianti, rispose Postumo. Vengono da Aelana, una colonia araba sulla costa.
Scaricano le merci in Estremo Oriente e le caricano sulle carovane dirette in Palestina, Siria, Cilicia e
Cappadocia.  un lungo tragitto da Aelana, e alcuni tratti della rotta attraversano un territorio piuttosto
selvaggio.  qui che entrano in gioco i Nabatei, e pi recentemente noi.
Macrone aggrott la fronte. Non capisco.
Come pensate che abbiano fatto i Nabatei a diventare cos ricchi?.
Macrone scroll le spalle.
 un sistema di protezione. Il loro regno si trova a cavallo di alcune delle rotte commerciali
pi proficue del mondo conosciuto, quindi non fanno altro che starsene comodamente a Petra e
chiedere un dazio a ogni carovana che attraversa il loro territorio. Allo stesso tempo, si offrono anche
di proteggere le carovane dalle trib che vivono nel deserto profondo e che occasionalmente razziano le
rotte commerciali.
Capisco, rispose Macrone. E noi che centriamo in tutto questo?
 nostro compito sorvegliare la rotta commerciale che passa a est della fortezza.  l che inizia
il territorio romano e finisce la Nabatea.  per questo che siamo qui, per proteggere le carovane, come
quella laggi.  un accordo di mutuo beneficio.
Capisco. Macrone lo fiss. Intendi dire che vi fate pagare per proteggerli?
Certo, rispose Postumo con una risata.  un servizio che la Seconda Illirica fornisce ai suoi
clienti regolari.
Capisco, disse nuovamente Macrone, e fiss la carovana con la mente in subbuglio. Le cose
stavano proprio come aveva sospettato. Ora la questione era cosa fare, sempre che dovesse fare
qualcosa. Come funziona?.
Fino a quel momento Postumo lo aveva osservato attentamente, e apparve sollevato nel vedere
che Macrone non sembrava un fermo sostenitore della rigida osservanza della legge.  semplice.
Stringiamo normali accordi con la maggior parte degli organizzatori di carovane. Proprio come fanno i
Nabatei. Loro ottengono una scorta da Aelana a Petra, e da l a Macheronte, dove c unaltra stazione
di posta come questa. Quello  il limite dellautorit nabatea. Un tempo li scortavano fino a Damasco,
ma oggi gestiamo noi lultima parte del servizio. Hanno cercato di tagliarci fuori, ma abbiamo detto
chiaramente che ora questo  un territorio di nostra competenza, e i Nabatei si tengono alla larga da noi.
Intaschiamo il compenso e li accompagniamo in sicurezza fino alla Decapoli.
Non  del tutto regolare, vero?
No, ma non  neppure del tutto illegale, rispose Postumo. Noi svolgiamo il nostro compito
di pattugliare la frontiera, e le carovane ottengono la loro scorta. E siamo tutti felici. Limportante 
fare in modo che la voce non si sparga troppo, altrimenti Cassio Longino arriver presto a chiedere la
sua parte, e cos il procuratore di Cesarea. Quindi acqua in bocca.
Chiaro.
Ovviamente, lunica vera difficolt  quando abbiamo a che fare con i nuovi clienti, con le
carovane che sono nuove di questa zona. Come quella.
Ah s? E allora che succede?
Vedrete, rispose Postumo e si volt verso di lui. Quando ci raggiungeranno, lasciate parlare
me, signore.  possibile che conoscano un po di greco ma che preferiscano negoziare nella loro lingua,
e io un po me la cavo.
Va bene, annu Macrone. Lascer fare te.
La carovana emerse dalla foschia di calore e si avvicin lentamente alla stazione di posta.
Macrone la osserv dalla torre, e vide che dovevano esserci almeno un centinaio di cammelli, caricati
con grandi ceste stracolme di balle di stoffa, giare infilate tra balle di paglia e merci che non riusciva
bene a distinguere. Nella parte anteriore della carovana cerano due carri trainati da buoi che
trasportavano grossi pezzi di legno. I cammelli avanzavano ondeggiando con passo cadenzato,
pungolati dai pastori che camminavano al loro fianco e che di tanto in tanto colpivano le bestie con la
punta delle canne sottili che avevano in mano. Su entrambi i lati della carovana avanzava un gruppo di
guardie: guerrieri avvolti in mantelli neri, con spade e archi che penzolavano dalle strutture di legno
delle selle dei loro cammelli. Macrone si rese conto che avevano unaria abbastanza minacciosa, ma
erano solo dodici, quindi un numero appena sufficiente a respingere un energico attacco.
Di sotto, nel cortile della stazione di posta, Postumo stava ordinando ai suoi uomini di montare
a cavallo e, dopo aver dato unultima occhiata alla carovana che si avvicinava, Macrone scese dalla
torre per unirsi a loro. Appena salito in sella, Postumo diede il segnale di muoversi e i cavalli uscirono
dalla stazione di posta tra lo scalpiccio degli zoccoli, diretti verso la luce accecante. Presto si
sparpagliarono e si disposero sul sentiero in fila per due, con gli stendardi di entrambi gli squadroni
bene in vista davanti al corpo principale.
Dobbiamo solo assicurarci che sappiano che siamo romani, spieg Postumo a Macrone. Non
ha senso spaventarli.
Nonostante ci, la carovana si ferm. Le scorte formarono un piccolo gruppo con i mercanti
addetti alla carovana e si avvicinarono con cautela ai romani. Non appena furono a una distanza
sufficiente per potersi parlare, si fermarono, e uno dei mercanti agit una mano in segno di saluto.
Ricordate, signore, mormor Postumo. Lasciate parlare me.
Fa pure.
Postumo schiocc la lingua e fece avanzare il suo cavallo. Macrone lo segu, restando poco pi
indietro. Arrivati a pochi passi dagli uomini tirarono entrambi le redini e fermarono gli animali.
Postum sfoder un sorriso splendente e si rivolse a loro in greco. Vi do il benvenuto nella
provincia romana di Giudea. Qualcuno di voi parla greco?
Io lo parlo un po. Uno degli uomini si abbass il velo che gli copriva la bocca affinch
Postumo capisse chi stava parlando. Cosa posso fare per te, romano?
La questione  cosa posso fare io per voi, rispose Postumo chinando la testa. La rotta
davanti a voi  infestata dai predoni del deserto. Avrete bisogno di una scorta pi efficace di quella che
possono garantirvi i vostri dodici compagni, per quanto valorosi. I miei uomini e io possiamo
assicurarvi un passaggio sicuro attraverso questa zona fino a Gerasa, se lo desiderate.
 molto gentile da parte tua, romano. Immagino chiediate un compenso per questo servizio.
Postumo alz le spalle. Chiediamo solo una piccola somma.
Quanto?
Mille dracme.
Il capo della carovana rimase impietrito, finch uno dei mercanti ruppe il silenzio e pronunci
parole aspre nella loro lingua. Segu una conversazione accesa, e Macrone colse il tono arrabbiato delle
voci. Alla fine il capo zitt i suoi amici e si rivolse di nuovo al centurione.  troppo.
 quanto ci pagano tutte le carovane che passano da qui, se hanno bisogno della nostra
protezione.
E se non paghiamo?
Potete passare liberamente, ma continuerete il viaggio a vostro rischio e pericolo. Non 
consigliabile. Siete nuovi di questa rotta, non  cos?
Pu darsi.
Allora forse non siete totalmente consapevoli dei pericoli cui andate incontro.
Siamo in grado di badare a noi stessi.
Come desiderate. Postumo si gir sulla sella e lanci ai suoi uomini lordine di ripartire. Poi
si volt di nuovo verso il capo della carovana, chin la testa educatamente, e gir il cavallo dirigendosi
al trotto verso i suoi uomini. Macrone lo raggiunse e gli si accost con il suo cavallo.
A quanto pare non  andata molto bene.
Oh, non  ancora finita. Capita che i mercanti nuovi di questa rotta reagiscano cos. Ma presto
cambieranno idea.
Sembri molto sicuro di te.
Ho tutte le ragioni per esserlo.
Postumo non aggiunse alcuna spiegazione, e Macrone rimase in sella, risentito, mentre la lunga
processione di cammelli e di uomini gli pass davanti ondeggiando. Gli uomini della scorta si misero
tra la carovana e la cavalleria romana, guardando Postumo e i suoi con espressioni circospette, finch la
coda della carovana fu passata. Poi girarono i cammelli e tornarono al trotto ai lati della carovana.
Appena si furono allontanati, Macrone si volt verso Postumo.
E ora che succede?
Aspettiamo un po e poi li seguiamo.
Macrone ne aveva avuto abbastanza. Ascolta, faresti meglio a dirmi cosa sta succedendo. Sono
stufo dei tuoi giochetti, Postumo. Dimmelo.
Forse non accadr niente, signore. Forse completeranno il viaggio senza problemi, ma non ci
scommetterei. La rotta tra qui e Gerasa  un covo di numerosi gruppi di predoni.
Appena la retroguardia della carovana si fu allontanata circa un miglio, Postumo ordin ai suoi
uomini di avanzare lentamente e di seguirli lungo il sentiero, assicurandosi di mantenere una certa
distanza da loro. Le ore passavano lentamente, e gli effetti della notte precedente trascorsa insonne
iniziavano a farsi sentire. Macrone aveva gli occhi pesanti e doloranti, e doveva sbattere
frequentemente le palpebre per provare un po di sollievo. Davanti a lui, le sagome distanti della
carovana lo ipnotizzavano, aumentando il senso di stanchezza. Era pomeriggio inoltrato quando
Postumo ferm la colonna cos bruscamente che Macrone per poco non scivol dalla sella, e scosse la
testa per liberarsi della pesantezza che gli avvolgeva la mente.
Cosa? Cosa sta succedendo?
Come avevo previsto, signore, rispose Postumo con un sorriso. Sono i predoni che arrivano
dal deserto. Guardate laggi.
Postumo indic a destra, e Macrone vide una fila di cammelli emergere da dietro una bassa
duna e scagliarsi contro la coda della carovana. Macrone port subito la mano sulla spada e la mente gli
si schiar davanti alla prospettiva di entrare in azione.
Muoviamoci!.
No.
Cosa significa no?, grugn Macrone. Quegli uomini stanno assaltando la carovana.
Proprio cos!, annu Postumo. Non pensate che adesso quei mercanti vorrebbero tanto aver
accettato la nostra offerta di protezione? Ora impareranno quanto pu costare viaggiare senza una
scorta adeguata.
Ma li massacreranno!, disse Macrone furioso. Dobbiamo fare qualcosa.
No, rispose Postumo con tono fermo, e mentre i predoni puntavano verso la carovana, la
colonna della cavalleria romana rimase immobile. Per il momento non faremo proprio niente.
...
.
...
CAPITOLO TREDICI.
...
.
...
Linsediamento di Heshaba era il primo villaggio toccato durante il giro di perlustrazione del
centurione Parmenione, e la colonna di cavalieri e fanti romani discese il pendio dalla strada principale
in tarda mattinata. I resti anneriti della casa di Miriam erano chiaramente visibili, e ancora una volta
Catone si sent roso dal senso di colpa nei confronti di quella donna cos crudelmente ripagata per
avergli salvato la vita. Quando la colonna si avvicin al villaggio, Parmenione condusse i suoi in un
ampio giro intorno al perimetro e, senza fermare la colonna, fece proseguire gli uomini fino allo uadi,
lontano da Heshaba.
Pensavo che ci saremmo fermati qui, disse Catone a bassa voce al veterano, mentre
avanzavano uno accanto allaltro alla testa dello squadrone di cavalleria.
Per il momento ne hanno abbastanza di noi, rispose Parmenione. Torneremo dalla stessa
strada, cos capiranno come stanno le cose.
Catone gli lanci unocchiata penetrante. Ancora intenzionato a conquistare la loro amicizia?.
Parmenione si volt verso di lui. Forse sto solo cercando di non perdere ci che resta di buono
tra noi. Se oggi ci andiamo pesante, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso per quella gente.
E passer dalla parte di Banno. E se il popolo di Heshaba ci si rivolta contro, che speranze abbiamo con
il resto della provincia? Che resti tra noi, Catone, ma ci sono volte in cui dubito che il prefetto possa
fare di meglio per fomentare lodio tra la gente di questa zona.  come se volesse spingerli a ribellarsi
apertamente.
E perch dovrebbe volerlo?, chiese tranquillo Catone.
Parmenione ci pens un attimo e scosse la testa. Non lo so. Davvero non lo so. Non ha senso.
Quelluomo deve essere matto. Completamente matto.
Ti sembra matto?
No, direi di no. Parmenione sembrava confuso, e si guard intorno posando di nuovo lo
sguardo su Catone. Tu cosa pensi? Deve esserci dellaltro. Anche uno stupido riesce a vedere dove
porteranno questi metodi. Scateneranno una rivolta, o per lo meno getteranno altri uomini tra le braccia
di Banno. Davvero non capisco.
Catone scroll le spalle, poi guard di nuovo verso il villaggio. Ferm il cavallo e si stacc
dalla colonna alle sue spalle, e intanto con la mente tornava allingiustizia gratuita che aveva subto
Miriam. Ad un tratto prese una decisione, e spron di nuovo il cavallo per affiancarsi a Parmenione.
Dove ci accamperemo stanotte?
Circa a met dello uadi c una fonte con alcuni alberi. A circa quattro miglia da qui. Perch?
Vi raggiunger l al tramonto, rispose Catone, prima di incitare di nuovo il cavallo in
direzione del villaggio.
Dove stai andando?, gli grid dietro Parmenione.
Devo parlare con una persona!, gli rispose urlando Catone, e poi mormor tra s e s: Devo
scusarmi.
Mentre il cavallo risaliva il pendio che portava al modesto assembramento di case che
costituivano la piccola comunit di Heshaba, Catone cerc di pensare alle parole che avrebbe
desiderato dire a Miriam. Voleva che fosse ben chiaro che il prefetto non rappresentava il resto dei
romani, e che le sue azioni non dovevano essere interpretate come tipiche della politica di Roma. Forse
era ancora possibile riparare una parte dei danni causati da Scrofa.
Quando entr nel villaggio, not immediatamente le espressioni ostili sui volti delle poche
persone che lo guardavano attraverso porte e finestre aperte mentre il suo cavallo procedeva con
cautela nello spiazzo che era nel cuore della comunit. Nellaria cera ancora lodore acre dello
scheletro bruciato della casa di Miriam. Il brigante era appeso alla sua croce, e Catone sper che
luomo fosse morto affinch gli venissero risparmiate ulteriori sofferenze. A poca distanza dalle rovine
fumanti, Catone vide il nipote di Miriam, Yusef, rannicchiato su una piccola cassa poggiata a terra
accanto a una misera pila di cose che la donna era riuscita a salvare dalla casa prima che gli ausiliari
appiccassero il fuoco. Yusef alz lo sguardo sentendo il rumore degli zoccoli e fiss Catone con uno
sguardo terrorizzato. Catone smont da cavallo e condusse lanimale verso uno dei montanti che
avevano sostenuto la tettoia della casa di Miriam. Dopo aver legato il cavallo si avvicin lentamente al
giovane.
Yusef, sai dov tua nonna?, gli chiese in greco.
Per un attimo il ragazzo non rispose, poi scosse rapido la testa. Non  qui.  partita. Cos non
potrai pi farle del male, romano!. Pronunci lultima parola con una certa violenza, e Catone si
ferm poco distante da lui, non volendolo allarmare ulteriormente.
Non ho intenzione di farle del male. Hai la mia parola, Yusef. Per devo parlarle. Per favore,
dimmi dov.
Yusef lo fiss per un attimo, poi si alz lentamente in piedi. Indic a terra e disse: Aspetta qui.
Non ti muovere e non cercare di seguirmi.
Catone annu. Lanciando unultima cauta occhiata al romano, Yusef si volt e corse via,
sparendo dietro langolo delledificio pi vicino. Catone si guard intorno e vide che non cera nessun
altro nei paraggi. Il villaggio era immerso nel silenzio e immobile come la vasta necropoli che si
estendeva su entrambi i lati della Via Appia, fuori dalle porte di Roma. Con una punta di sarcasmo,
Catone pens che non era un paragone molto allegro, e rivolse la sua attenzione sulla pila di oggetti in
mezzo alla strada. Oltre ai mucchi di vestiti e ai paioli, cerano diverse ceste piene di rotoli di
pergamena, e lo scrigno sul quale era seduto Yusef. Qualcosa di quello scrigno lo colp, e poi si ricord
di averlo visto nel nascondiglio sotto labitazione di Miriam. Cosa poteva esserci di tanto prezioso in
quello scrigno da dover essere nascosto? Incuriosito, Catone si guard intorno per essere sicuro di non
essere osservato, e dopo un attimo di esitazione, si avvicin e si accovacci per esaminarlo pi da
vicino. Lo scrigno era piuttosto disadorno, senza decorazioni e con un semplice gancio come chiusura.
Venne interrotto da un rumore di passi, e si alz rapidamente in piedi quando Miriam e Yusef
svoltarono langolo e lo videro accovacciato accanto ai loro averi. Lo sguardo di Miriam and subito
allo scrigno e si diresse a grandi passi verso il centurione.
Ti sarei grata se lasciassi stare le mie cose  o ci che resta di esse. Lha fatto mio figlio.
Quello scrigno e il suo contenuto sono tutto ci che mi resta di lui.
Mi dispiace. Io.... Catone la fiss con un senso di impotenza, poi abbass la testa per la
vergogna. Mi dispiace.
Mio nipote ha detto che vuoi parlarmi.
S, se me lo permettete.
Non sono sicura di voler parlare con te. Non dopo.... Miriam deglut a fatica e fece un gesto
verso i resti bruciati della sua casa.
Lo capisco, rispose dolcemente Catone. Il prefetto ha sbagliato, e io ho cercato di fermarlo.
Miriam annu. Lo so, ma non  servito a niente.
Ora cosa ne sar di voi? Dove andrete?.
Miriam sbatt le palpebre per ricacciare indietro le lacrime che le luccicavano agli angoli degli
occhi e indic vagamente verso la strada dalla quale era arrivata. Un membro della mia comunit dar
una stanza a me e al ragazzo. Gli abitanti del villaggio ci costruiranno una nuova casa.
Questa  una buona cosa. Catone inclin la testa un poco di lato. Avete detto la mia
comunit. Siete la loro guida?.
Miriam fece una smorfia. In un certo senso s. Hanno stima di me perch sono seguaci di mio
figlio.  un po come se fossi anche la loro madre. E rivolgendogli un debole sorriso aggiunse:
Immagino siano solo dei sentimentali.
Catone ricambi il suo sorriso. Qualunque sia il motivo,  evidente che avete un certo potere
su di loro, come su Simeone e Banno, a quanto pare.
Il sorriso si gel sulle labbra di Miriam, e lei guard Catone con espressione sospettosa. Che
cosa vuoi da me, centurione?
Parlare. Capire cosa sta succedendo. Ho bisogno di saperne di pi sulla vostra gente, e su
Banno, se vogliamo evitare che provochi una rivolta e salvare delle vite umane. Molte vite, sia romane
che giudee.
Vuoi capire la mia gente?, disse Miriam duramente. In questo caso saresti uno dei pochi
romani a cercare di farlo.
Lo so. Non posso scusarmi per ci che  stato fatto nel nome di Roma. Sono solo un ufficiale
di grado inferiore e non posso cambiare la politica imperiale, ma posso provare a contribuire a
cambiare le cose. Tutto qui.
 molto onesto da parte tua, centurione.
Potreste iniziare a migliorare la nostra relazione se mi chiamaste Catone.
Lei lo fiss per un attimo e poi sorrise. Allora molto bene, Catone. Parler con te. Si chin
per prendere lo scrigno e se lo infil saldamente sotto il braccio, poi si alz e gli fece un cenno con la
testa. Vieni con me. Anche tu Yusef.
Miriam condusse Catone attraverso le strade silenziose fino fuori al villaggio, finch
raggiunsero un piccolo bacino dacqua dove si raccoglieva la pioggia che, durante linverno e la
primavera, scendeva dai pendii dello uadi. Ora il bacino era quasi secco, e qualche capra brucava i
ciuffi derba che crescevano nel terreno spaccato lungo il bordo del bacino. Miriam e Catone si
sedettero allombra di alcune palme mentre Yusef and a cercare qualche pietra per la sua fionda e
inizi ad esercitarsi contro una roccia distante.
Ha una buona mira, comment Catone. Diventer un bravo ausiliario quando crescer.
Yusef non sar un soldato, rispose Miriam con tono deciso. Lui  uno di noi.
Catone le lanci unocchiata. Uno di cosa, esattamente? Mi hanno detto che voi, e questa
gente, siete Esseni, ma a quanto pare non abbracciate interamente il loro modo di vivere.
Esseni!, esclam Miriam ridendo. No, non siamo come loro. I piaceri della vita vanno
goduti, non negati. Alcuni tra di noi un tempo erano Esseni, ma non volevano trascorrere il resto dei
loro giorni rinunciando alle gioie della vita.
Scusate, ma Heshaba non assomiglia molto alla mia idea di paradiso.
Forse no, ammise Miriam. Ma  la nostra casa e siamo liberi di tenerla come vogliamo.
Questo  sempre stato il mio sogno. Dopo che mio figlio  stato giustiziato, mi sono allontanata dalla
Giudea. Ne avevo abbastanza delle meschine fazioni che mettevano una setta contro laltra. Gli alti
sacerdoti di Gerusalemme erano i peggiori. Continuamente a cavillare sulle interpretazioni delle
scritture, mentre le loro famiglie si arricchivano sempre pi.  per questo che il mio ragazzo, Joshua, 
stato coinvolto nei disordini politici. Non solo contro Roma, ma contro quelli che sfruttavano i poveri.
Era un bravo oratore, e alla fine arrivavano enormi folle ad ascoltarlo. Fu allora che i sacerdoti decisero
che andava messo a tacere, prima che convincesse la gente a ribellarsi contro di loro. Quindi lo hanno
arrestato e hanno fatto in modo che venisse giustiziato.
Pensavo fosse stato crocifisso.
 cos.
Ma solo il procuratore pu autorizzare la crocifissione.
Il procuratore del tempo era un uomo debole. I sacerdoti minacciarono di fomentare un
tumulto popolare contro le autorit di Roma se mio figlio non veniva giustiziato. Raggiunsero un
accordo e mio figlio venne ucciso. Diedero la caccia ai suoi pi vicini seguaci e il movimento si
disgreg. Alcuni volevano vendicare Joshua, quindi si ritirarono sulle colline e da allora razziano le
propriet dei ricchi e assaltano le pattuglie romane. Tutto in nome di Joshua. Banno divenne il loro
capo, lui che era stato un seguace di mio figlio e affermava di eseguire la sua volont.
Allora,  cos che lo avete conosciuto.
Miriam annu. Allepoca era un uomo appassionato. Un vero idealista. Joshua amava scherzare
dicendo che Banno era lo spirito vivente del movimento. Spesso ho pensato che fossero come fratelli.
Banno lo ha sempre ammirato, per questo ha reagito molto male alla sua morte, sviluppando un forte
risentimento contro quelli che credevano ancora in una resistenza e in una riforma pacifica. Alla fine
uccise un esattore delle tasse e si diede alla latitanza. Sulle colline cerano molti altri nelle sue stesse
condizioni, e gradualmente riusc a portarli dalla sua parte. Immagino abbia appreso le doti oratorie da
mio figlio. Per un po  venuto a farmi visita regolarmente, cercando di convincermi del suo punto di
vista. Se la madre del capo del movimento fosse stata dalla sua parte, sapeva che avrebbe potuto
ottenere molto pi sostegno. Ma io mi sono sempre rifiutata, e non mi riserva pi laffetto di un tempo.
Ad ogni modo ha acquisito un gran numero di seguaci anche da solo, come voi romani avete scoperto.
 vero, annu Catone. Ma finch resteranno nascosti sulle colline riusciremo ad arginare il
problema. Ma gli ho sentito dire qualcosa in merito alla possibilit di ricevere un aiuto dallesterno.
Cosa? Quando  successo?
Il giorno in cui io e Simeone eravamo nascosti sotto la vostra casa. Vi ho sentita parlare con
Banno, e lui ha detto che stava aspettando aiuto da alcuni amici.
Ora ricordo. Sembrava piuttosto eccitato allidea. Non so di chi stesse parlando.
Catone guard per un attimo a terra tra le sue calighe prima di rispondere. Il popolo che
avrebbe pi da guadagnare armando Banno sono i parti.  questa la mia paura.
I parti?. Miriam lo fiss. Perch Banno dovrebbe chiedere aiuto a loro? Rappresentano per
noi un pericolo maggiore di quanto lo possa mai rappresentare Roma.
Penso che abbiate ragione, rispose Catone. Ma sembra che Banno ci odi pi di ogni altra
cosa al mondo. Credo che aderisca alla scuola di pensiero secondo cui il nemico del mio nemico  mio
amico. Non sarebbe il primo nella storia a subirne il fascino. E se  vero, c il rischio reale che possa
fomentare una ribellione abbastanza vasta da attirare tutte le forze militari di Roma in questa regione.
Mentre pronunciava queste parole, Catone sent una fitta di senso di colpa per non essere stato del tutto
sincero. Ci che aveva detto sarebbe stato vero solo se Cassio Longino non si fosse rivelato un
traditore, altrimenti non ci sarebbe stato alcun esercito a contrastare Banno, solo delle guarnigioni
sparse di ausiliari, come la coorte di Bashir. Se non cerano legioni in Siria, e Banno sferrava un rapido
attacco, la presenza romana in Giudea poteva essere spazzata via molto facilmente. Ma non poteva
fidarsi di dare quelle informazioni a Miriam. Doveva fare in modo che lei credesse che Banno non
poteva avere successo, e che avrebbe solo portato distruzione tra i suoi amici giudei. Solo cos la donna
avrebbe sicuramente fatto tutto il possibile per dissuadere Banno e quelli che avrebbero potuto
sostenerlo. Catone decise di cambiare argomento.
Quindi, se Banno  un guerrafondaio, esattamente a favore di cosa siete voi e la vostra gente?
Banno non  un guerrafondaio, disse Miriam sottovoce. Lui  unanima tormentata, che ha
trasformato il suo dolore in unarma. Ha perso la persona pi cara, e non riesce a perdonare.  in questo
che siamo diversi, Catone. O almeno questa  una delle differenze pi importanti... La mia gente 
quasi tutto ci che resta del movimento originario. Appena abbiamo visto che covo di vipere era
diventata Gerusalemme, abbiamo deciso di trovare un posto dove vivere isolati.  per questo che siamo
venuti qui. Non volevo ricordarmi sempre delle persone che hanno tolto la vita a mio figlio.... Gli
tremarono per un attimo le labbra, poi deglut e continu. Siamo fuori dalla loro giurisdizione, e
diamo il benvenuto a tutti coloro che desiderano unirsi a noi.
Tutti?. Catone sorrise. Anche i gentili?
Non ancora, ammise Miriam. Ma alcuni tra noi desiderano allargare il nostro movimento,
diffondere le nostre credenze tra gli altri popoli.  lunico modo per garantire che leredit di mio figlio
non lo segua nella tomba. La donna fece una pausa e accarezz delicatamente lo scrigno. Ma, per
ora, questo villaggio  virtualmente tutto ci che possediamo. Come hai detto tu, non  un paradiso in
terra, ma almeno siamo liberi dagli ideali che mettono i popoli gli uni contro gli altri.  una specie di
paradiso, Catone. O almeno lo era, finch non sei arrivato tu con Simeone.
Catone distolse lo sguardo, poi lo diresse di nuovo verso il villaggio dove riusciva appena a
distinguere i montanti dangolo anneriti della casa di Miriam.
Parlatemi di Simeone. Come mai lo conoscete tanto bene?
Simeone?. Miriam sorrise. Lui era un altro degli amici di mio figlio. Un carissimo amico.
Penso che sia per questo che Banno e Simeone non si possono soffrire. Erano buoni amici prima di
rivaleggiare per ottenere la considerazione di Joshua. Verso la fine pensavo che lui preferisse senzaltro
Simeone. Aveva un soprannome per Simeone. Qual era? Ah, s, Kipha, disse con affetto. Nella
nostra lingua significa roccia.
Banno sapeva che Simeone era il prediletto di vostro figlio?
Temo di s. Sono sicura che in parte sia questa la ragione della sua acredine.
Cosa  successo a Simeone dopo la morte di vostro figlio?
Per un po ha cercato di mandare avanti il movimento a Gerusalemme, ma i sacerdoti
ingaggiarono degli uomini per dargli la caccia, e uccisero sua moglie e i suoi figli, quindi Simeone
fugg dalla citt e scomparve. Per molto tempo. Poi ricomparve qui alcuni anni fa. Da allora ha
cominciato a viaggiare per la regione. Si mette in contatto con i seguaci di mio figlio ogni volta che
pu, anche se non lo vedo spesso da queste parti. Non quanto vorrei.  un bravuomo.  una persona di
cuore, e un giorno metter la testa a posto e si impegner in qualcosa. Miriam sorrise. Almeno spero
che lo faccia.
Allora posso fidarmi di lui. Catone voleva domandarglielo, e si sent sollevato vedendo
Miriam annuire.
Puoi fidarti di lui.
Bene.  quello che avevo bisogno di sapere. Ma devo anche sapere dove si trovano Banno e i
suoi uomini.
Miriam lo guard duramente. Non so dove sia il suo rifugio, centurione. E anche se lo sapessi,
non te lo direi. Solo perch ti ho salvato, non significa che sono dalla tua parte. Non tradirei Banno
come non tradirei te. Se si presenter loccasione, far tutto il possibile per convincere Banno e i suoi a
smettere di combattere e tornare dalle loro famiglie. Nel frattempo non prender parte al vostro
conflitto. E neppure la mia gente. Ti chiedo solo di lasciarci in pace.
Mi piacerebbe farlo, disse Catone con voce sommessa. Avete gi sopportato abbastanza
sofferenze. Il fatto  che non sono sicuro che possiate restare fuori da questa faccenda. A un certo punto
potreste essere costretti a scegliere da che parte stare, non fosse altro che per salvarvi. E quel momento
potrebbe arrivare prima di quanto pensiate. Se fossi in voi, ci rifletterei bene.
Non pensi che lo abbia gi fatto?, disse Miriam con tono stanco. Ci penso ogni giorno, mi
chiedo sempre cosa avrebbe fatto Joshua.
E....
Non ne sono sicura. Direbbe che non dovremmo entrare in questa disputa. Che dovremmo
schierarci a favore della pace. Ma che succede se nessuno ci ascolta? A volte penso che Simeone abbia
ragione.
Lui cosa dice?
Che certe volte le persone non possono semplicemente schierarsi a favore della pace, devono
combattere per essa.
Combattere per la pace?, disse Catone sorridendo. Non sono del tutto sicuro di capire.
Neppure io, rispose Miriam ridendo. Voi uomini non siete il massimo esempio di coerenza
quando iniziate a filosofeggiare. Ad ogni modo, Simeone mi ha detto che avr senso al momento
giusto.
Catone scroll le spalle. Sembravano le solite stupidaggini mistiche che compaiono quando
politica e religione si mescolano. Una cosa era certa. Banno non sembrava il tipo di uomo con il quale
si poteva ragionare. Uno scontro con Roma era inevitabile. Ci che importava, ora, era fare in modo
che la ribellione fosse repressa, e che Banno non sopravvivesse per generare altri problemi in futuro.
Catone si alz in piedi. Ora devo andare. Devo raggiungere la pattuglia di ricognizione prima
che faccia buio. Volevo solo scusarmi per ci che  successo. A breve il centurione Macrone assumer
il comando della Seconda Illirica, e far in modo che dora in avanti la vostra gente sia trattata con
giustizia. Avete la mia parola.
Grazie Catone. Ma cosa succede fino a quel momento?
Il prefetto Scrofa resta in carica.
Quindi gli episodi di violenza contro i villaggi della zona continueranno?.
Catone alz le spalle sconsolato. Finch  al comando pu fare ci che vuole. Tutto ci che
posso fare io  limitare i danni.
Ma perch il tuo amico centurione non pu subentrare subito a Scrofa?
Non pu farlo. Catone port la mano sul rigonfiamento della sua tunica, sotto al quale era
nascosto il sottile fodero contenente il rotolo. Non senza lopportuna autorizzazione. Stiamo
aspettando che arrivi.
Allora farai meglio a pregare che arrivi presto, centurione Catone. Prima che Banno e i suoi
amici della Partia scatenino una rivolta generale. E se accadr, che Dio ci aiuti.
...
.
...
CAPITOLO QUATTORDICI.
...
.
...
Non possiamo restare fermi a guardare, disse Macrone con rabbia.
Perch no?, rispose il centurione Postumo. Gli abbiamo offerto la nostra protezione e loro
lhanno rifiutata. Forse la prossima volta ci penseranno meglio prima di respingere la nostra offerta.
La prossima volta?. Macrone spalanc gli occhi per la sorpresa. Non ci sar una prossima
volta. Verranno massacrati, disse, indicando il sentiero dove i predoni del deserto avevano assaltato i
pochi armati che scortavano la carovana. Gli uomini della scorta erano inferiori numericamente e non
cera alcun dubbio che sarebbero stati fatti a pezzi. Poco pi avanti, gli uomini che guidavano i
cammelli cercavano di fuggire dai loro aggressori, abbandonando la scorta e il loro prezioso carico
nelle mani dei predoni. I mercanti responsabili della carovana avevano girato i cammelli e ora
percorrevano a tutta velocit il sentiero puntando verso la pattuglia di cavalleria romana. Postumo li
osservava con espressione divertita.
Non vedo lora di vedere le loro facce quando gli dir che il prezzo  raddoppiato.
Macrone si volt verso di lui. Che cosa hai detto?
A questo punto raddoppiamo il prezzo che dovranno pagare se vogliono essere scortati per il
resto del tragitto. Ah, non vi preoccupate, accetteranno di pagare senza discutere.
Poi che succede?
Noi entriamo in azione, i predoni prendono ci che possono e fuggono via. Cos la questione 
chiusa e noi abbiamo un altro contratto in tasca. Pochi mesi cos, signore, e avrete messo da parte una
piccola fortuna.
E se i predoni decidono di combattere?
Non succeder. Tra noi c un tacito accordo.
Quale?
Pensateci, signore.  importante che la minaccia sia reale. Se vedono che seguiamo una
carovana, sanno che gli lasceremo sferrare un rapido attacco, ma sanno anche che, dopo essere corsi in
soccorso della carovana, non li inseguiremo nel deserto. Nessuno perde uomini ed entrambi ne traiamo
profitto. Gli unici a perderci sono quelli delle carovane, e la prossima volta che passeranno da queste
parti pagheranno senza fare storie.
Macrone scroll la testa incredulo e guard in direzione della carovana, dove i predoni, dopo
essersi occupati della scorta, si stavano portando via i cammelli come bottino.
Da quanto tempo va avanti questa storia?
Da quando sono arrivato qui, signore.
Anche il predecessore di Scrofa era coinvolto?
No, ammise Postumo guardingo. Lui non approvava, ma alla fine chiudeva un occhio con
chi di noi era coinvolto. Credo che sarei riuscito a convincerlo se non fosse morto in quellimboscata.
Non ho dubbi. Macrone aveva sentito abbastanza. Sferr la sua spada e strinse le mani sulle
redini.
Cosa intendete fare, signore?, domand Postumo allarmato.
Far il mio dovere, grugn Macrone, e dopo aver fatto un respiro profondo grid il suo
ordine: Schieratevi!.
No!, url Postumo. No! Restate dove siete!.
Macrone gli grid contro. Chiudi il becco! Non voglio pi sentire una parola da te. Poi si
rivolse agli ausiliari. Schieratevi!.
Sono io al comando!, grid Postumo.
Macrone lasci cadere le redini e colp Postumo con un pugno in faccia. La testa del centurione
scatt allindietro e lui cadde dalla sella, piombando a terra con un forte tonfo. Macrone scosse la testa.
Non pi, amico. Poi si rivolse nuovamente agli ausiliari e grid: Allora? Cosa diavolo state
aspettando? Schieratevi!.
Dietro di lui, obbedienti ai suoi ordini, i decurioni stavano disponendo i due squadroni in riga.
Appena furono pronti, Macrone sollev la spada per richiamare la loro attenzione e poi la abbass in
direzione della carovana.
Caricate!.
I cavalli partirono al trotto, accellerando rapidamente al galoppo, puntando dritto verso i
proprietari della carovana che si avvicinavano ed ebbero appena il tempo di mostrare le loro espressioni
sorprese e impaurite prima di spostare di lato le bestie, lasciando libero il passaggio alla cavalleria
romana lanciata alla carica. Poi con un lampo, quegli uomini uscirono dal campo visivo di Macrone e
lui si concentr su ci che aveva davanti agli occhi, mentre gli ausiliari lanciavano grida di battaglia e
brandivano le lance avvicinandosi ai predoni. Uno di questi aveva gi iniziato ad allontanarsi dalla
carovana, e dopo aver radunato rapidamente dei cammelli carichi, li spingeva di nuovo in gruppo verso
il deserto. Quando gli ausiliari si avvicinarono alla coda della carovana, gli altri si resero conto del
pericolo, e si allontanarono in sella ai cammelli. Macrone pens che dovevano essersi presi un bello
spavento vedendo che la cavalleria non abbandonava linseguimento e si lanciava alla carica. Gir la
testa per richiamare gli uomini alle sue spalle. Avanti! Inseguiteli! Non vi fermate!.
Voleva essere certo che il suo ordine fosse stato ricevuto, dato che Postumo doveva averli
abituati a fermarsi subito dopo aver messo in fuga le bande di predoni. Gli ausiliari oltrepassarono al
galoppo la coda della carovana e attraversarono diagonalmente il terreno piano verso i predoni in fuga.
I banditi, presi dallingordigia, non avevano abbandonato n il bottino, n i cammelli. Macrone sorrise.
Forse pensavano ancora che la cavalleria romana, come da prassi, stesse solo facendo finta di
inseguirli. Ma presto avrebbero scoperto che si sbagliavano.
Macrone, alla testa degli ausiliari, era a tiro darco del bandito pi vicino quando i predoni
iniziarono a comprendere il pericolo che stavano correndo. Uno degli uomini in groppa a un cammello,
che tirava dietro di s una fila di bestie cariche, allimprovviso lasci cadere la longia e sferz
lanimale lanciandolo in una corsa a lunghe falcate verso le dune distanti. I suoi compagni fecero
immediatamente lo stesso, lasciando gli animali che avevano razziato e correndo disperatamente per
sfuggire agli uomini a cavallo che li stavano caricando. Macrone ignor i carichi abbandonati e agit la
spada verso le sagome vestite di nero dirette verso il deserto aperto.
Stategli addosso! Non lasciateli fuggire!.
Il predatore pi vicino era ormai solo a poca distanza, e Macrone alz lo scudo alla sua sinistra
e impugn la spada con la destra pronto a colpire. Il bandito, la testa fasciata in un turbante e un velo
nero, guard indietro e spalanc gli occhi alla vista dellufficiale romano che puntava minacciosamente
su di lui. Subito allung una mano e afferr uno dei corti giavellotti dal fodero appeso alla struttura
della sella, e mentre il suo cammello procedeva ad ampie falcate verso il deserto, si gir, prese la mira e
scagli il giavellotto contro Macrone. Lasta vol dritta verso di lui, che spost di scatto le redini a
sinistra e si pieg pi che pot da una parte abbassando la testa. Il giavellotto gli sfior la spalla destra,
e il bandito borbott furioso unimprecazione e ne afferr un altro. Per un attimo il cavallo di Macrone
barcoll cercando di combattere la forza dinerzia che si opponeva al rapido cambio di direzione, e
Macrone si aggrapp forte alle redini, serrando le gambe sui fianchi del cavallo e cercando di spostare
il peso sulla destra. Poi, con una potente spinta delle zampe anteriori, il cavallo riprese il controllo e
ricominci a galoppare allinseguimento del predatore.
Il secondo giavellotto venne scagliato mentre Macrone si avvicinava, e fu deviato dal suo scudo
con uno schiocco secco. Non cera tempo per un terzo giavellotto, e il predatore estrasse una lama
ricurva e fece per colpire Macrone alla testa. Con un suono metallico, il romano schiv il colpo e
affond la punta della spada nel busto delluomo, attraverso la veste nera, conficcandogliela nel petto.
Il colpo gli tolse il respiro, e il predatore boccheggi; poi, mentre la lama veniva estratta con forza,
galopp per diversi metri, finch le briglie gli scivolarono dalle dita e cadde dalla sella, colpendo il
terreno pietroso. Rotol a terra per qualche istante prima di fermarsi, e il suo cammello si trascin
pesantemente, senza cavaliere, nel deserto.
Macrone ferm il cavallo e si guard intorno. Davanti a lui, i banditi si stavano ritirando in
ordine sparso. Poi si volt, e vide che i primi ausiliari gli stavano passando accanto su entrambi i lati.
Nessuno degli uomini cavalcava al massimo delle sue possibilit, e Macrone sent contorcersi le
budella per la rabbia e il disprezzo. I banditi sarebbero riusciti a fuggire. Certo, avrebbero esibito un
magro bottino dopo lattacco alla carovana, ma erano sopravvissuti e avrebbero potuto colpire di
nuovo, grazie a Postumo e al suo imbroglio.
Non perdete tempo!, grid Macrone. Inseguiteli. Prendeteli prima che mi mangi le vostre
palle per colazione!.
Gli uomini pi vicini fecero finta di piegarsi e spronare i cavalli, ma ormai era quasi impossibile
riuscire a raggiungere i banditi, e Macrone rinfoder la spada e inizi a sorvegliare la scena dritto in
sella. Davanti agli ausiliari, i predoni stavano rapidamente scomparendo oltre le dune. Altrove, gli
uomini che guidavano i cammelli stavano tornando verso la carovana e ripristinavano lordine tra gli
animali nervosi, che si agitavano confusamente dove erano stati lasciati. Alcuni mercanti stavano
recuperando la refurtiva che si era riversata sulla sabbia, rimettendola nelle ceste caricate sulle gobbe
dei cammelli.
Uno scalpiccio di zoccoli attir lattenzione di Macrone, che vide avvicinarsi il centurione
Postumo. Allultimo momento, Postumo ferm il cavallo, e lanimale scalci, sollevando una nuvola di
polvere e pietrisco, tanto che il cavallo di Macrone balz allindietro con un nitrito nervoso.
Cosa diavolo pensate di fare?, gli url Postumo, sollevando un braccio verso il predone
morto.
Macrone lanci unocchiata al corpo e alz le spalle. Sto facendo il tuo lavoro, Postumo. O
almeno sto facendo ci che dovresti fare tu.
Postumo strinse i denti e punt un dito contro Macrone. Avete rovinato tutto! Ci sono voluti
mesi per mettere su tutto questo. Andava tutto a meraviglia... E ora?. Postumo guard di nuovo il
cadavere e scosse la testa. Non so cosa succeder. Ci saranno delle rappresaglie. Poi si rivolse ancora
a Macrone con un ghigno feroce. La pagherete per questo.
Non penso. Non quando a Roma arriver la voce del piccolo accordo che avevate con quella
gente. Indic lultimo dei banditi, ormai lontano, mezzo nascosto dalla polvere sollevata dalla loro
corsa.
Cosa vi fa pensare che vivrete abbastanza per denunciarci?.
Macrone scoppi a ridere. Mi stai minacciando?. La sua mano and sullelsa della spada e
continu a fissare Postumo. Avanti, allora, se hai le palle per farlo. Sfodera la spada.
Postumo lo guard negli occhi, poi scosse la testa e sogghign. Non ho bisogno di battermi.
Ho amici potenti che potrebbero schiacciarvi come un moscerino.
Davvero? Allora che ci provino pure.
Non state forse dimenticando qualcosa?
Che cosa?
Mi avete colpito, davanti agli uomini. Appena torneremo a Bashir, denuncer laccaduto. E la
pagherete, statene certo.
Davvero? Staremo a vedere. Ma, per adesso, ti sollevo dal comando per il resto della
ricognizione.
Con quale autorit?. Postumo sogghign. Lo avete forse dimenticato? Finch la nomina non
sar confermata, non....
Lo so, lo interruppe Macrone. Ma, date le circostanze, non conta. Per prima cosa, non hai
svolto il compito che ti era stato assegnato. Potrei farti incriminare per codardia quando torneremo a
Bashir. Secondo, sono lufficiale di grado superiore tra i presenti. A meno che tu abbia una
autorizzazione scritta che sostituisca la mia anzianit, non c niente che tu possa fare. Non credo che
tu abbia un documento del genere con te, centurione Postumo. Vero? Che peccato. Macrone sorrise.
Posso solo immaginare quanto ti senta deluso.
Postumo gli lanci unocchiataccia, apr la bocca per protestare, poi la richiuse. Macrone lo
aveva in pugno. Lo stesso rigoroso rispetto delle regole che era costato a Macrone la sua nomina, ora
aveva sottratto a Postumo il comando dei due squadroni di cavalleria. Ci volle tutto lautocontrollo di
Macrone per non scoppiare a ridere dal momento che la situazione si era capovolta a sfavore di quel
tronfio giovane ufficiale. Lasci per un attimo Postumo cuocere nel suo stesso brodo, poi continu.
Manterr il comando finch non torneremo a Bashir. Fino ad allora, svolgerai le mansioni di
attendente.  chiaro?
Non potete farlo, disse Postumo a voce bassa. I decurioni dei due squadroni di cavalleria
avevano interrotto linseguimento e si stavano radunando intorno a Macrone e Postumo.
Lho gi fatto. Potrai risolvere la questione con il prefetto quando tornermo a Bashir.
State certo che lo far.
Quando i decurioni si avvicinarono al trotto, Macrone si rivolse a loro e annunci il cambio di
comando. Gli uomini si voltarono con espressione interrogativa verso Postumo, ma prima che questo
potesse parlare, Macrone esclam con durezza: Ignoratelo! Sono lufficiale pi alto in grado! Dora in
avanti ubbidirete ai miei ordini. Il centurione Postumo sar accusato di grave negligenza quando
arriveremo a Bashir, e se non volete subire la stessa sorte, vi suggerisco di accettare immediatamente il
cambio di comando. Qualcuno di voi contesta la mia autorit? Allora?.
I decurioni scossero la testa.
Meglio cos! Ora fate in modo che i vostri uomini aiutino i mercanti a riportare un po
dordine nella carovana. Fatto questo, li scorteremo fino alla Decapoli. Se ci sar un altro attacco, non
voglio vedere i vostri uomini reagire come un branco di vergini nel lupercale. Sar meglio che li veda
darci sotto con forza e rapidit, altrimenti mi assicurer personalmente che voi siate degradati. E dopo
averli fulminati con unocchiata, Macrone concluse. Sono stato chiaro?
S signore!, risposero in coro i decurioni.
Allora eseguite gli ordini. Macrone rispose al loro saluto e i due uomini girarono i cavalli e si
diressero al trotto verso le rispettive unit. Poi il centurione si volt verso Postumo e fece un gesto
verso di loro. Cosa stai aspettando? Voglio che anche tu vada l ad aiutarli a sistemare quel pasticcio.
Io?
S, tu. E dora in avanti mi chiamerai signore. Ora muoviti, prima che contro di te aggiunga
anche laccusa di insubordinazione.
Postumo incit il cavallo con i talloni e lo fece girare, passando al galoppo davanti a Macrone,
diretto verso la carovana.
Vedendolo allontanarsi, Macrone tir un sospiro di sollievo. La corruzione aveva rammollito gli
ufficiali. Se avessero avuto il fegato di opporsi a lui un momento prima, Macrone temeva che avrebbe
potuto fare la fine del predecessore di Scrofa. Di fatto, Macrone aveva il coltello dalla parte del manico
e loro si erano piegati come vigliacchi di fronte a lui. Tutto quello lo rattristava. Se cedevano tanto
facilmente davanti allira di un superiore, non avrebbero fatto un granch contro Banno e i suoi uomini
quando sarebbe arrivato il momento di affrontare i banditi sul campo di battaglia. Appena il suo
incarico come prefetto della Seconda Illirica fosse stato confermato, avrebbe dovuto usare la mano
pesante pi con gli ufficiali che con i soldati. Dovevano essere temprati, e anche rapidamente, se
volevano tenere testa ai ribelli giudei o agli eventuali alleati parti.
Per i quattro giorni successivi la carovana prosegu con passo tranquillo lungo la strada verso
Gerasa. Con uno squadrone di ausiliari a cavallo su ogni lato, non ci furono altri attacchi, e quando
apparvero le mura del villaggio di montagna che si affacciava sul mare di Galilea, i mercanti si
avvicinarono a Macrone per congedarsi.
Vi lasceremo qui, annunci Macrone. Ora siete al sicuro.
Solo grazie a te, centurione. Il mercante chin la testa e poi sollev lo sguardo leggermente
imbarazzato. Gli altri mercanti e io vogliamo offrirti un dono, come ringraziamento per aver salvato le
nostre propriet e, forse, le nostre vite.
No, rispose Macrone con decisione. Non voleva fare come i suoi predecessori. Non avrebbe
fatto la stessa fine di Postumo e della maggior parte degli ufficiali della Seconda Illirica. Abbiamo
fatto solo il nostro dovere. Non  necessario che ci facciate alcuno dono, e nessuna somma dovr pi
essere pagata ai soldati romani per proteggere i viaggiatori lungo questa rotta. Quella storia  finita.
Avete la mia parola.
Il mercante sembrava addolorato. Centurione,  nostra usanza offrire qualcosa in dono. Se non
accettate ci sentiremo umiliati.
Macrone li guard e si gratt la barba incolta sul mento. Umiliati?.
Il mercante annu con un energico cenno della testa.
Macrone si sentiva irritato. Non era uno che tollerava facilmente le usanze delle altre culture, e
non sapeva cosa fare per tirarsi fuori da quella difficile situazione. Poi gli torn in mente unidea che
gli era ronzata in testa nei giorni passati e che gli forniva una soluzione molto chiara ed efficace.
Non accetter un regalo, ripet. Ma presto avr bisogno di un favore da voi. Quando sar il
momento, dove potr trovarvi?
Quando avremo concluso i nostri affari tornermo a Petra, per organizzare la prossima
carovana. Dovremmo restare l per un mese, o forse due.
Allora vi mander notizie a Petra.
Macrone guard i mercanti tornare verso la lunga fila di cammelli che ondeggiava risalendo il
pendio verso le porte di Gerasa, e sorrise. Se per caso il suo piano si fosse dimostrato attuabile, allora i mercanti si sarebbero rivelati decisivi per il successo.
...
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...
CAPITOLO QUINDICI.
...
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...
Il giorno dopo che le truppe del centurione Parmenione avevano lasciato Bashir, attraversarono
il terreno collinoso intorno a Herodion, sorvegliando attentamente gli oliveti terrazzati che ricoprivano i
pendii su entrambi i lati. Era il tipo di terreno che favoriva le truppe leggere che Banno aveva a sua
disposizione, e Catone riusciva facilmente a immaginare che danno avrebbe potuto infliggere alla
colonna romana un piccolo esercito armato di fionde e giavellotti. Per fortuna non cera traccia dei
briganti, e a mezzogiorno raggiunsero il grande villaggio di Beth Mashon, circondato da palme
polverose. Un gruppo di bambini che sorvegliavano alcune capre li vide avvicinarsi, e mentre
allontanavano le greggi belanti per lasciar passare i soldati, uno di loro corse ad avvisare gli abitanti del
villaggio.
Catone lanci unocchiata a Parmenione. Pensi che dovremmo schierare gli uomini?
Per fare cosa?
Nel caso ci stiano preparando qualche sorpresa.
Con chi pensi che abbiamo a che fare, Catone?, domand Parmenione con tono stanco. Con
un reggimento di cavalleria dei parti di primordine, o qualcosa del genere?
Chi lo sa?.
Parmenione rise con astio. L non c niente a parte i soliti contadini. Credimi. E ora saranno
terrorizzati a morte, e sicuramente stanno solo sperando che non gli creiamo altri problemi oltre a quelli
che gi hanno. Fosse vero! Se qualcuno viene a visitare posti come questi  per riscuotere tasse o creare
problemi.
Catone scrut attentamente il veterano. Mi sembra quasi che tu stia dalla loro parte.
Dalla loro parte?, disse Parmenione inarcando un sopracciglio. Loro non stanno da nessuna
parte. Sono troppo maledettamente poveri anche per questo. Guardati intorno, Catone.  una vera
desolazione! Questa gente vive di stenti in mezzo alla polvere. Per cosa? Per pagare tasse, imposte,
debiti. E alla fine, dopo che gli esattori, i sacerdoti del tempio e i trapezisti hanno avuto la loro parte, e
non gli resta pi niente, sono costretti a vendere i propri figli. Sono disperati, e le persone cui viene a
mancare anche la speranza, con chi se la prendono?. Si colp il petto con una mano. Con noi. E allora
dobbiamo massacrare quei poveri bastardi finch non sono abbastanza spaventati da lasciare che i soliti
vecchi parassiti ricomincino a spremere i sopravvissuti fino allultimo siclo.
Fece un respiro profondo e sembr voler aggiungere qualcosa, poi per scosse la testa con
espressione frustrata e chiuse la bocca.
Ti sei tolto un peso dallo stomaco?, disse Catone con voce sommessa.
Parmenione lo guard di nuovo e sorrise. Mi dispiace.  solo che sono in servizio qui da
troppo tempo. Ed  da sempre lo stesso. Con un gesto indic il villaggio. Mi meraviglio come questa
gente resista. Da qualsiasi altra parte, si sarebbero gi ribellati.
 quello che stanno facendo, rispose Catone. Pensavo che fossimo qui per questo. Per
occuparci di Banno.
Parmenione serr le labbra. Banno? Lui  solo lultimo di una lunga serie di banditi. Appena
ottengono un certo seguito si proclamano mashiah, arrivati qui per liberare il popolo della Giudea dalle
nostre grinfie. Poi, ridendo, aggiunse: Devo ancora conoscerne uno che non sia il mashiah. E ne
arrivano altri... Sai che ti dico? Sono stufo. Odio questo posto. Odio questa gente e la loro povert, e
odio come li riduce. Conto i giorni che mi separano dal mio congedo. Cos potr lasciare questo posto
orribile per sempre.
Dove andrai?
Il pi lontano possibile da qui. Un posto dove la terra sia fertile, dove ci sia acqua, e un uomo
possa coltivare senza spaccarsi la schiena. Ho sentito dire che oggigiorno si pu avere lassegnazione di
una terra in Britannia.
Catone rise. Non ne sono molto sicuro.
Ci sei stato?
S, sono stato due anni nella ii Legione, con Macrone.
Com?.
Catone riflett per un attimo. Per molti versi  completamente diversa dalla Giudea. Sarebbe
un posto adatto per costruirci una fattoria, ma la gente non  particolarmente accogliente. Immagino
che non si piegher presto alle nostre regole.  strano, mi trovo dallaltra parte dellimpero e sembra
che stiamo facendo gli stessi errori.
Cosa intendi dire?
Questi giudei hanno una religione che non si piega a nessun compromesso. E un procuratore
romano dopo laltro deve ricorrere alla forza per assicurarsi che essi accettino il dominio romano alle
nostre condizioni. In Britannia succede lo stesso con i druidi. Finch loro manterranno le proprie
consuetudini e noi insisteremo a imporgli le nostre,  molto difficile raggiungere una pace duratura in
entrambe le province. Non vedo un futuro roseo su nessuno dei due fronti.
Forse hai ragione, disse Parmenione scrollando le spalle stancamente. Sembra che chi
governa limpero non impari mai la lezione. Ad ogni modo, alz lo sguardo verso le case pi vicine,
ora siamo qui. Sar meglio sbrigarci.
La colonna entr ai margini del villaggio, e Catone percep un brivido familiare di tensione
corrergli lungo la schiena mentre guardava entrambi i lati della stretta via tortuosa che attraversava le
abitazioni scolorite dal sole. Il villaggio aveva la stessa struttura di tutti gli altri che aveva visto da
quando era arrivato in Giudea. Era composto da numerose case raccolte intorno ai cortili, dove gli
abitanti condividevano una cisterna, un mulino, un torchio per lolio e altre attrezzature che li
rendevano autosufficienti. La maggior parte degli edifici erano a un solo piano, ma alcuni avevano
delle scale interne che portavano ai tetti, dove erano state costruite delle tettoie per il sole. Lintonaco
di molte case era crepato, e a terra cerano pezzi di calcinaccio, e Catone vide i blocchi di basalto
sottostanti, con la malta di fango e ghiaia usata per renderli impermeabili. Dalle dimensioni del
villaggio, Catone suppose ci vivessero un migliaio di persone, ma quando lo disse a Parmenione, il
veterano gli rispose con aria di scherno.
Di pi. Molte di pi. Alcune famiglie vivono ammassate nella parte bassa degli edifici. Qui c
carenza di terra. Quando un padre lascia la sua propriet in eredit, viene divisa in parti uguali tra i figli
maschi, quindi ogni generazione ha meno terra da lavorare, e non pu permettersi di costruire altre
case.
La colonna emerse dalla strada tortuosa in un ampia piazza lastricata di fronte a un grande
edificio con un tetto a cupola. Parmenione convoc uno dei suoi uomini e gli consegn le redini.
Questa  la sinagoga, mormor Parmenione smontando da cavallo.  l che trover il
sacerdote. Dovrebbe essere lui il capo del villaggio, e se non lo , lo conosce di sicuro. Optio!, sbrait
verso i suoi uomini, e un giovane ufficiale si avvicin al trotto e li salut.
S, signore.
Passa parola di rompere le righe. Per posiziona dei distaccamenti su ogni strada che si apre
sulla piazza. Ununit su ogni strada dovrebbe bastare. Capito?.
Loptio annu e si gir per andare a eseguire lordine. Catone scivol dal dorso del cavallo e
consegn le briglie allo stalliere di Parmenione.
Ti dispiace se vengo con te?.
Parmenione gli lanci unocchiata. Se proprio vuoi. Poi fece un respiro profondo e si
avvicin lentamente alla porta della sinagoga, con Catone che lo seguiva. La porta si apr verso
linterno, e comparve un uomo alto con una lunga tunica nera. Indossava uno zucchetto rosso, e sulle
sue spalle scendevano lunghi riccioli neri.
Chi sei?, domand Parmenione in greco.
Sono il sacerdote, signore. Luomo si irrigid e tent di non mostrarsi impaurito dal soldato.
Cosa vuoi da noi, romano?
Acqua per i miei uomini e per i miei cavalli. Poi ho bisogno di parlare con gli anziani del
villaggio. Voglio che li convochi immediatamente.
Il sacerdote si scur in volto sentendo il tono perentorio del centurione. Lacqua  nella nostra
cisterna pubblica. Indic dallaltra parte della piazza un basso abbeveratoio di pietra che si alzava da
terra allaltezza delle ginocchia. Gli uomini e gli animali possono servirsi da soli. Per quanto riguarda
gli anziani del villaggio, non sar facile. Alcuni sono ancora a Gerusalemme per la festa. Altri sono al
lavoro nei campi.
Parmenione sollev una mano per interrompere il sacerdote. Trovane il maggior numero
possibile. Aspetteremo nella piazza. Ma fa in fretta.
Far ci che posso. Luomo socchiuse gli occhi con espressione sospettosa. Ma ditemi, per
quale motivo li volete?
Lo vedrai, rispose Parmenione seccamente. Ora va a cercarli.
Il sacerdote lo fiss per un attimo prima di annuire, poi si chiuse la porta della sinagoga alle
spalle e si avvi verso uno dei vicoli che si aprivano sulla piazza. Appena fu scomparso alla sua vista,
Parmenione si rilass, si sedette sul bordo di un masso e bevve un sorso dalla sua borraccia. Dopo un
attimo Catone fece lo stesso, e rimasero a guardare i soldati sdraiarsi in ogni striscia dombra che
riuscivano a trovare e parlare sommessamente tra loro. I pi curiosi stavano facendo un giro nella
piazza, ma quando uno di loro allung una mano verso la porta della sinagoga, Parmenione gli url:
Non entrare, Cantho! Sta alla larga da quelledificio.
Luomo salut e indietreggi contemporaneamente.
Cosha di tanto speciale il loro luogo di culto?, chiese Catone.
Ai nostri occhi, niente.  solo una stanza quadrata, con alcuni vecchi rotoli di pergamena in
una cassa, tutto qui. Ma non per loro. Parmenione scosse la testa. Non hai idea di quanto possano
essere suscettibili. Ho visto pi di una rissa scatenarsi perch uno dei nostri uomini ha passato il
segno. Improvvisamente guard fisso Catone. Senza offesa, ma sei qui da troppo poco tempo per
sapere come stanno le cose, quindi attento a ci che dici e fai in presenza dei locali.
Daccordo.
Il sacerdote torn poco dopo con una piccola folla di abitanti del villaggio, soprattutto anziani,
quasi tutti con addosso dei lunghi camicioni neri e uno zucchetto in testa. Mentre seguivano il
sacerdote verso i due ufficiali romani, guardarono nervosamente i soldati che riempivano la piazza di
fronte alla sinagoga. Parmenione li osserv freddamente, e mormor a Catone: Parlo io. Tu osserva,
ascolta e impara.
Gli anziani del villaggio e Parmenione si scambiarono un rapido cenno della testa e poi
Parmenione si rivolse al sacerdote. Ho bisogno di parlare con loro in un posto pi fresco. Dove
possiamo andare?
Non nella nostra sinagoga.
Lo supponevo, rispose seccamente Parmenione. E allora?.
Il sacerdote indic uno dei vicoli. Possiamo usare la sala della trebbiatura. Venite con me.
Va bene. Parmenione si rivolse a Catone, e a bassa voce gli disse: Prendi due unit e
seguimi.
Il giovane ufficiale annu, e mentre Parmenione si allontanava, circondato dai locali, Catone
sent una fitta dansia per lui. Anche se aveva lasciato intendere che la gente del villaggio era piuttosto
remissiva, gli sembrava rischioso che il centurione andasse da solo. Ma scacci via il brutto pensiero
con una scrollata di spalle. Del resto Parmenione conosceva quella gente abbastanza bene da sapere
fino a che punto poteva fidarsi. Catone chiam gli uomini pi vicini, li schier e marciarono
rapidamente per raggiungere Parmenione e gli anziani del villaggio che stavano scomparendo in uno
dei vicoli. La sala per la trebbiatura era quasi allinizio del vicolo, dove un lungo spazio riparato
fiancheggiava la via. Allinterno, gli anziani del villaggio erano seduti a terra di fronte al centurione
Parmenione, che si guard intorno quando vide Catone e i soldati comparire.
Schierali lungo i lati.
Appena gli uomini furono al loro posto, Parmenione inizi a rivolgersi ai locali in greco. Senza
troppi preamboli, li inform della minaccia del prefetto Scrofa di punire chiunque offrisse aiuto o
rifugio a Banno e ai suoi banditi. I locali lo ascoltarono con espressione accigliata, mentre qualcuno
sussurrava una traduzione in aramaico a quelli che conoscevano poco o per niente il greco. Ascoltarono
tranquilli, dato che avevano spesso ricevuto minacce simili dagli ufficiali romani, e prima di loro dai
rappresentanti di Erode Agrippa. Come sempre, si trovavano intrappolati tra le rapaci forze
dellautorit da una parte, e listintiva lealt ai fuorilegge che spesso erano contadini uguali a loro.
Parmenione concluse ricordando che Roma si aspettava non solo che negassero qualsiasi aiuto
ai banditi, ma anche che contribuissero attivamente a individuare e sterminare Banno e i suoi uomini.
Un comportamento diverso da questo sarebbe stato considerato prova di favoreggiamento nei confronti
dei criminali, e la punizione sarebbe stata rapida e severa. Parmenione fece una pausa e prese fiato, poi
prosegu con la parte pi ostica dei suoi ordini.
Per assicurare la vostra cooperazione in queste questioni, il centurione Scrofa mi ha dato
istruzioni di prendere cinque ostaggi dal villaggio. Indic rapidamente alcuni uomini seduti vicino a
Catone e ai soldati. Quelli vanno bene. Prenderemo loro. Piantonateli.
Appena Parmenione pronunci queste parole, un coro di voci rabbiose riemp la sala della
trebbiatura, e molti saltarono in piedi e gli si avvicinarono, urlandogli in faccia. La mano di Catone
scivol sullimpugnatura della spada, ma lufficiale veterano non si scompose, e allimprovviso
spalanc le braccia, facendo indietreggiare con un sussulto gli abitanti del villaggio che si trovavano
pi vicino a lui.
Cos sar fatto!, sbrait. Esigo silenzio qui!.
Gli abitanti del villaggio si placarono, seppure di malavoglia, e il sacerdote prese la parola per
loro. Indicando i cinque ostaggi disse: Non potete prendere questi uomini.
Posso farlo e lo far. Ho ricevuto lordine. Saranno trattati bene e riconsegnati sani e salvi non
appena Banno verr ucciso.
Ma potrebbero volerci giorni, mesi!.
Forse. Ma se collaborerete, potremo annientare Banno prima del previsto.
Ma noi non sappiamo niente di Banno!, protest il sacerdote, riuscendo a fatica a contenere la
rabbia. Non potete trattenere la nostra gente in questo modo. Protesteremo con il procuratore.
Potete fare ci che volete, ma questi uomini devono venire con me.
Chi svolger le loro attivit e si occuper dei raccolti mentre loro saranno via?
Questo  un problema vostro, non mio. Parmenione si rivolse a Catone. Falli alzare.
Torniamo alla colonna.
Si diressero di nuovo verso la piazza con i cinque uomini legati tra due file di soldati. Il
sacerdote e gli altri anziani del villaggio seguirono le truppe romane, gridando e gesticolando
furiosamente. Parmenione li ignor, e Catone fece lo stesso, e avanzarono entrambi mentre gli altri
soldati li seguivano con passo pesante. Quando emersero nella piazza, i soldati stavano gi guardando
nella loro direzione, per capire il perch di quelle grida. Parmenione ordin agli uomini di portare i
prigionieri nel punto in cui si trovava lattendente con il suo cavallo e quello di Catone. Il sacerdote si
avvicin in fretta, continuando a protestare che le famiglie di quegli uomini sarebbero finite in rovina
durante la loro assenza. Ma le sue parole non ebbero effetto, e Parmenione lo ignor e url ai suoi
ufficiali di preparare la colonna a partire.
Allimprovviso, il sacerdote smise di gridare, e guardando oltre le spalle di Parmenione, verso
la sinagoga, lanci un urlo lacerante di rabbia e inizi ad attraversare di corsa la piazza. Catone
sussult, si volt e vide che la porta della sinagoga era aperta, e che allinterno cerano dei soldati che
si muovevano nel buio.
Merda!. Parmenione si batt un pugno sulla gamba. Che idioti!.
Corse subito dietro al sacerdote, e Catone lo segu. Allinterno cera uno spazio quadrato con
sedili di pietra inclinati e delle grandi colonne a ogni angolo che sorreggevano la cupola soprastante. In
fondo cera un armadio di legno, intorno al quale si erano radunati numerosi soldati. Le ante
dellarmadio erano aperte e gli uomini stavano rovistando tra i rotoli ammassati dentro, tirandoli fuori e
lanciandoli sul pavimento di pietra alla ricerca di qualcosa di valore.
Fuori di qui!, grid Parmenione. Ma era troppo tardi. Il sacerdote sfrecci e agguant un
rotolo dalle mani delluomo che si trovava pi vicino allarmadio. Poi lanci un grido rabbioso e
schiaffeggi il soldato, che Catone riconobbe come lo stesso uomo che gi si era avvicinato alla
sinagoga. Ma prima che Parmenione o Catone potessero reagire, Cantho sferr un pugno sul viso del
sacerdote, scagliandolo a terra, raccolse il rotolo e lo srotol sul pavimento e, abbassando lo sguardo
sul sacerdote, sput e strapp la pergamena.
Ora basta!. Parmenione corse verso il gruppo e spinse il soldato da una parte. Maledetto
idiota! Ti rendi conto di coshai fatto?.
Il soldato fiss di nuovo il suo superiore e poi indic il sacerdote. Signore, lavete visto! Quel
bastardo mi ha colpito.
Non  niente in confronto a quello che ti far io. Fuori di qui! E schieratevi! Tutti!.
Gli uomini si precipitarono fuori disordinatamente. Il sacerdote si sollev e si sedette sul
pavimento, sfregandosi la mascella, e quando i suoi occhi videro il rotolo strappato rimase impietrito.
Lanci un urlo spaventoso, si avvicin carponi al rotolo, e lo prese in mano con uno sguardo pieno
dorrore. Poi corse verso la porta e chiam a gran voce il resto del villaggio.
Le cose si mettono male, disse Parmenione a voce bassa. Dobbiamo andarcene via di qui al
pi presto. Forza!.
I due ufficiali si precipitarono verso la porta. Fuori, gli ausiliari si erano fermati a guardare il
sacerdote che gridava istericamente. Parmenione li guard in cagnesco. Cosa diavolo state
aspettando? Ho dato lordine di schierarsi!.
Gli uomini sussultarono con espressione colpevole, si avviarono di nuovo verso i loro stendardi,
e presero di fretta zaini ed equipaggiamenti, mentre il sacerdote continuava a urlare. Gli anziani del
villaggio guardarono allinterno della sinagoga poi si voltarono indietro, inorriditi, e si unirono alle
grida di lamento. Catone si rivolse a Parmenione. Devo farli tacere?
No, abbiamo fatto gi abbastanza danni. Andiamo via di qui!.
Molti abitanti del villaggio stavano gi arrivando nella piazza, precipitandosi verso la sinagoga
con espressioni angosciate che presto si trasformarono in rabbia, e iniziarono a gridare contro i soldati
romani.
Digli di muoversi!, sbrait Parmenione.
Ma era ormai troppo tardi. Le strade che si aprivano sulla piazza iniziarono a riempirsi di gente
del villaggio, uomini, donne e bambini provenienti di corsa dai vicoli. I soldati chiusero i ranghi, e
sollevarono gli scudi osservando preoccupati la folla che aumentava sempre di pi. Poi il primo di loro
abbass lo zaino ed estrasse la spada. Molti fecero lo stesso e si prepararono a entrare in azione non
appena fosse stato dato lordine, o la folla si fosse avvicinata troppo. Ci fu un momento di confusione,
e quando Catone si volt vide una pietra tracciare un arco davanti alla folla verso la linea romana.
Allultimo momento, uno degli ausiliari si abbass e sollev lo scudo, e la pietra cadde
inoffensivamente da una parte.
Il centurione Parmenione arretr verso i suoi uomini ed estrasse la spada. Catone sent un senso
di nausea gelargli le viscere. La situazione stava rapidamente andando fuori controllo. Se non fossero
riusciti a ripristinare un po dordine, la piazza sarebbe stata ben presto allagata di sangue. A poca
distanza da lui vide il sacerdote e gli si avvicin a grandi passi.
Digli di disperdersi!. Indic forsennatamente verso la folla. Devi farli uscire dalla piazza,
altrimenti i soldati caricheranno.
Il sacerdote lo fiss con aria di sfida, e per un istante Catone temette che fosse troppo preso
dalla furia del momento. Poi luomo guard la gente intorno a lui e sembr rendersi conto del pericolo.
Si avvicin a Catone, allarg le braccia e inizi ad agitarle gridando verso gli abitanti del villaggio. I
soldati, scuri in volto, osservarono la folla placarsi lentamente, finch tra le due fazioni scese un
silenzio pieno di tensione. Catone si rivolse al sacerdote con voce sommessa.
Digli di lasciare la piazza e di tornarsene a casa, altrimenti i soldati caricheranno.
Il sacerdote annu e grid ordini. La gente inizi ad agitarsi nervosamente, e molte voci
risposero con grida, e la folla strepit in loro supporto. Il sacerdote li plac di nuovo, poi uno degli
uomini corse a prendere il rotolo strappato e glielo agit in faccia. Si volt, guard Catone con occhio
torvo e sput a terra, proprio davanti alle calighe del centurione. Catone si sforz di rimanere immobile
e di non reagire. Fiss luomo per un attimo e poi spost lo sguardo sul sacerdote.
Cosa vuole?
Ci che vogliono tutti. Luomo che ha fatto questo, rispose il sacerdote. Luomo che ha
profanato le scritture.
 impossibile. Catone non aveva dubbi su ci che la folla avrebbe fatto a quelluomo.
Che sta succedendo?, ringhi Parmenione, avvicinandosi a Catone.
Vogliono il soldato che ha stracciato il loro libro sacro.
Parmenione mostr un sorriso bieco. Tutto qui?
No, intervenne il sacerdote. Alcuni chiedono che gli ostaggi vengano liberati. Lanci
unocchiata alla folla e poi si rivolse di nuovo ai due ufficiali. Queste sono le loro condizioni.
Non consegneremo gli ostaggi, disse Parmenione con tono risoluto. E neppure il nostro
uomo. Sar punito per le sue azioni non appena torneremo alla fortezza. Avete la mia parola.
Il sacerdote scosse la testa e indic la folla. Non credo che accetterebbero la parola di un
romano.
Non mimporta. Non consegneremo nessuno. Farai meglio a convincere i tuoi uomini a
muoversi, prima che lo facciano i miei.
Il sacerdote osserv con uno sguardo penetrante lufficiale romano prima di rispondere. Non vi
lasceranno andare via, a meno che non consegnerete il vostro soldato.
Staremo a vedere, borbott Parmenione rabbiosamente.
Catone fece un colpo di tosse e indic con un gesto vago la folla. Guarda.
Lo sguardo di Parmenione corse sui tetti degli edifici che circondavano la piazza, da dove altri
abitanti del villaggio stavano osservando i romani. Not che molti avevano in mano delle fionde,
larma da caccia dei contadini giudei.
A quanto pare non sar facile uscire di qui, disse Catone con voce sommessa.
Lo sar se consegnerete il vostro uomo. Il sacerdote insistette, accennando discretamente con
il capo verso la sua gente.  quello che vogliono, poi potrete andarvene. Con gli ostaggi.
Dovremmo lasciare che il nostro uomo venga fatto a pezzi?, disse Catone scuotendo la testa.
 la sua vita, romano, in cambio delle vite di centinaia di uomini del mio popolo e dei tuoi
soldati.
Catone non sapeva come uscire da quellimpasse. Ci sarebbe stato uno scontro, e al pensiero
deglut nervosamente e sent il battito del cuore accelerare.
Merda, mormor Parmenione tra i denti. Dobbiamo consegnare quelluomo.
Catone si volt verso di lui stupito. Non dirai sul serio. Non possiamo farlo.
Siamo bloccati in mezzo a questo villaggio, Catone. Mi sono gi trovato in una situazione
simile quando ero a Gerusalemme. Ci fu una sommossa. Inseguimmo la gente fino al cuore della citt
vecchia e loro ci colpirono da tutte le parti. Perdemmo un sacco di uomini.
Non puoi farlo, disse Catone con tono disperato.
Devo. Come dice il sacerdote, si tratta di una vita in cambio di molte.
No! Ha solo stracciato un rotolo di pergamena. Tutto qui.
Non  lo stesso per lui e per tutti gli altri. Parmenione agit un pollice verso la folla. Se non
consegneremo quelluomo, dovremo combattere per uscire di qui, per tutto il tragitto fino alla fortezza.
E appena si sparger la voce di quanto  successo, puoi scommetterci che ogni villaggio dellarea si
ribeller. In pochi giorni Banno avr un esercito. Ecco cosa succeder se non consegniamo
quelluomo.
Il sacerdote annu, e Catone apr la bocca per protestare. Ma il veterano aveva ragione, e non
cera pi niente che poteva fare per salvare Cantho senza provocare un bagno di sangue. Chin la testa
in segno di assenso. Allora va bene.
Parmenione si volt verso i suoi uomini. Cantho! Fa un passo avanti!.
Dopo qualche istante un uomo usc dalla fila di scudi ovali strascicando i piedi. Avanz esitante
verso i due centurioni e il sacerdote, che lo guardava con dura ostilit, e si mise sullattenti.
Signore!.
Sei sollevato dal tuo incarico, soldato. Deponi le armi.
Signore?. Cantho aveva lespressione confusa.
Abbassa lo scudo e consegnami la tua spada. Subito, aggiunse Parmenione duramente.
Dopo un istante di esitazione, Cantho si chin e pos lo scudo a terra. Poi estrasse la spada e la
consegn al suo superiore, dalla parte dellelsa. Parmenione si infil larma sotto il braccio e batt il
bastone di vite a terra. Mettiti sullattenti! Non muoverti finch non te lo ordino.
Cantho si ferm e rimase sullattenti, senza riuscire ancora a capire cosa gli stesse succedendo,
e Catone prov una profonda piet per la sorte di quelluomo. Poi Parmenione si rivolse a Catone.
Fa muovere la colonna. Fuori dal villaggio il pi in fretta possibile. Io vi seguir.
Catone annu, desideroso di allontanarsi da quel posto pi rapidamente che poteva. Mand il
suo cavallo al passo, gli scivol goffamente in groppa e diede alla colonna lordine di uscire dalla
piazza. Allinizio la folla rimase immobile, continuando a bloccare la strada dalla quale erano arrivati i
romani. I cavalieri alla testa della colonna fecero avanzare i cavalli con andatura regolare verso gli
abitanti del villaggio silenziosi, finch il sacerdote grid un ordine, e quelli, scuri in volto, si spostarono
di lato, lasciando passare la testa della colonna. Catone aspett che lultimo degli uomini a cavallo
passasse e poi port con cautela il suo animale in posizione davanti allo stendardo in testa alla fanteria.
Che succeder a Cantho?, url una voce.
Catone si volt e grid: Silenzio! Optio, prendi il nome del prossimo uomo che pronuncia una
parola. Sar frustato appena rientriamo alla fortezza!.
Gli uomini arrancavano, lanciando occhiate diffidenti verso gli abitanti assembrati su entrambi i
lati. Ma la folla non faceva altro che fissarli, con gli occhi colmi di odio, senza fare alcuna mossa
minacciosa al passaggio dei romani. Appena fu uscito dalla piazza, Catone cerc di non guardare le
sagome che incombevano su di lui su entrambi i lati della stretta strada. Parmenione aveva ragione. Se
ci fosse stato uno scontro, i romani sarebbero rimasti intrappolati come topi, bersagliati e incapaci di
rispondere agli attacchi. Catone rabbrivid al pensiero, poi raddrizz la schiena e guard davanti a s,
non volendo apparire intimorito.
Quando la colonna ebbe lasciato il villaggio, Catone si ferm al lato della strada e chiam il
centurione al comando della fanteria. Seguite quel sentiero l. Io aspetter Parmenione.
S, signore.
Mentre gli uomini avanzavano in fila, Catone rimase in sella a guardare in direzione del
villaggio. La folla non era pi silenziosa; un coro furioso di grida risuonava dal centro del villaggio, e
Catone sper che il veterano si sbrigasse a lasciare quel posto. Proprio quando Catone aveva afferrato
le redini e stava per tornare indietro a cercarlo, si ud lo scalpiccio sordo degli zoccoli, e Parmenione
spunt al trotto dal vicolo. Al corno della sua sella era appesa una corazza di maglia, e uno scudo
penzolava dalle cinghie legate al cinturone. Sul volto aveva unespressione torva, e riconobbe a
malapena Catone quando gli pass accanto a poca distanza e prosegu verso la colonna. Catone gir il
cavallo e lo segu. Una volta raggiunta la cima della collinetta che Catone aveva indicato al centurione,
i due ufficiali si fermarono e si voltarono a guardare il centro del villaggio.
Inizialmente, tutto ci che Catone riusc a vedere era una massa densa di teste e zucchetti neri,
tutti rivolti verso la sinagoga in ansiosa attesa. Cosa hanno fatto a Cantho?, chiese a voce bassa.
Non ho aspettato di scoprirlo. Il sacerdote e alcuni uomini lo hanno preso mentre io mi
allontanavo. Parmenione abbass lo sguardo. Mi ha implorato di non lasciarlo l.
Catone non sapeva cosa dire.
Dal villaggio si sollev un forte boato. Un piccolo gruppo di uomini era emerso sul tetto della
sinagoga, tutti tranne uno vestiti con le camicie sciolte della gente del posto. Tra di loro si dimenava un
uomo con addosso la tunica rossa dei soldati romani.
 Cantho!, grid qualcuno, e i soldati pi vicini si voltarono a guardare.
Silenzio laggi!, sbrait Parmenione. Bocche chiuse, sguardi fissi e continuate a marciare!.
Si ud un grido fievole in lontananza, e un nuovo boato si alz dalla folla. Catone si volt e vide
che Cantho aveva le braccia legate saldamente dietro la schiena. Qualcuno gli aveva sfilato la tunica
dalla testa, e ora era nudo in mezzo alla folla. Un altro uomo si chin a raccogliere qualcosa, e quando
si alz in piedi il sole scintill luccicante su una lama ricurva. Catone si rese conto che era una piccola
falce. Mentre lui e Parmenione guardavano, luomo affond la punta nel fianco del soldato romano, e
poi la fece uscire dal suo stomaco con un ampio movimento. Sangue e intestini esplosero dal corpo di
Cantho e si rovesciarono davanti alla sinagoga, lasciando una chiazza rossa sul muro dintonaco
bianco. La folla lanci un grido lacerante di gioia che riecheggi fin sopra al pendio, e Catone sent la
bile risalirgli in gola.
Avanti, disse Parmenione con voce roca. Abbiamo visto abbastanza. Andiamo. Dobbiamo
raggiungere il prossimo villaggio prima che scenda la notte.
Il prossimo villaggio?. Catone scosse la testa. Dopo quello che  successo? Sono sicuro che
 meglio tornare alla fortezza e fare rapporto a Scrofa.
Perch? Per Cantho? Quellidiota avrebbe dovuto usare un po di buon senso. Abbiamo ancora
i nostri ordini da eseguire, Catone. Parmenione tir violentemente le redini, distogliendosi dalla scena
sottostante. Forse i nostri uomini hanno imparato la lezione.
...
.
...
CAPITOLO SEDICI.
...
.
...
Ci siamo messi in una brutta situazione, disse Macrone tra s e s, quando Catone ebbe finito
di riferirgli quanto accaduto durante il giro di perlustrazione nei villaggi locali. Parmenione aveva
preso ostaggi in ognuno di essi, compreso Heshaba, e ora cerano quaranta uomini abbandonati in un
capannone, rifocillati, ma costretti a restare rinchiusi. Nei giorni che seguirono lincidente di Beth
Mashon, Parmenione non aveva fatto menzione della sorte di Cantho e respingeva ogni tentativo di
Catone di sollevare la questione. La morte del compagno aveva inasprito gli animi dei soldati, e il loro
pessimo umore si rifletteva nel modo in cui trattavano gli altri villaggi che incontravano, con il risultato
che, lungi dallessere sottomessi, le misure adottate da Scrofa avevano portato la gente a odiare Roma
ancora di pi. Catone aveva pochi dubbi che, di l a poco, i ranghi della banda di criminali di Banno si
sarebbero ingrossati con giovani uomini provenienti dai villaggi visitati da Parmenione.
Catone si era sciolto il perizoma di lino che aveva annodato in vita ed era impegnato a lavarsi
via la polvere e la sporcizia dalla pelle. Era cupo come Macrone non laveva mai visto. Macrone si
distese sul letto e fiss il soffitto. Non vedo cosa possiamo fare di utile qui, Catone. Scrofa ha
coinvolto la maggior parte dei suoi uomini in questa truffa delle scorte, e gli altri provano a non farci
caso e si stanno scoraggiando. I soldati sono arrabbiati perch non ricevono la loro parte, e ora sembra
che Scrofa stia spingendo i locali verso una rivolta aperta. Se questo accadr, la Seconda Illirica sar
davvero nella merda, almeno finch Scrofa sar al comando, quindi non molto a lungo, spero. Da un
giorno allaltro dovremmo ricevere dal procuratore la conferma della mia nomina.
Ammesso che il messaggio sia arrivato a Cesarea, disse Catone a voce bassa.
Che intendi dire?
Se lufficiale incaricato di consegnarlo era uno di quelli corrotti, immagino non abbia alcuna
fretta che Scrofa venga sostituito. Non sarebbe difficile per lui perdere quel messaggio.
Non oserebbe mai farlo.
Staremo a vedere. E se il messaggio fosse andato perso in unimboscata? E se arrivasse al
procuratore, ma la sua risposta andasse persa durante il viaggio di ritorno?.
Macrone si sollev su un gomito e rimase a fissare Catone. Sei davvero un simpatico piccolo
demonio!.
Le mie sono solo ipotesi, rispose Catone con unalzata di spalle, mentre si asciugava con un
panno di lana. Inoltre, non hai menzionato neppure la met dei nostri problemi.
Illuminami, ti prego. Avrei bisogno di distrarmi un po.
Daccordo. Catone si sedette sul triclinio di fronte a quello di Macrone, piegato in avanti con
i gomiti sulle ginocchia. Come hai detto tu, la coorte  messa male e i locali ci vogliono morti. Se
Longino sta davvero cercando di scatenare una rivolta, c quasi riuscito. E se ci accadr, dovremo
affrontare Banno con un esercito pi ampio, armato fino ai denti, con poche prospettive di ricevere
rinforzi, o quanto meno una colonna di soccorso che ci aiuti a portarci in salvo. La mia principale
preoccupazione  Banno. Al momento  il capo di una banda, ma se riesce a radunare attorno a lui un
contingente abbastanza ampio da riuscire a tenerci testa,  altamente probabile che cercher di
presentarsi ai giudei come il mashiah. Ovviamente sar solo lultimo di una lunga fila di personaggi
che rivendicano il titolo, ma con un esercito di migliaia di uomini, armati dai parti, apparir molto
credibile agli occhi della sua gente. E se linsurrezione si allarga oltre questarea, tutta la Giudea
potrebbe unirsi alla rivolta.
Ah, certo!, esclam Macrone ridendo. Ma dai, Catone, non succeder mai.
Perch no?
Non avrebbero nessuna possibilit di successo. Un mucchio di contadini e di pastori contro dei
soldati professionisti? Sono truppe ausiliarie, certo, ma in grado di spaventare e rimettere in riga una
banda di contadini. Anche se pensassero di ribellarsi, saprebbero che le legioni siriane sono a due passi.
Un gruppo di rivoltosi, per quanto numeroso, non potrebbe mai tenere testa alle legioni. La gente del
luogo sa bene che, appena si ribellano, le legioni li assalgono e li annientano.
S, ammise Catone. Sono certo che lo sanno....
Ma?
Non lo so. Catone aggrott la fronte. Da quando siamo arrivati nella provincia, ho avuto la
sensazione che questo posto sia una polveriera. Basta una scintilla e la Giudea va in fiamme. Se i
sospetti di Narciso su Longino si rivelano fondati, dalla Siria non arriver alcun aiuto.
S, ma Banno e i suoi ragazzi non lo sanno.
Dici?. Catone alz lo sguardo. Sarei curioso di verificare.
Macrone sbuff. Ora a cosa alludi? Che Longino abbia stretto un accordo con un bandito
irsuto che si nasconde sulle colline? Non pensi che sia alquanto improbabile?
Non proprio. Catone lo guard con espressione stanca. Se Banno sa che Longino si rifiuter
di intervenire, potr lanciare la sua rivolta sapendo di essere contrastato solo dalle truppe ausiliarie. 
un discreto incentivo allazione. Cos Longino avr la sua rivolta e potr giustificare la richiesta di
rinforzi. Entrambi ottengono ci che vogliono.  solo una coincidenza? Non penso.
Macrone rimase in silenzio per un momento. Un generale romano che contratta con un bandito
comune... davvero una brutta immagine.
No,  solo pura e semplice politica.
Ma come avrebbe fatto Longino a mettersi in contatto con Banno?
Deve avere una specie di intermediario. Un lavoro sicuramente rischioso, ma al giusto prezzo
sono certo che Longino abbia trovato qualcuno in grado di avvicinarsi a Banno e metterlo al corrente
dellintenzione del governatore di non intervenire. Non resterebbe nientaltro da fare che scatenare una
rivolta tra i locali, e Scrofa e Postumo stanno facendo del loro meglio per soffiare sulle fiamme del
malcontento.
Soffiare sulle fiamme del malcontento?, disse Macrone sorridendo. Non  che in segreto stai
scrivendo un poema?
 solo un modo di dire. Sii serio, Macrone. Catone si concentr di nuovo prima di proseguire.
Il fatto  che non sono sicuro che Longino sia totalmente consapevole di cosa sta scatenando. Sembra
che Banno sia in contatto anche con i parti. Immagino che finora gli abbiano offerto armi per i suoi
uomini. Naturalmente non lo ammetterebbero mai. Tutto ci che possono fare per indebolire il potere
di Roma in Oriente, per loro fa parte di un gioco pi ampio. Tuttavia, se hanno sentore dellaccordo tra
Banno e Longino, ne approfitteranno per regolare i conti con Roma una volta per tutte. Appena
Longino lascer la Siria con le legioni orientali al seguito, la Partia avr mano libera nella regione. Se si
muovessero abbastanza rapidamente potrebbero invadere la Siria, lArmenia, la Giudea, la Nabatea e
forse anche lEgitto. Catone spalanc gli occhi rendendosi conto delle conseguenze di ci che aveva
appena detto. LEgitto! Se lo invadessero, avrebbero in pugno il granaio che alimenta Roma, e
potrebbero costringere limpero alla pace praticamente a qualsiasi condizione a loro favore.
Aspetta un momento!. Macrone sollev una mano. Stai esagerando. Ricorda, Catone, le tue
sono solo delle ipotesi. Sorrise. La situazione  ben lungi dal rappresentare una seria minaccia per
Roma.
Catone non riusc a fare a meno di sorridere per il modo in cui i suoi pensieri erano andati a
briglia sciolta. Nonostante ci, la posta in gioco era alta, e non cera molto tempo per cercare di
intervenire. Finch non arrivava la conferma della nomina di Macrone al comando della Seconda
Illirica, cera poco che i due ufficiali potevano fare, se non osservare lo sviluppo degli eventi.
Daccordo, cercher di concentrarmi sul qui e ora.
Per il momento  la cosa migliore da fare.
Catone annu, poi prese una tunica di lino di ricambio e se la infil dalla testa. E tu? Com
andata la perlustrazione con Postumo?
A parte uno scontro con alcuni predoni del deserto, mi ha messo al corrente dellaccordo che
Scrofa e la maggior parte dei suoi ufficiali stanno mettendo in atto con le carovane provenienti dalla
Nabatea.  una vera e propria truffa della protezione. Ricattano i proprietari delle carovane, e se non
pagano, lasciano che i banditi li facciano a pezzi e fuggano con le loro merci. A quanto pare quasi tutti
qui fanno affari con il nemico. Postumo  stato tanto gentile da offrirmi di entrare nellaffare. Inutile
dire che ho educatamente declinato lofferta, per quanto fosse allettante.
Ci scommetto.
Ad ogni modo, mi  venuta unidea su cosa possiamo fare per porre fine al loro accordo. Per
prima cosa, per, devo assumere il comando, e dovr mettermi in contatto con alcune persone a Petra.
Catone lo guard incuriosito. Sei qui solo da pochi giorni e hai gi fatto amicizia con i locali.
Sono impressionato.
Fai bene a esserlo. Macrone sembrava compiaciuto di se stesso.  la migliore idea che ho
avuto negli ultimi anni, e non vedo lora di vedere le facce dei predoni quando proveranno ad assalire
la prossima carovana che attraversa il nostro territorio.
Macrone continu a sorridere, e alla fine Catone si arrese. Daccordo, mi hai incuriosito. E ora,
ti dispiacerebbe spiegarmi il tuo brillante piano?.
Si ud un sonoro colpo alla porta, e Catone scosse la testa con espressione infastidita e url:
Avanti!.
La porta si spalanc, ed entr uno degli attendenti di Scrofa, si mise sullattenti e salut. Il
prefetto manda i suoi omaggi e vi aspetta immediatamente al quartier generale.
Catone e Macrone si scambiarono unocchiata, poi Macrone rispose. Daccordo. Arriviamo
appena il centurione Catone ha finito di vestirsi.
Signore?. Lattendente aggrott la fronte. Ho ricevuto istruzioni di convocare solo voi.
Bene, lo avete fatto. Ci penso io. Ora vai.
S, signore. Lattendente salut e si volt per uscire.
Catone si rivolse a Macrone. Che succede?
Immagino che Scrofa voglia risolvere una controversia che ho avuto con il centurione
Postumo mentre eravamo in perlustrazione.
Catone non nascose la sua esasperazione. Ah, bene. Unaltra lite?
Una specie. Postumo mi  sembrato abbastanza deciso a regolare i conti una volta tornati alla
fortezza, e a quanto pare sta cercando di farlo attraverso i canali ufficiali. Ad ogni modo, voglio che tu
sia presente come testimone.
Il prefetto Scrofa non era solo quando Macrone e Catone furono accompagnati nel suo ufficio
presso il quartier generale. Postumo era alle spalle del suo ufficiale in comando, leggermente spostato
di lato, ed entrambi si voltarono a guardare i due nuovi arrivati.
Era ora!, disse Scrofa bruscamente. E cosa ci fa il centurione Catone qui? Non ho convocato
anche lui.
 qui con il mio permesso, rispose Macrone. E siamo venuti appena abbiamo ricevuto il
messaggio.
Scrofa lo fiss per un istante. Finch sono il prefetto della Seconda Illirica, sono lufficiale pi
alto in grado in questa fortezza. Pertanto devi portarmi rispetto, centurione Macrone.
Certo, signore. Macrone chin la testa. Appunto, finch siete voi il prefetto.
Scrofa serr per un attimo le labbra per reprimere limpeto di rabbia che gli aveva scatenato la
risposta di Macrone. Poi fece un respiro profondo e prosegu. Bene, mi sembra di capire che ci
intendiamo. Ma se fossi in te non mi sentirei troppo sicuro di prendere il mio posto. Non ancora.
Il centurione Postumo fece un colpo di tosse. Signore, sono sicuro che il centurione Macrone 
perfettamente consapevole di quale sia il protocollo corretto in questa situazione. Possiamo passare a
questioni pi importanti?
Cosa?. Scrofa si volt con espressione irritata verso il suo subordinato. Ah, molto bene
allora. Si rivolse di nuovo a Macrone e si ricompose, poi continu con un tono molto pi formale. Il
centurione Postumo ha protestato formalmente per la tua condotta in relazione a un evento accaduto
mentre eravate in ricognizione.
Macrone non riusc a fare a meno di sorridere davanti ai modi pomposi e a quel linguaggio
tedioso.
Cosa c di tanto divertente, centurione?
Niente, signore.
Bene, dunque, sembra che tu abbia colpito il centurione Postumo davanti ai suoi uomini, e poi
abbia preso il controllo degli ausiliari e ordinato loro di attaccare alcuni arabi che ostruivano
lavanzamento della carovana.
Ostruivano lavanzamento.... A Macrone venne da ridere. Questo s che un uso elegante
delle parole, centurione Postumo. Se intendi dire che ho preso il comando dei tuoi uomini per salvare la
carovana dai predoni del deserto, perch tu ti rifiutavi di farlo, allora s, concordo con la tua accusa.
Postumo rispose sollevando in alto il mento. Comunque lo si voglia dire, ci che conta  che io
ero il legittimo comandante di quegli uomini, e pertanto avete illegalmente usurpato la mia autorit.
Perch stavi fallendo nel compito che ti era stato assegnato. Macrone gli punt un dito
contro. Non avresti alzato il culo e avresti lasciato quei predoni massacrare la carovana.
Ci  irrilevante per laccusa mossa nei vostri confronti.
Irrilevante?, chiese Macrone con tono di scherno. Questa  la ragione per cui sono stato
costretto ad assumere il comando.
Che mi dici del fatto di aver colpito un ufficiale di pari grado?, lo interuppe Scrofa,
sporgendosi in avanti sulla sua scrivania. Eh, che mi dici? Neghi di averlo fatto?
No, e lo rifarei, ribatt Macrone. E a ragione. Ora, se volete davvero dare un seguito a
questo, sar felice di rimettermi a un opportuno tribunale militare a Roma.  mio diritto chiederlo,
come ben sapete. Allora, prefetto, volete davvero continuare con questa assurdit?.
Scrofa lo guard per un attimo con astio, poi si rimise comodo sulla sedia e gli rivolse un
sorriso forzato. Non penso sia veramente necessario, centurione Macrone. Volevo semplicemente che
fossi consapevole delle accuse disciplinari che potrebbero esserti mosse. Giusto o sbagliato che sia, hai
seriamente infranto il codice militare, ed  nei miei poteri portarti davanti a un tribunale militare. Ma
potrei, se volessi, risolvere tutto questo in maniera sommaria, qui nella fortezza.
Potreste farlo, ammise Macrone. Ma allo stesso modo io potrei insistere con il mio diritto di
appellarmi allimperatore per avere unudienza a Roma. E penso che sappiamo entrambi quale potrebbe
essere lesito, visto il modo in cui state gestendo le cose qui.
Erano davanti a unimpasse, e tutti i presenti in quella stanza lo sapevano. Per qualche secondo
nessuno parl, finch Scrofa prosegu con lo stesso tono conciliante.
Non ce n bisogno, centurione. Concordiamo entrambi sul fatto che hai agito in modo
inaccettabile, e mi darai la tua parola di non infrangere pi in questo modo il codice militare. Dopo
tutto, nessuno desidera che tu assuma il comando di questa coorte con uno spiacevole dissidio in
sospeso, giusto?. Sorrise. Ora, capisco che forse voi vedete le cose in modo diverso da noi. Tu e il
centurione Catone siete appena arrivati nella provincia e non vi siete ancora abituati alle nostre
consuetudini. Penso che il centurione Postumo possa ammettere di essere stato un po brusco nel
mettervi al corrente del piccolo accordo che abbiamo riguardo alle carovane che attraversano il
territorio presidiato dalla Seconda Illirica.
A dir poco brusco, signore.
Scrofa accenn una risata, poi si lecc le labbra. Ti assicuro che la situazione non  affatto
insolita.  pratica comune tra le unit di guarnigione su questa frontiera.
Non capisco, signore, intervenne Catone. Ci  stato detto che questo... vostro accordo  in
essere solo da quando il centurione Postumo  arrivato alla fortezza.
Era scaduto, spieg Postumo. Io lho semplicemente ripristinato, a beneficio degli ufficiali
della coorte.
Naturalmente, disse con un sorriso Macrone. Davvero altruistico da parte tua, centurione
Postumo.
Se faccio i nostri interessi e anche quelli dellimperatore, non vedo che male c.
Dubito che i padroni delle carovane nabatee la pensino allo stesso modo.
Postumo scroll le spalle. Loro lo accettano.
Non hanno altra scelta, fece notare Macrone. Se non pagano, li lasciate alla merc dei
banditi del deserto. Comunque, dubito che questo aiuti a cementare le buone relazioni tra il regno di
Nabatea e Roma. Se fossi una persona sospettosa, potrei pensare che state deliberatamente minando le
nostre relazioni con la Nabatea, come anche la stabilit del territorio intorno a questa fortezza.
Unespressione allarmata pass rapida sul volto del prefetto, che guard subito il suo
subordinato alla ricerca di una rassicurazione prima di rispondere. Cosa stai insinuando, centurione
Macrone?
Sto solo dicendo che una persona dallesterno potrebbe pensare che state deliberatamente
cercando di minare la sicurezza di questa regione.
Catone, che si trovava alle spalle di Macrone, sussult. Lamico rischiava di rivelare la vera
natura della loro missione nella zona. Strisci i piedi a terra e poi colp delicatamente il tallone di
Macrone con la punta della caliga. Macrone gli lanci unocchiata fulminante, poi si rivolse di nuovo al
prefetto mentre Scrofa scoppiava in una risata falsa.
E che ragione plausibile avrei per farlo?
Lo scopriremo presto, rispose Macrone con voce sommessa. Appena avr assunto il
comando, far di tutto per scoprire i vostri giochi, e forse dispenser un po della mia giustizia
sommaria.
Ah, mi hai fatto venire in mente una cosa. Scrofa si appoggi con la schiena alla sedia e un
le mani intrecciando le dita. Forse avrei dovuto dirlo prima. Poco prima che arrivaste, abbiamo
ricevuto un messaggio da Cesarea. Lo ha portato la vostra guida, quel Simeone. A quanto pare il
procuratore ha deciso che la tua richiesta di conferma dellincarico  fuori dalla sua giurisdizione, e ha
rinviato la questione al governatore della Siria. Temo significhi che passer un po di tempo prima di
ricevere ulteriori notizie. Intanto sono costretto a rimanere al comando della coorte, disse simulando
unespressione contrita. Ti assicuro che mi rammarico di questo ritardo quanto te, ma sono fiducioso
che Cassio Longino si occuper immediatamente della faccenda.
Ne sono certo, mormor Macrone. Dov Simeone? Voglio parlare con lui.
Lo terr nel mio contingente  pu esserci utile una brava guida. Ma non c alcun motivo che
voi lo vediate. Almeno non ora. Nel frattempo, siete entrambi confinati nei vostri alloggi.
Ci confinate nei nostri alloggi? Significa che ci state arrestando?
Non ancora. Ma lo far se mi causerete altri problemi. Il centurione Postumo far in modo che
sia collocata una guardia davanti alle vostre stanze.
Macrone si volt verso Catone e gli sorrise mestamente. Sono venuto qui per diventare
prefetto della coorte, e ora mi ritrovo prigioniero della stessa coorte.
Siete congedati, concluse Scrofa brusco. Postumo, fa in modo che siano scortati ai loro
alloggi e che restino l.
Postumo sorrise compiaciuto. Con piacere, signore.
...
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...
CAPITOLO DICIASSETTE.
...
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...
Postumo fece trasferire i due centurioni in ununica stanza per sorvegliarli pi facilmente.
Macrone sopport abbastanza bene i primi giorni di segregazione, mentre Catone rimase alla finestra a
guardare fuori verso le merlature, agitandosi per quella inattivit forzata. Intorno a loro, gli uomini
svolgevano le proprie incombenze abituali senza fretta, e le guardie si davano il cambio a intervalli
regolari. I soldati si svegliavano alle prime luci dellalba, si esercitavano per unora e poi mangiavano il
pasto del mattino. Riprendevano laddestramento finch il sole era abbastanza alto da battere a picco
sulla fortezza e sul deserto circostante con un bagliore rovente. A quel punto i soldati si riparavano
allombra e restavano solo le sentinelle, a sorvegliare le mura sotto quel caldo talmene soffocante che
perfino le lucertole lo evitavano, attaccate allintonaco grezzo nelle chiazze dombra, aspettando che
lafa del mezzogiorno passasse.
Le guardie portavano loro da mangiare due volte al giorno, e rispondevano prontamente a ogni
ulteriore richiesta di cibo o bevande, dal momento che tecnicamente i due centurioni non erano in
arresto. Non ancora. La finestra della stanza che condividevano si affacciava su uno stretto vicolo tra il
quartier generale e un edificio a un piano che ospitava lospedale. Catone aveva preso in
considerazione lidea di calarsi gi nel vicolo per sfuggire alla loro segregazione, ma poi riflett che
non aveva senso. Cosa avrebbe ottenuto? Non avrebbero potuto lasciare la fortezza, e ogni tentativo di
fuga dalla stanza avrebbe solo fornito a Scrofa la scusa per farli sbattere in cella. Quindi se ne stava alla
finestra e rifletteva su tutta quella situazione con un crescente senso di frustrazione e ansia.
I giorni passavano, e di tanto in tanto una pattuglia lasciava la fortezza e si metteva in marcia
nella leggera foschia di polvere, che era visibile per un po oltre le torri tozze della porta principale.
Poi, dopo diversi giorni, mentre gli uomini della coorte si riparavano dal sole di mezzogiorno,
Catone era affacciato alla finestra con il mento appoggiato sulle mani, e fissava le colline in lontananza
che delimitavano lentrata dello uadi che conduceva a Heshaba.
Centurione..., chiam una voce sommessa.
Catone sobbalz e si volt verso Macrone. Hai sentito?. Ma lamico dormiva profondamente
nel suo letto.
Centurione, sono quaggi.
Catone si sporse con cautela dalla finestra e vide Simeone attaccato al muro direttamente sotto
di lui. La guida agit una mano e lo salut con un sorriso.
Simeone! Che ci fai qui?
Shh! Non urlare. Ho bisogno di parlarti. Prendi questo. La guida prese la mira e lanci una
corda a Catone. Lui la prese goffamente e cerc allinterno della stanza un posto dove annodare ben
salda lestremit. Poi si volt di nuovo verso Simeone.
Aspetta!. Catone attravers la stanza per avvicinarsi a Macrone e lo scosse per una spalla.
Macrone si mosse e si sollev a sedere con lo sguardo intontito e gli occhi sbarrati.
Che c? Cosa sta succedendo?
Zitto!, disse Catone a bassa voce, e mise lestremit della corda nella mano di Macrone.
Prendi questa.
Macrone aggrott la fronte e guard la corda. A che serve?
Reggila e aiutami. Catone attravers di nuovo la stanza verso la finestra e indic il vicolo con
un cenno della testa, prima di afferrare la corda e puntare un piede sul davanzale. Macrone sent la
corda tirare e la strinse tra le sue mani potenti mentre qualcuno si arrampicava sul muro esterno,
borbottando per lo sforzo. Un attimo dopo, due mani spuntarono sul davanzale e Simeone si sollev e
scavalc la soglia, e infine rotol sul pavimento.
Cosa diavolo ci fai qui?, domand sorpreso Macrone.
Simeone guard la porta alle spalle di Macrone con unespressione allarmata, e si premette un
dito sulle labbra. Parla piano, centurione.
Scusa, sussurr Macrone, e afferr la guida per un braccio.  bello vederti! Un
cambiamento gradito rispetto a quei brutti ceffi che ci portano da mangiare. Che succede?
Ho provato a parlarvi quando ho riportato al forte il messaggio del procuratore, ma il prefetto
il giorno dopo mi ha mandato a visitare i villaggi locali per cercare di ottenere notizie su Banno. Sono
tornato solo stamattina.
E allora?. Catone inarc un sopracciglio. Com lo stato danimo nei villaggi?
Non buono. Ho viaggiato a piedi, affermando che ero di ritorno dalle feste di Gerusalemme,
ma erano comunque sospettosi nei miei confronti. Quelli che hanno parlato con me sono stati piuttosto
riluttanti, ma sembra che il contingente di Banno stia crescendo ogni giorno di pi. Dicono che abbia
promesso loro di dimostrare che i romani possono essere sconfitti. Si rumoreggia che lui sia un profeta.
O forse il mashiah. E che abbia alleati potenti che lo aiuteranno a scacciare i romani dalle nostre terre e
a buttarli in mare.
Catone annu con espressione cupa. Quindi era come aveva temuto, e il tempo stava fuggendo
via. Nella zona intorno a Bashir avrebbe potuto esplodere una rivolta da un momento allaltro. Scrut
attentamente la guida. Perch sei tornato qui?
Mi ha inviato il centurione Floriano. Mi ha detto di tenervi docchio. Di assicurarmi che foste
sani e salvi.
Sani e salvi?. Macrone ridacchi e indic la stanza. Siamo al sicuro rinchiusi qui dentro.
Non  possibile che ci capiti qualcosa, a meno che scoppi una rivolta. In quel caso ci faranno fuori,
naturalmente. Simeone, scusami un attimo. Quindi si volt verso Catone e prosegu in latino. 
arrivato il momento di far entrare in gioco quel rotolo.
Catone si port istintivamente la mano alla cinghia di cuoio che aveva intorno al collo, mentre
Simeone lo osservava incuriosito. Non ne sono sicuro. Se lo usiamo, riveliamo il vero scopo della
nostra presenza qui. Longino sapr come stanno le cose, e correr a nascondere le tracce.
Solo se sta complottando qualcosa, gli ricord Macrone. Ascolta, Catone. Se sta
complottando contro limperatore, sai qual  la cosa peggiore che pu succedere? Che si comporti
correttamente e rinunci a ogni azione contro Claudio, e trascorra il resto dei suoi giorni guardandosi le
spalle e comportandosi da cittadino modello. Pi aspettiamo a usare questo documento, meno
possibilit abbiamo di mettere un freno a tutti i problemi che si addensano da queste parti. Dobbiamo
prendere il comando della Seconda Illirica, subito. Dobbiamo trovare Banno e annientarlo prima che
abbia uomini a sufficienza per distruggerci e far propagare la sua rivolta. Forse potremmo perdere
loccasione di provare che Longino  un traditore, sempre che lo sia davvero. Ma cos questo in
confronto alla prospettiva di restare a guardare e lasciare che in Giudea divampi la rivolta?.
Catone guard Macrone per un attimo, soppesando le parole che aveva appena sentito. Ci che
aveva detto il suo amico aveva senso, anche se non fossero riusciti a eseguire il piano originale di
Narciso di smascherare una cospirazione nel cuore dellimpero orientale. Annu con un cenno della
testa. Allora va bene. Come dovremmo procedere? Non possiamo semplicemente mostrare a Scrofa il
rotolo e dirgli di lasciare il suo posto.
Perch no?
Supponi che decida di ignorarlo. Di mettere tutto a tacere buttandoci in una cella e
distruggendo il documento.
Allora dobbiamo assicurarci che siano presenti dei testimoni.
E come? Qui, o nel suo ufficio, saremo soli con lui.
 vero. Macrone aggrott la fronte, poi schiocc le dita. Daccordo, allora diremo agli altri
ufficiali di unirsi a noi per la riunione.
Come facciamo?. Catone agit una mano verso la porta. Siamo sorvegliati.
Macrone indic Simeone con un cenno della testa. Pu farlo lui. Pu portare un messaggio agli
altri. A quelli che Scrofa non  riuscito a comprare. A cominciare da Parmenione.
Potrebbe funzionare, ammise Catone. Ma come far Parmenione a sapere quando entrare in
azione?
Simeone potr stare di guardia. Diremo agli uomini qui fuori che vogliamo parlare con Scrofa.
Appena saremo scortati allesterno, o appena Scrofa lascer i suoi alloggi e si diriger da questa parte,
Simeone dir a Parmenione e agli altri di raggiungerci. Quando arriveranno i testimoni, mostreremo
lautorizzazione imperiale e daremo un calcio nel sedere a Scrofa.
Molto bene. Catone si sfreg il mento. Ma dopo che avrai assunto il controllo della coorte,
che succeder?
Dovremo affrontare Banno.
Ma allora avremo bisogno di altri uomini.
Forse. Possiamo chiedere rinforzi a Longino.
Perch dovrebbe aiutarci?.
Macrone sorrise. Fidati di me. Sar pi che felice di farlo. Se Longino sa che Narciso lo sta
tenendo docchio, avr bisogno di dimostrare la sua fedelt allimperatore in ogni modo possibile.
Vero. Ma ci di cui abbiamo bisogno sono truppe leggere, cavalleria, forze di questo tipo, e
non la fanteria pesante. Longino potrebbe essere in grado di offrirci degli ausiliari. In ogni caso, penso
che potremmo chiedere aiuto alle altre caserme. Catone si rivolse nuovamente a Simeone, rimasto a
sedere impaziente, mentre osservava i due centurioni parlare nella loro lingua. Catone riprese a parlare
in greco. Simeone, hai detto di avere dei parenti in Nabatea, giusto? A Petra?
Esatto.
Ed effettuano la scorta alle carovane fino in Arabia?.
Simeone annu.
Pensi sia possibile convincerli ad aiutarci contro Banno? Dopo tutto, i suoi uomini razziano le
carovane che viaggiano da qui alla Decapoli.
Simeone fece una smorfia.  difficile dirlo. Grazie al prefetto Scrofa, la Seconda Illirica non 
ben vista a Petra. Suppongo ci siano numerosi mercanti laggi che sarebbero ben felici di vedere la
guarnigione di Bashir distrutta.
Allora dovremo riguadagnarci la loro amicizia.
 pi facile a dirsi che a farsi, disse con un sorriso Simeone. Non basteranno le parole,
centurione. Avranno bisogno di essere convinti dai fatti.
Ah!. Macrone si sfreg le mani. Allora avranno i fatti. Mi  venuta unidea sul modo in cui
possiamo persuadere i razziatori del deserto a tenersi alla larga da quelle carovane dora in avanti.
Catone e Simeone si voltarono verso di lui in ansiosa attesa.
Calma!, esclam Macrone con un ampio sorriso. Innanzitutto dobbiamo affrontare il
prefetto Scrofa.  arrivato il momento di scambiare due parole con lui. Gli mander una delle guardie
con il nostro messaggio. Prima, per, ho bisogno che tu faccia una cosa per me, Simeone. Ascoltami.
Macrone abbass la voce e inizi a descrivere il suo piano.
Postumo buss alla porta e da dentro il prefetto url: Avanti!.
Il chiavistello si sollev e la porta si apr per far entrare Postumo, e dietro di lui i centurioni
Macrone e Catone. I tre uomini si avvicinarono alla scrivania del prefetto, poi Postumo si ferm a poca
distanza e gli altri fecero altrettanto. Postumo sfior volutamente la sua spada quando incontr lo
sguardo del superiore.
Macrone e Catone, come richiesto, signore.
Grazie, Postumo.
Ci sono quattro uomini fuori dalla porta, signore.
Sono certo che la loro presenza non sia necessaria, ma, be... non vedo perch mandarli via
visto che sono qui. Molto bene, signori. Scrofa si alz dalla sedia. Cosa significa tutto ci? Quale
sarebbe questa informazione tanto importante che devo ascoltare?.
Macrone guard Catone e questultimo fece un lieve cenno della testa verso la finestra che si
affacciava sul cortile, ma l fuori la fortezza continuava a crogiolarsi silenziosamente sotto al caldo
torrido. Macrone toss per schiarire la voce. Dobbiamo parlare della situazione.
Quale situazione?
Quella che riguarda il comando di questa coorte. Macrone parl di proposito molto
lentamente, come se soppesasse ogni parola che pronunciava per cercare di guadagnare tempo. E cio
del protocollo corretto per... ehm... per il passaggio di autorit dallattuale comandante a... ehm... me.
Per cos dire... signore.
Arriva al punto, centurione, sbott Scrofa irritato, e punt un dito verso Macrone. Faresti
meglio a non farmi perdere tempo. Quindi, sputa il rospo. Dimmi cosa c di tanto maledettamente
importante da dover interrompere il mio riposo pomeridiano per ascoltarti, altrimenti ti rispedisco
subito nei tuoi alloggi.
Va bene, annu Macrone. Ve lo dir. Avete perso il comando di questa coorte. Segregare me
e lufficiale mio compagno  un atto illegale. I soprusi che operate sulla rotta delle carovane che
attraversano il vostro territorio costituiscono un abuso della vostra funzione, delle vostre responsabilit
e del vostro rango, e per questo formuler le opportune accuse contro di voi e contro il centurione
Postumo, appena avr assunto il comando della Seconda Illirica. Macrone fece una pausa per
riprendere fiato e guard fuori dalla finestra in basso, verso il cortile. Quando vide che era ancora vuoto
sent un tonfo al cuore. Fece un respiro profondo e prosegu. Inoltre, aggiunger alle accuse contro di
voi anche il fatto che, attraverso una deliberata provocazione, avete messo a rischio la sicurezza della
provincia romana della Giudea, e....
Sta zitto!, lo interruppe Scrofa. Ci che dici  senza senso!.
Non ho ancora finito.
Oh, invece s. Centurione Postumo!.
Signore?
Riporta questi due nei loro alloggi. E fa in modo che non mi facciano pi perdere tempo.
S, signore.
Catone aveva ascoltato lo scambio tra i due con crescente preoccupazione. Sent il suo battito
accelerare e cap che era arrivato il momento di agire. Gli era stata forzata la mano, ma non cera
alternativa.
Un momento!.
Afferr la cinghia di cuoio che aveva intorno al collo e tir fuori dalla sua tunica lastuccio che
conteneva il rotolo.
Quello cos?, chiese Scrofa.
Catone sollev il coperchio dellastuccio ed estrasse il rotolo di pergamena contenuto
allinterno. Poi si avvicin alla scrivania, srotol il documento e lo apr sulla superficie piana, girato
dalla parte del prefetto in modo tale che potesse leggerlo. Lo sguardo di Scrofa and subito al sigillo
imperiale e guard Catone con unespressione sorpresa. Catone diede un colpetto sul documento.
Leggete, signore.
Mentre il prefetto dava una scorsa allautorizzazione che Narciso aveva redatto per Macrone e
Catone, il centurione Postumo si avvicin e and dallaltra parte della scrivania per leggere dalle spalle
del suo superiore.
Catone aspett che Scrofa avesse finito di esaminare il documento prima di rompere il silenzio.
Come potete vedere, siamo stati autorizzati ad agire nel nome dellimperatore in tutte le aree
della giurisdizione romana nelle province di Giudea e Siria. Ora invochiamo i nostri poteri secondo i
termini di questa autorizzazione. Catone prese fiato e prosegu. Con il presente atto siete privato del
comando della Seconda Coorte Illirica.
Scrofa alz lo sguardo dal documento con unespressione scioccata. Non puoi parlarmi in
questo modo!.
Macrone sorrise e si sporse sul tavolo tamburellando con le dita sulla pergamena. Leggila di
nuovo, amico. Possiamo fare ci che vogliamo. Tutto ci che vogliamo. E ora, cittadino, ti sarei grato
se ti alzassi dalla mia sedia. Ho del lavoro da fare. Un sacco di lavoro, grazie.
Scrofa non gli diede ascolto. I suoi occhi esaminarono nuovamente il documento, come se
potesse in qualche modo cambiarne il significato. Il centurione Postumo raddrizz la schiena e scoppi
a ridere.  evidente che questo documento  falso. Qualcosa che voi due avete architettato mentre
oziavate nei vostri alloggi.
Falso?. Macrone scosse la testa e sorrise. Guarda il sigillo, Postumo. Dovresti conoscerlo
bene.
Insisto che  falso. Se voi due pensate che questo cambier le cose, siete pi stupidi di quanto
pensassi.
Dal cortile provenne il suono di alcune voci. Catone corse alla finestra e guard di sotto. Dietro
a Simeone, il centurione Parmenione e un gruppetto di altri ufficiali stavano passando sotto larco.
Simeone alz lo sguardo e fece un cenno con la mano. Altri uomini spuntarono dal vicolo tra le
caserme di fronte, diretti verso gli alloggi del prefetto. Catone sent la morsa allo stomaco allentarsi. Si
gir di nuovo, attravers la stanza diretto verso la scrivania e prese in mano il documento. Prima che
Scrofa o Postumo potessero reagire, torn alla finestra e lo tenne in modo che tutti di sotto potessero
vederlo.
Signori! Per ordine dellimperatore Claudio e del Senato di Roma, il prefetto Scrofa  stato
rimosso dal comando della Seconda Coorte Illirica. Da questo istante  stato rimpiazzato dal centurione
Macrone. E ora vi sarei enormemente grato se ci raggiungeste immediatamente negli uffici del prefetto
Macrone.
Dopo un breve attimo di esitazione, e con grande sollievo di Catone, gli ufficiali si trascinarono
fino allentrata delledificio, proprio sotto alla finestra. Quando Catone si volt di nuovo verso la
stanza, vide che Scrofa lo fissava, sbigottito. Postumo si rese immediatamente conto delle implicazioni
di ci che stava accadendo, e un lampo di paura attravers i suoi bei lineamenti, scatenando la risata di
Macrone. Questultimo non riusciva a contenere un fremito di felicit per aver capovolto la situazione
nei confronti di Scrofa e del suo subordinato. Si avvicin a Postumo e gli diede un leggero colpo sul
petto. E ora chi  il pi idiota, eh?.
...
.
...
FINE Parte 1.